L'involucro politico

Capitolo nono

LA TEORIA DELLA POLITICA DI LENIN

La coscienza politica dell'economia
Il compito immediato della scienza
Il metodo dialettica della politica
Necessità e coscienza dell'azione politica
La valutazione rigorosa della politica
Il confronto dei fatti determinati
Lo sviluppo dei fatti determinati
Il quadro vivo dei fatti determinati
La necessità dei fatti determinati
Il controllo dei fatti determinati
La dura realtà dei fatti determinati

 

La coscienza politica dell'economia

La teoria di Lenin dello Stato è strettamente collegata alla teoria del partito. Alla base del Che fare? e di Stato e rivoluzione c'è la concezione materialistica della politica che imposta in termini scientifici il rapporto tra struttura e sovrastruttura.

Solo una corretta rappresentazione del processo reale può cogliere la dialettica intercorrente tra il movimento oggettivo e la volontà soggettiva. Nel Che fare?, del 1902, Lenin critica Boris Kricevski, del gruppo Raboceie Dielo, il quale pensa di distinguersi dall' economicismo con la seguente formulazione: Quale socialdemocratico ignora che, secondo la dottrina di Marx e di Engels, gli interessi economici delle diverse classi hanno una funzione decisiva nella storia e che, per conseguenza, in particolare la lotta del proletariato per i suoi interessi economici deve avere somma importanza per il suo sviluppo di classe e la sua lotta liberatrice?.

Il commento di Lenin va subito al sodo: Questo per conseguenza è assolutamente fuori posto. Dal fatto che gli interessi economici esercitano una funzione decisiva non consegue affatto che la lotta economica (professionale) sia di sommo interesse, perché gli interessi essenziali, decisivi delle classi possono essere soddisfatti solamente con trasformazioni politiche radicali, e, particolarmente, l'interesse economico fondamentale del proletariato può essere soddisfatto solamente con una rivoluzione politica che sostituisca alla dittatura della borghesia la dittatura del proletariato.

L'esempio citato da Lenin dimostra come una concezione non dialettica del rapporto tra economia e politica porti ad una conclusione meccanicistica. Scrive che B. Kricevski ripete il ragionamento la politica segue l'economia, analogo a quello del bernsteiniano tedesco L. Woltmann per cui gli operai devono acquistare forza economica prima di pensare alla rivoluzione politica.

Lenin entra in merito all'accusa che gli viene fatta di sottovalutare l'importanza dell'elemento oggettivo e spontaneo dello sviluppo a causa del suo dottrinarismo nelle questioni tattiche e dei suoi piani soggettivi. Cosa significa, si chiede Lenin, sottovalutare l'oggettivo? Senza dubbio nel dimenticare che lo sviluppo oggettivo crea o consolida, rovina o indebolisce queste o quelle classi, strati sociali, gruppi, nazioni, gruppi di nazioni, ecc., ecc., determinando per ciò stesso questo o quel raggruppamento politico internazionale di forze, questa o quella posizione dei partiti rivoluzionari, ecc.. Il rapporto tra oggettività e soggettività e tra spontaneità e coscienza è, in questo caso, il rapporto tra economia e politica.

È di estrema importanza teorica e pratica vedere come Lenin imposta questo rapporto. Dimenticare, dice, che lo sviluppo oggettivo determina i mutamenti nelle classi e nelle nazioni è certamente un errore ma non nel senso spesso inteso. Anzi: Ma in tal caso, il suo errore consisterà nell'avere sottovalutato non già l'elemento spontaneo ma, al contrario, l'elemento cosciente, poiché gli sarà mancata la coscienza necessaria all'esatta comprensione dello sviluppo oggettivo.

Lenin precisa ancora: Se certi elementi spontanei dello sviluppo sono accessibili in generale alla coscienza umana, l'errata valutazione di essi equivarrà a una sottovalutazione dell'elemento cosciente. E se sono inaccessibili, noi non li conosciamo e non ne possiamo parlare.

L'aver sottolineato che, comunque, l'errore risiede nella coscienza dell'azione è un importante aspetto della teoria del partito e dello Stato.

 

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Il compito immediato della scienza

La sottovalutazione dell'elemento cosciente, abbiamo visto, è l'assenza della consapevolezza necessaria all'esatta comprensione dello sviluppo oggettivo. In altri termini, è la mancanza della scienza accessibile storicamente.

Senza teoria rivoluzionaria non c'è movimento rivoluzionario: questa formula di Lenin può essere letta, alla luce dei passi del Che fare? che stiamo citando, come un aspetto della coscienza politica dell'economia.

Lo sviluppo oggettivo rende possibile la conoscenza della sua evoluzione e, di conseguenza, rende possibile l'azione dell'elemento cosciente. Se manca questa azione è perché vi è stata una sottovalutazione della scienza.

Lenin aveva già affrontato questi aspetti importanti della teoria del partito e dello Stato nella sua polemica con il populismo russo, nell'opera Cosa sono gli amici del popolo del 1894: Non si può dare la parola d'ordine della lotta senza studiare in tutti i particolari ogni singola forma di questa lotta, senza seguirne ogni passo, mentre essa compie il passaggio da una forma all'altra al fine di sapere in ogni momento definire la situazione, senza perder di vista il carattere generale della lotta, il suo scopo generale, l'abolizione completa e definitiva di ogni sfruttamento e di ogni oppressione.

Appunto: senza teoria rivoluzionaria, o scienza, non vi può che essere azione che sia conseguente al processo oggettivo, che sia rivoluzionaria proprio perché risponde al necessario corso della realtà e non perché obbedisce ad un ideale utopistico. Non a caso Lenin affida alla teoria, o scienza, il compito di studiare tutti i particolari di ogni singola forma di lotta, tutti i passaggi da una forma all'altra.

Solo la teoria, o scienza, non perde di vista il carattere generale e lo scopo dell'azione. La scienza ha un compito immediato. Lenin lo ricorda: Per conseguenza, il compito immediato della scienza, secondo Marx, è di dare la vera parola d'ordine della lotta, vale a dire di saper rappresentare obiettivamente questa lotta come prodotto di un determinato sistema di rapporti di produzione, di saper capire la necessità di questa lotta, il suo contenuto, il corso e le condizioni del suo sviluppo. La vera parola d'ordine della lotta: la coscienza politica dello sviluppo oggettivo.

Lenin critica la concezione ristretta del marxismo, dei Marxisti legali la quale lascia in disparte la dottrina della lotta di classe e lo scopo diretto dell'indagine, che è quello di portare alla luce tutte le forme di antagonismo e di sfruttamento, per aiutare il proletariato ad abbatterle.

La teoria di Marx unisce in sé un'altissima e rigorosa scientificità con lo spirito rivoluzionario.

Scienza ed azione rivoluzionaria sono fuse intrinsecamente e inscindibilmente nella teoria stessa. Lenin difende il carattere scientifico del marxismo proprio perché lo presenta come la scienza della lotta di classe. Il suo compito è già definito. Deve Scoprire tutte le forme di antagonismo, deve seguirne l'evoluzione e deve mostrare il loro carattere transitorio. Restano da eliminare gli equivoci sul termine stesso di scienza.

 

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Il metodo dialettica della politica

Nella prima parte del Che cosa sono gli amici del popolo, Lenin si occupa della accusa banale che attribuisce al marxismo la dialettica hegeliana, accusa che, a quanto pare, è già stata abbastanza logorata dai critici borghesi di Marx. Questi signori, i quali non sono in grado di obiettare nulla di sostanziale contro la dottrina, si sono aggrappati al modo di esprimersi di Marx, si sono gettati contro l'origine della teoria, pensando in questo modo di intaccarne l'essenza.

Già Engels aveva risposto a Dühring che Marx non ha mai pensato di dimostrare qualche cosa con le triadi di Hegel, che Marx aveva soltanto studiato e investigato il processo reale, che egli riconosceva come unico criterio di una teoria la sua fedeltà alla realtà.

Per sbarazzare il campo da ogni possibile equivoco sulla scienza del marxismo è necessario precisare in cosa il metodo di Marx si distingua dalla dialettica hegeliana: ciò che Marx ed Engels chiamavano metodo dialettica - in contrapposto al metodo metafisico - non è null'altro che il metodo scientifico in sociologia, consistente nel considerare la società come un organo vivente, in continuo sviluppo.... Lenin richiama il poscritto alla seconda edizione del Capitale: In questo poscritto Marx dice che il metodo da lui applicato nel Capitale era stato mal compreso.

Marx, contro i recensori tedeschi che gridano alla sofistica hegeliana, cita la esposizione del suo metodo dialettica fatta dal Viestnik Evropy di Pietroburgo. In questa esposizione si dice che a Marx importa trovare la legge dei fenomeni che sta indagando, e per lui è importante soprattutto la legge del loro mutamento, del loro sviluppo, del trapasso dei fenomeni da una forma nell'altra, da un ordinamento dei rapporti sociali nell'altro.

Attraverso un'indagine scientifica, a Marx è del tutto sufficiente dimostrare, insieme alla necessità dell'ordine esistente, la necessità di un ordine nuovo nel quale il primo deve trapassare inevitabilmente, del tutto indifferente rimanendo che gli uomini vi credano o non vi credano, che essi ne siano o non ne siano coscienti.

La ricostruzione che Lenin fa del metodo dialettico ci permette di precisare che il marxismo supera il meccanicismo presente nella storia della scienza. Proprio perché Marx considera il movimento sociale come processo di storia naturale retto da leggi che determinano la volontà, la coscienza e le intenzioni degli uomini, egli pone l'esigenza di un'analisi scientifica dei vari gradi di sviluppo.

Marx nega proprio l'idea che le leggi della vita economica siano identiche sia per il passato che per l'avvenire. Al contrario ogni periodo storico ha le sue leggi proprie. La vita economica ci offre un fenomeno analogo a quello della storia dello sviluppo negli altri settori della biologia. Lenin precisa, in questo passo, la specificità delle leggi di sviluppo. Ogni periodo ha leggi specifiche: il metodo dialettico si impone sulla concezione meccanicistica che non vede la legge del mutamento dei fenomeni indagati.

Il richiamo alla storia dello sviluppo della biologia è preciso. Lenin vi ritorna: Gli economisti del passato, quando confrontavano le leggi economiche con le leggi della fisica e della chimica, non ne comprendevano la natura. Un'analisi più profonda dimostra che la distinzione fra i vari organismi sociali è altrettanto profonda quanto quella fra gli organismi vegetali e gli organismi animali. Marx, proponendosi di studiare l'ordinamento economico capitalistico da questo punto di vista, non fa che formulare con rigore scientifico lo scopo che deve proporsi ogni indagine precisa della vita economica. il metodo dialettico della politica parte, con Marx, dal punto più alto raggiunto dalla scienza.

 

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Necessità e coscienza dell'azione politica

Precisando la specificità delle leggi di sviluppo della formazione economico-sociale Lenin pone, nello stesso tempo, anche la specificità della determinazione della politica. La struttura economica determina la sovrastruttura politica: da questa scoperta nasce il marxismo come scienza. In questo senso, il marxismo è determinismo; ma è un determinismo che vede la legge di mutamento nello sviluppo della formazione economico-sociale, così come la vede nello sviluppo dei settori della biologia.

Così come gli economisti del passato sbagliavano a paragonare le leggi economiche alle leggi della fisica invece che alle leggi della biologia, come ha ricordato Lenin, potremmo dire che altrettanto errato è paragonare il determinismo economico al determiniamo meccanicista invece che al determinismo biologico.

Nel Che cosa sono gli amici del popolo, Lenin spiega cosa significhi determinismo per il marxismo. La morale piccolo-borghese, temendo di essere scalzata nelle sue basi, riduce a caricatura l'idea del determinismo. Immagina che, per l'idea del determinismo, gli uomini politici siano marionette mosse dalle leggi immanenti della necessità storica. Potremmo dire che è una caricatura di tipo meccanicista.

Commenta giustamente Lenin: Sta di fatto che quest'idea del conflitto tra il determinismo e la morale, tra la necessità storica e l'importanza dell'individuo, è uno dei trastulli preferiti del filosofo soggettivista. Egli ha imbrattato a questo proposito montagne di carta e detto un cumulo di sciocchezze sentimentali piccolo-borghesi per appianare questo conflitto a vantaggio della morale e della funzione dell'individuo.

In realtà, dice Lenin, non c'è nessun conflitto tra la determinazione dell'azione e la coscienza dell'azione stessa. L'idea del determinismo, stabilendo la necessità delle azioni umane, rigettando la favola sciocca del libero arbitrio, non sopprime affatto la ragione, né la coscienza dell'uomo, né l'apprezzamento delle sue azioni. All'opposto, soltanto dal punto di vista del determinismo è possibile dare un apprezzamento rigoroso e giusto, invece di attribuire tutto ciò che si vuole al libero arbitrio.

Lenin afferma una tesi di estrema importanza: solo dal punto di vista del determinismo si può valutare rigorosamente l'azione politica perché la si deve rapportare alla oggettiva necessità e la si può sottrarre alla soggettività e alla volubilità del libero arbitrio.

Lenin sviluppa in profondità la tesi: Nello stesso modo anche l'idea della necessità storica non compromette per nulla la funzione dell'individuo nella storia. tutta la storia si compone appunto delle azioni di individui che sono indubbiamente dei fattori attivi. La questione reale che sorge quando si deve giudicare l'attività sociale di un individuo, consiste nel sapere in quali condizioni il successo è assicurato a questa attività? quali sono le garanzie che questa attività non rimanga un atto isolato, sommerso in una marea di atti contrastanti?.

Sono qui stabiliti i criteri di giudizio dell'azione politica espressa dalle lotte delle classi.

 

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La valutazione rigorosa della politica

La valutazione dell'azione politica è un'attività importante della politica stessa, nel senso che valutare significa pensare ed agire. Non esiste, quindi, attività politica che non sia, nello stesso tempo, valutazione dell'altrui e del proprio agire. In fondo, l'azione politica nel presente e nel futuro dipende molto da quel tipo di valutazione.

Lenin afferma l'esigenza di una valutazione rigorosa e stabilisce i criteri che la rendono possibile. La valutazione rigorosa dell'attività deve partire anch'essa dal principio stabilito da Marx e che è alla base della scoperta scientifica nella concezione materialistica della politica: non è la coscienza degli uomini che determina il loro essere, ma è, al contrario, il loro essere sociale che determina la loro coscienza

E ancora: Come non si può giudicare un uomo dall'idea che egli ha di se stesso, così non si può giudicare una simile epoca di sconvolgimento dalla coscienza che essa ha di se stessa; occorre invece spiegare questa coscienza con le contraddizioni della vita materiale, con il conflitto esistente tra le forze produttive e i rapporti di produzione....

Commenta Lenin nel Che cosa sono gli amici del popolo: quest'idea del materialismo in sociologia era già, di per sé, un'idea geniale.

Abbiamo riportato il noto passo di Marx per collegarlo al giudizio di Lenin proprio in riferimento alla valutazione dell'azione. Marx afferma che non si può giudicare un uomo dall'idea che egli ha di se stesso e che è l'essere sociale a determinare la coscienza. È chiaro che, secondo Marx, la coscienza determinata non rende possibile quella valutazione rigorosa indicata da Lenin. Il problema sembra insolubile.

Ma ecco come Lenin lo vede risolto nella teoria di Marx: L'analisi dei rapporti sociali materiali (vale a dire dei rapporti che si formano senza passare attraverso la coscienza degli uomini: scambiando i prodotti, gli uomini entrano in rapporti di produzione, anche senza essere consci che qui si ha un rapporto sociale di produzione) ha subito reso possibile di rilevarne la reiterabilità e la regolarità e di generalizzare gli ordinamenti di diversi paesi in modo da giungere ad un unico concetto fondamentale di formazione sociale. La scienza analizza i rapporti sociali materiali che si formano senza passare attraverso la coscienza degli uomini.

Abbiamo già visto che, per Lenin, si può valutare rigorosamente l'azione politica perché la si può rapportare all'oggettiva necessità. Anzi, la valutazione deve essere rapportata all'oggettiva necessità per sottrarla alla soggettività. La valutazione, per sua natura, è un atto soggettivo. Possiamo dire che è un atto di coscienza; come può evitare di essere un atto soggettivistico?

Lenin critica così i soggettivisti: Fino a quando costoro si limitarono ai rapporti sociali ideologici (cioè a quei rapporti che prima di formarsi passano attraverso la coscienza degli uomini) non potevano notare la reiterabilità e la regolarità dei fenomeni sociali nei diversi paesi, e la loro scienza, nel migliore dei casi, era soltanto una descrizione di questi fenomeni, una scelta di materiale greggio.

La valutazione rigorosa dell'azione politica comportava la preliminare analisi rigorosa della oggettiva necessità. La libertà, dice Engels, è la coscienza della necessità.

 

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Il confronto dei fatti determinati

Lenin, nel Che cosa sono gli amici del popolo, ricorda ai soggettivisti, per i quali lo sviluppo sociale si distingue dallo sviluppo nella storia naturale dato che l'uomo persegue fini coscienti, che Marx considera il movimento sociale come un processo di storia naturale retto da leggi che non solo non dipendono dalla volontà, dalla coscienza e dalle intenzioni degli uomini, ma che, anzi, determinano la loro volontà, la loro coscienza e le loro intenzioni.

Abbiamo già visto che compito della scienza è quello di analizzare i rapporti sociali che si formano senza passare attraverso la coscienza degli uomini; è, appunto, quello di scoprire le leggi che reggono lo sviluppo sociale come un processo di storia naturale. Se fosse vero che, come sostengono i populisti soggettivisti in Russia e alcune correnti del revisionismo in Occidente, lo sviluppo sociale si distingue dallo sviluppo che ha luogo nella storia naturale, non sarebbe possibile l'analisi scientifica dei rapporti sociali. I rapporti sociali dovrebbero essere analizzati proprio attraverso la coscienza degli uomini; si dovrebbe capovolgere Marx e giudicare un uomo dall'idea che egli ha di se stesso e una epoca dalla coscienza che essa ha di se stessa.

Inoltre, si dovrebbe affermare che tutti i rapporti sociali si formano attraverso la coscienza degli uomini. Ed è qui che la concezione soggettivistica non riesce ad andare avanti, dopo che è dimostrata l'esistenza di rapporti sociali che si instaurano al di fuori della coscienza degli uomini ed è giustificata, nello stesso tempo, la necessità di scoprire il meccanismo o legge che li regola. La concezione soggettivistica rimane prigioniera della coscienza che essa ha di se stessa.

La realtà sociale non è un'idea. Lenin lo scrive chiaramente: Se l'elemento cosciente ha una funzione così subordinata nella storia della civiltà, è ovvio che la critica che ha per oggetto la civiltà stessa men che mai potrà prendere a fondamento una qualsiasi forma o un qualsiasi risultato della coscienza. E precisa: Il che significa che non l'idea, ma solo il fenomeno esterno, oggettivo, può servirle come punto di partenza. L'indicazione è preziosa, anche in riferimento alla valutazione rigorosa della politica.

Vediamo, per ora, come Lenin imposta il metodo: La critica deve consistere nel raffrontare, nel comparare un fatto determinato non con l'idea, ma con un altro fatto; per essa importa soltanto che entrambi i dati di fatto vengano indagati nel modo più esatto possibile e che costituiscano differenti momenti di sviluppo l'uno in confronto all'altro; inoltre è particolarmente necessario che venga indagata con altrettanta esattezza tutta la serie degli ordinamenti noti, la loro successione e il nesso nel quale si presentano i vari gradi dello sviluppo.

Il confronto di un fatto determinato con un altro fatto determinato: ecco l'applicazione della concezione materialistica della politica nella valutazione rigorosa dell'azione.

 

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Lo sviluppo dei fatti determinati

La comparazione di un fatto determinato con un altro fatto determinato è possibile solo se entrambi i dati di fatto vengono indagati nel modo più esatto possibile, dice Lenin. È importante sottolineare un altro aspetto della sua teoria. La comparazione richiede che i fatti indagati costituiscano differenti momenti di sviluppo l'uno in confronto all'altro.

Un confronto dei fatti determinati che si limitasse ad un paragone statico non avrebbe valore scientifico. Il raffronto empirico fra due fatti non analizza la realtà perché non la vede nello sviluppo, nel processo, nel progresso appunto.

La statistica sociale è un esempio di raffronto empirico e statico fra due fatti. La statistica economica non è la storia economica, ossia la ricostruzione dei differenti momenti di sviluppo l'uno in confronto all'altro.

La statistica sociale ed economica, per sua natura, non può sostituire il confronto dinamico dei fatti determinati. Può costituire uno strumento dell'analisi ma non può riassumerla o, tanto meno, sostituirla.

Nel Che cosa sono gli amici del popolo, Lenin affronta la questione dell'analisi dei fatti determinati. Scrive: Infatti, incominciare col domandarsi che cos'è la società e che cos'è il progresso, significa incominciare dalla fine. Dove prenderete voi il concetto di società e di progresso in generale, se non avete ancora studiato neppure una formazione sociale in particolare, se non avete neppure saputo stabilire questo concetto, se non avete neppure saputo intraprendere un serio studio dei fatti, un'analisi obiettiva di uno qualunque dei rapporti sociali?.

Uno studio serio dei fatti non è, ovviamente, quello del confronto empirico e statico, ma quello del nesso fra i vari gradi dello sviluppo dei fatti. È un procedimento inverso al seguente: Questo è il contrassegno più evidente della metafisica, dalla quale incominciava ogni scienza: finché non si riusciva a intraprendere lo studio dei fatti, si inventavano sempre, a priori, delle teorie generali, sempre rimaste infeconde.

Lenin illustra così il procedimento metafisica: Il chimico metafisico, non sapendo ancora indagare di fatto i processi chimici, inventava una teoria che rispondesse alla domanda: che forza è l'affinità chimica? Il biologo metafisico dissertava intorno alla questione: che cosa sono la vita e la forza vitale? Lo psicologo metafisico ragionava intorno alla questione: che cos'è l'anima?.

Lenin afferma che: In questo campo il gigantesco passo avanti compiuto da Marx è consistito appunto nell'aver rigettato tutti questi ragionamenti intorno alla società e al progresso in generale e nell'aver dato invece l'analisi scientifica di una società e di un progresso: della società e del progresso capitalistici.

Il gigantesco passo avanti fonda la scienza: Ma ecco che Marx, dopo aver enunciato questa ipotesi negli anni quaranta, intraprende lo studio concreto (nota bene: concreto) del materiale. Egli prende una delle formazioni economico-sociali - il sistema dell'economia mercantile - e sulla base di una mole prodigiosa di dati (che egli studiò per non meno di venticinque anni) dà un'analisi minuziosissima delle leggi del funzionamento di questa formazione e della sua evoluzione.

Lo studio concreto del materiale ha permesso la scoperta delle leggi di sviluppo dei fatti determinati.

 

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Il quadro vivo dei fatti determinati

La comparazione di un fatto determinato con un altro fatto determinato è possibile solo quando sono state scoperte le leggi di sviluppo della formazione economico-sociale. In questo modo i fatti sono analizzati nella loro successione, successione che non è casuale accadimento bensì evoluzione nel tempo.

Gli avversari del materialismo storico hanno voluto vedere in questa impostazione scientifica di analisi della realtà una metafisica filosofia della storia, dove la successione degli avvenimenti sarebbe concepita come evoluzione verso un fine.

Lenin nel Che cosa sono gli amici del popolo, paragona l'approdo scientifico di Marx a quello di Darwin: Come Darwin mise fine alla concezione secondo la quale le specie animali e quelle vegetali non avevano nessun legame fra loro, erano prodotti del caso, creazioni di Dio. ed erano immutabili - e per la prima volta portò la biologia su di un terreno del tutto scientifico, stabilendo la variabilità delle specie e la loro successione - così Marx mise termine alla concezione che considerava la società come un aggregato meccanico di individui, che ammette cambiamenti di tutti i generi secondo la volontà di chi ne è a capo (o, ciò che è lo stesso, secondo la volontà della società e del governo), sorge e si trasforma accidentalmente, e per la prima volta portò la sociologia su di un terreno, scientifico, stabilendo il concetto di formazione economico-sociale come complesso di determinati rapporti di produzione e stabilendo che lo sviluppo di queste formazioni è un processo storico naturale.

Il passaggio alla scienza, nello studio della natura e della società, si ha quando i fenomeni naturali ed i fenomeni sociali non sono più visti come aggregati prodotti dal caso e le variazioni ed i mutamenti non sono più considerati accidentali. La scoperta delle leggi di movimento è la scoperta del meccanismo che regola un insieme di rapporti nella società, ad esempio.

Dal punto di vista della concezione materialistica della politica significa che è possibile trovare scientificamente una regolarità nell'apparente caos dei fatti politici.

Lenin lo precisa: Oggi - dal momento della comparsa del Capitale - la concezione materialistica della storia non è più un'ipotesi, ma una tesi scientificamente dimostrata, e finché non avremo un altro tentativo di spiegare scientificamente il funzionamento e lo sviluppo di qualche formazione sociale - appunto di una formazione sociale, e non della vita quotidiana di un qualsiasi paese o popolo, o anche di una classe, ecc. - finché non avremo un altro tentativo che riesca a ordinare i fatti corrispondenti, esattamente come ha saputo fare il materialismo, che riesca a dare un quadro vivo di una data formazione, unito ad una spiegazione rigorosamente scientifica di essa, fino ad allora la concezione materialistica della storia sarà sinonimo di scienza sociale.

È impossibile trovare in questo passo di Lenin qualcosa che possa avvicinarsi ad una fede metafisica. La certezza scientifica non può essere confusa con la sua negazione, dato che la fede è una certezza ma non nella scienza. La certezza scientifica è quella enunciata da Lenin.

 

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La necessità dei fatti determinati

A conclusione del primo capitolo de Il contenuto economico del populismo e la sua critica nel libro del signor Struve, del 1895, Lenin ritorna sul concetto di comparazione di un fatto determinato con un altro fatto determinato, concetto già esposto nel Che cosa sono gli amici del popolo.

Scrive: Il marxismo vede il suo criterio nella formulazione e nella spiegazione teorica della lotta delle classi sociali e degli interessi economici che si sta svolgendo sotto i nostri occhi. Il marxismo si fonda unicamente sui fatti della storia e della realtà russa; esso costituisce altresì l'ideologia della classe lavoratrice, ma spiega in modo completamente diverso i fatti universalmente noti dello sviluppo e delle vittorie del capitalismo russo, intende in modo completamente diverso i compiti che la nostra realtà pone agli ideologi dei produttori diretti.

L'autore collega strettamente necessità e fatti: perciò, quando il marxista parla della necessità, dell'inevitabilità, del carattere progressivo del capitalismo russo, egli muove da fatti universalmente accertati, che, precisamente in forza di questo loro carattere universalmente accertato, precisamente perché non rappresentano delle novità, non vengono sempre citati; egli dà una spiegazione diversa di quanto è stato detto e ridetto nella pubblicistica....

A questo punto è utile richiamare un passo sulla necessità esposto nel Che cosa sono gli amici del popolo: Si può non essere d'accordo con Marx, ma non si può contestare che egli ha formulato nel modo più netto delle concezioni che costituivano una novità rispetto a quelle dei socialisti precedenti. La novità consisteva nel fatto che i socialisti precedenti, per motivare le loro concezioni, ritenevano sufficiente mostrare l'oppressione delle masse nel regime esistente, mostrare la superiorità del regime nel quale ognuno avrebbe ricevuto ciò che egli stesso avrebbe prodotto, mostrare che questo regime ideale corrispondeva alla natura umana, al concetto di una vita etico-nazionale, ecc..

Lenin dice che: Marx riteneva impossibile accontentarsi di un simile socialismo. Egli non si limitò a dare una definizione, un apprezzamento e un giudizio del regime esistente, ma ne diede una spiegazione scientifica, riconducendo questo regime esistente, diverso nei diversi Stati europei e non europei, a una base comune. alla formazione sociale capitalistica, e sottopose le leggi del funzionamento e dello sviluppo di questa società ad un'analisi obiettiva (dimostrò la necessità dello sfruttamento in questo regime).

È lo stesso Lenin a sottolineare il termine necessità. Questo termine, Marx lo ha sviluppato nella critica all'utopismo e all'illuminismo.

Scrive: Nello stesso modo, egli non riteneva possibile accontentarsi dell'affermazione che soltanto il regime socialista corrisponde alla natura umana, come dicevano i grandi socialisti utopisti. Con la stessa analisi obiettiva del regime capitalistico egli dimostrò la necessità della trasformazione di questo regime in regime socialista.

Spesso, nella propaganda e nella agitazione ad opera della scuola marxista, il termine necessità assume un connotato oggettivistico. Lenin, invece, lo ha definito con ben altri caratteri: Ecco la fonte di quei riferimenti alla necessità che si possono frequentemente incontrare nei marxisti. Marx ha fatto riferimento alla necessità per formulare teoricamente la lotta delle classi sociali. la necessità della concezione materialistica della politica.

 

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Il controllo dei fatti determinati

Nel 1895 Lenin pubblica un lungo saggio dedicato ai Riflessi del marxismo nella letteratura borghese, ossia al libro di Pétr B. Struve sullo sviluppo economico della Russia. Il titolo del saggio è Il contenuto economico del populismo e la sua critica nel libro del signor Struve e continua il lavoro di critica al populismo, anche se da un particolare angolo visuale dato che l'oggetto di analisi è ora Struve e il cosiddetto marxismo legale. L'Anti-Struve è un'opera fondamentale per la concezione materialista della politica. Vediamo come viene impiegato il concetto di fatto determinato.

Nel primo capitolo troviamo la seguente osservazione di Lenin: argomentazioni secondo cui il marxismo sarebbe legato allo hegelismo, alla fede nelle triadi, nei dogmi e negli schemi astratti che non richiedono il controllo dei fatti, nell'obbligo per ogni paese di attraversare la fase del capitalismo, ecc. sono vuote chiacchiere. In nota Lenin aggiunge: Parlo naturalmente non dell'origine storica del marxismo, ma del suo contenuto odierno.

La nota è importante perché compie una distinzione fra origine e contenuto. Spesso nell'affrontare il rapporto Hegel-Marx non viene considerato il processo di sviluppo e, quindi, non viene considerato il rapporto fra l'origine e il contenuto. L'esercitazione filologica può fornire elementi per la storia della teoria marxista ma non permette di vedere la differenza tra la sua origine storica e il suo contenuto odierno, tra il suo punto di partenza e il suo punto di arrivo.

Lenin insiste sul controllo dei fatti e sostiene che il marxismo non si basa su dogmi e schemi astratti che non richiedono il controllo dei fatti. I marxisti, in quanto rappresentanti teorici dei produttori diretti, parlano della necessità e della inevitabilità del capitalismo partendo da fatti universalmente noti ma danno una spiegazione diversa da quella data dal populismo.

Cosa significa spiegazione diversa? Nel secondo capitolo, Lenin si richiama a Engels, che nell' Anti-Dühring osserva molto acutamente che questo è il vecchio metodo psicologico: si confronta il proprio concetto non con il fatto che esso rispecchia, ma con un altro concetto, con il calco di un altro fatto.

Il marxista, di conseguenza, non confronta un concetto con un altro concetto, non confronta l'ideale con la scienza moderna ma confronta l'ideale con gli esistenti antagonismi di classe, e perciò lo formula non come esigenza della scienza ma come esigenza di una determinata classe generata da determinati rapporti sociali (di cui si deve fare un'indagine obiettiva) e raggiungibile solo in un determinato modo, grazie a determinate proprietà di questi rapporti.

L'impostazione di Lenin è inequivocabile: Se non si riconducono in questo modo gli ideali ai fatti, questi ideali restano pii desideri, senza alcuna possibilità che la massa li accetti e, quindi, li attui.

In questo modo, dice, i principi teorici generali impongono il riconoscimento del materialismo come unico metodo giusto della scienza sociale.

Tanto più che: secondo la concezione di Marx ed Engels, la filosofia non ha alcun diritto a un'esistenza autonoma separata, e il suo materiale si divide fra le varie branche della scienza positiva.

 

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La dura realtà dei fatti determinati

Nell' Anti-Struve, del 1895, Lenin critica uno dei tanti modi di non affrontare scientificamente la realtà. Struve definisce il populismo un ottimismo sdolcinato.

Cosa vi sia alla base di questo ottimismo sdolcinato Lenin si incarica di dimostrare proprio rigettando uno dei tradizionali attacchi al marxismo: I marxisti, parlando del capitalismo in Russia, copiano schemi belli e fatti, ripetono come dogmi tesi che sono ricalcate su condizioni completamente diverse. La produzione capitalistica della Russia, il cui sviluppo e la cui importanza sono irrisori (nelle nostre fabbriche e nelle nostre officine sono occupati appena un milione e 400 mila lavoratori), viene estesa da essi alla massa dei contadini che posseggono terra. Questa è una delle obiezioni preferite nel campo liberal-populista.

In che modo risponde Lenin a tale obiezione? Si chiede se chi trae le conclusioni più giuste da questi fatti è il populista oppure il marxista il quale dice che fantasticare su altre vie significa essere degli ingenui romantici, perché la realtà dimostra nel modo più evidente che la via è già stata scelta, che il dominio del capitale è un fatto che non si può eludere con rimproveri e condanne, un fatto con il quale possono regolare i conti solo i produttori diretti?.

Sempre nel primo capitolo, aveva già osservato che: Tutti questi fatti sono stati giustamente costatati ed esattamente valutati sotto l'aspetto dello sfruttamento che essi implicano. Ma già dalla descrizione fatta il lettore ha certamente visto che il marxista spiega in modo completamente diverso questi fatti.

Lenin sottolinea spiega, proprio a voler sostenere che su fatti generalmente costatati e valutati vi può essere una spiegazione completamente diversa. I fatti non confrontabili scientificamente spiegano poco.

Lo aveva dimostrato Lenin alcune pagine prima a proposito del progresso tecnico collegato alla borghesia: Il marxista spiega questo fatto con i rapporti sociali degli uomini per la produzione dei beni materiali, rapporti che si formano nell'economia mercantile, rendono il lavoro una merce, lo subordinano al capitale e ne elevano la produttività. Egli vede qui non un fatto fortuito, ma un prodotto necessario dell'ordinamento capitalistico della nostra economia sociale. La via d'uscita si trova, quindi, nello sviluppo degli antagonismi di classe dell'ordinamento economico esistente.

Ed ecco la tagliente logica di Lenin: Ognuno capisce che queste due spiegazioni sono diametralmente opposte, che da esse scaturiscono due sistemi d'azione che si escludono a vicenda. Il populista si riduce ad una azione liberal-burocratica, che equivale perfettamente alla filantropia, mentre il marxista si affida alla dura lotta delle classi economiche.

Ecco un esempio: E, nondimeno, tutte le argomentazioni populiste sono sempre fondate sul presupposto contrario: la forza non sta dalla parte della borghesia, ma dalla parte del 'popolo'. Lenin reagisce: tutte queste sono stucchevoli menzogne, da cima a fondo.

E prosegue: Il compito teorico fondamentale del marxismo è di distruggere questa menzogna benintenzionata e ispirata ad alti ideali. Il primo dovere di coloro che vogliono cercare le vie verso la felicità umana è di non ingannare se stessi, di avere il coraggio di riconoscere apertamente la realtà. E quando gli ideologi della classe lavoratrice capiranno questo e lo sentiranno profondamente, allora riconosceranno che gli 'ideali non devono consistere nel costruire vie migliori e più rapide, ma nel formulare il compito e le mete della dura lotta delle classi sociali....

 

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Ultima modifica 18.2.2001