Kaiserpanorama

Walter Benjamin (†1955)


«Questo testo è stato redatto da Benjamin negli anni 1932-1933 e fa parte della sua autobiografia Infanzia berlinese intorno al 1900. È stato pubblicato postumo per la prima volta da Theodor W. Adorno nel 1955. Il Panorama ha rappresentato una sorta di precursore del cinema. Era una struttura lignea di forma circolare munita di stereoscopi entro cui si susseguivano immagini di solito esotiche e dinanzi ai quali si sedevano gli spettatori. Nell’intera Germania, fra il 1895 e la Prima guerra mondiale – il periodo in cui esso fu maggiormente diffuso – ne esistevano circa duecentocinquanta. A Berlino, esso si trovava nella Kaisergalerie, all’angolo fra il viale Unter den Linden e la Friedrichstraße». [L'opera d'arte nell'epoca della riproducibilità tecnica e altri saggi sui media, RCS Libri, Milano 2013].

Versione di: Leonardo Maria Battisti.


Una grande attrattiva del Kaiserpanorama (panorama imperiale) era il fatto che era indifferente dove si iniziasse a guardare le immagini di terre lontane. Infatti, poiché il congegno dinanzi i sedili si spostava in tondo, ciascuna veduta scorreva dinanzi a tutte le singole postazioni, dalle quali (con un doppio finestrino) se ne osservava la sbiadita lontananza. Posto ce ne era sempre. E, specie verso la fine della mia infanzia, quando la moda già volgeva le spalle al Kaiserpanorama, ci si abituò a viaggiare in un locale ormai semivuoto. Nel Kaiserpanorama non esisteva la musica, la quale in seguito rese così faticoso fare viaggi grazie al cinema, poiché a causa sua l'immagine capace di nutrire la fantasia si decompone. Invece per me un effetto insignificante, e anzi persino fastidioso, fu più importante della mendace magia intessuta nei film (dalle pastorali intorno alle oasi, o dalle marce funebri intorno alle mura in rovina): era lo scampanellio che si udiva pochi secondi prima che l’immagine si spostasse, con uno scatto, per far posto inizialmente a un vuoto e poi all’immagine successiva. E ogni volta che esso echeggiava, una mesta atmosfera d'addio permeava le montagne dalla vetta ai piedi, le città con le loro lucenti finestre, le stazioni con il loro fumo giallo, i vigneti fin nella più piccola foglia. E io mi convincevo (per la seconda volta, dopo averne già avuto quasi regolarmente sentore fin dalla prima immagine) che per quella volta era impossibile sfruttare appieno tali meraviglie in quell'unica seduta. E allora sorgeva il proposito (mai mantenuto) di ritornare l'indomani. Ma prima ancora che avessi preso una decisione definitiva, l'intera struttura, da cui mi separava il rivestimento in legno, trasaliva; nella sua piccola cornice l'immagine barcollava per svignarsela presto verso sinistra. Le arti che sopravvivevano in questo luogo sono sorte con il diciannovesimo secolo. Non proprio presto, ma comunque in tempo per salutare ancora il Biedermeier. Daguerre, a Parigi, aveva inaugurato il suo Panorama nel 1822. Da allora queste chiare, rilucenti cassette, acquari della lontananza e del passato, sono di casa su tutti i corsi e le Promenade alla moda.

E sia qui sia nelle gallerie di negozi e nei chioschi, esse hanno tenuto volentieri occupati snob e artisti, prima di divenire il locale al cui interno i bambini stringevano amicizia con il globo, il cui cerchio più gradevole (il meridiano più bello, più illustrato) attraversava il Kaiserpanorama. Quando vi entrai per la prima volta, era ormai trascorso il tempo delle vedute più delicate. Ma perdurava l'incanto, il cui ultimo pubblico erano i bambini. E così, un pomeriggio, dinanzi al trasparente della cittadina di Aix1, cercai di convincermi che, in una fase ben diversa da tutte le altre della mia vita, avevo già giocato sul lastrico del Cours Mirabeau, nella luce olivastra che fluisce dalle foglie dei platani. Infatti questo avevano di strano i viaggi: che non sempre il loro mondo remoto era estraneo, né la nostalgia da essi risvegliata in me seduceva verso l'ignoto, anzi: talvolta essa era la più mite nostalgia di un ritorno a casa. Ma ciò era forse opera dell’illuminazione a gas che si posava soave su tutte le cose.

Stampa raffigurante il Kaiserpanorama [Panorama imperiale] realizzato a Berlino da August Fuhrmann nel 1883

Se pioveva, non dovevo sostare presso i manifesti sui quali, su due colonne, erano elencate con precisione le cinquanta immagini – entravo dentro e qui nei fiordi e sulle palme da cocco ritrovavo la medesima luce che alla sera rischiarava il mio scrittoio mentre facevo i compiti. Salvo un guasto all'illuminazione non causasse all'improvviso quella strana penombra in cui il colore svaniva dal paesaggio. In tal caso invece se ne stava riservato sotto un cielo di cenere; ed era come se avessi ancora potuto percepire il vento e le campane, se solo avessi prestato più attenzione.


Note

1. Si tratta di un’immagine ottenuta ritagliando un cartoncino e facendo apparire in controluce la sagoma degli edifici.



Ultima modifica 2019.11.29