Metodo e partito scienza

Arrigo Cervetto (1991-1996)

 


Edizioni Lotta Comunista
Trascritto per internet da Antonio Maggio (Primo Maggio), agosto 2001


 

4] Líimpulso esterno del progresso scientifico
materialismo moderno e miracolo scientifico
contraddizione della scienza moderna
concezione generale e scienze naturali
la scoperta scientifica del movimento
le forme del movimento
i mutamenti del movimento
metodo del corpo artificiale
legge naturale e politica
metodo e Leviatano
metodo e pratica sociale

MATERIALISMO MODERNO E MIRACOLO SCIENTIFICO[25]

Engels, nella lettera del 27 ottobre 1890 a Conrad Schmidt, afferma che anche i filosofi sono sottoposti, nel periodo borghese, alla "influenza dominante dell'evoluzione economica": Hobbes è il primo "materialista moderno" ma, vivendo nel momento della fioritura dello Stato Assolutista, è "assolutista" e John Locke è "in religione come in politica il figlio del compromesso di classe del 1688".

Da questo giudizio Engels parte per trovare nei filosofi francesi materialisti i successori conseguenti e per vedere nei filosofi tedeschi la contraddizione del filisteismo Riprendiamo queste valutazioni perché costituiscono una solida base di partenza della tesi sul passaggio di Marx ed Engels dal materialismo al comunismo.

Ne "La Sacra Famiglia" del 1845 Marx ed Engels scrivono che Thomas Hobbes (15881679) è il "sistematore del materialismo baconiano". Nel suo pensiero la "sensibilità" "diventa la sensibilità astratta" della geometria "proclamata la scienza principale"; "il movimento fisico viene sacrificato al movimento meccanico o matematico".

Il materialismo così diventa asceta" e si presenta "come un essere dell'intelletto". Hobbes è il "sistematore" del materialismo baconiano. Possiamo interpretare una sistemazione in due direzioni: quella della politica e quella della scienza.

Si pone il problema della nascita della scienza moderna.

Engels lo affronta nella "Dialettica della natura": "Se dopo la buia notte del Medioevo le scienze risorgono tutt'a un tratto rinnovellate e con una forza impreveduta e crescono con la rapidità del miracolo, noi dobbiamo ancora una volta questo miracolo alla produzione".

Engels pensa, sostanzialmente, che la tecnica anticipi la scienza; possiamo, anzi, dire che è lo sviluppo tecnologico a permettere lo sviluppo della scienza.

Fissa quattro ragioni di fondo del "miracolo": "In primo luogo, dopo le Crociate, líindustria si era enormemente sviluppata e aveva portato alla luce una quantità di nuovi apparecchi meccanici (tessitura, orologeria, macinazione), chimici (colori, metallurgia, alcol) e fisici (lenti)".

I "nuovi apparecchi" della produzione influenzano dialetticamente il modo di pensare: "Essi fornirono non solo un vastissimo materiale di osservazione, ma offrirono anche, di per se stessi, già mezzi di esperienza che erano ben altra cosa di quelli che c'erano fino ad allora stati, e permisero la costruzione di nuovi strumenti; si può dire che solo a questo momento era divenuta possibile una vera e propria scienza sperimentale".

I "nuovi apparecchi" permettono, in definitiva, la costruzione di "nuovi strumenti": "In secondo luogo si sviluppò correlativamente tutta l'Europa occidentale e centrale, Polonia inclusa, se pur l'Italia stava ancora alla testa grazie al la sua civiltà di antica tradizione.

L'estensione del vecchio spazio diventa un fattore di sviluppo, così come lo diventa la scoperta del nuovo spazio: "In terzo luogo le scoperta geografiche, fatte esclusivamente ubbidendo agli interessi del guadagno, e quindi in ultima istanza della produzione, misero a disposizione un infinito materiale fino ad allora inaccessibile nel campo meteorologico, zoologico, botanico e fisiologico (uomo)".

Infine: "In quarto luogo venne la stampa".

La matematica, l'astronomia e la meccanica si erano già costituite in scienza. Con Galileo Garicelli (1608-1647) il quale studia, per la prima volta, il movimento dei fluidi, in connessione con le costruzioni idrauliche industriali, "la fisica si stacca definitivamente dalla chimica".



CONTRADDIZIONE DELLA SCIENZA MODERNA[26]

F. Engels, nella lettera a Conrad Schmidt del 27 ottobre 1890, stabilisce un collegamento tra Gran Bretagna e Francia:

"i deisti inglesi e i loro successori più conseguenti, i materialisti francesi, furono gli autentici filosofi della borghesia: i francesi furono, anzi, i filosofi della rivoluzione borghese".

La distinzione è importante perché vede lo sbocco nei materialisti francesi della filosofia borghese, mentre:

"nella filosofia tedesca da Kant a Hegel si vede passare il filisteo tedesco, ora in modo positivo, ora in modo negativo".

Nella "Dialettica della natura" l'autore segue il processo storico di distacco definitivo della fisica dalla chimica.

Il chimico Robert Boyle (1627-1691) "costituisce stabilmente la chimica in scienza" e il medico inglese William Harvey (15781657) lo fa con la fisiologia, dopo che ha scoperto la circolazione

del sangue dell'uomo e degli animali.

F. Engels traccia - come vediamo - una linea storica di sviluppo della scienza.

Con la scoperta della cellula e lo sviluppo della chimica organica sono possibili la morfologia e la fisiologia comparate e la loro evoluzione in discipline scientifiche.

Zoologia e botanica evolvono, assieme alla paleontologia, ad opera di George Cuvier. Infine è fondata la geologia.

Dall'astronomia-matematica-meccanica alla biologia-geologia, attraverso la chimica-fisica-fisiologia.

La ricerca naturale si emancipa dalla teologia. Lo sviluppo scientifico lotta per "conquistare lo stesso diritto all'esistenza"e, quando rompe con l'ideologia, procede con " passi da gigante".

Scrive Engels che alla fine del periodo, contraddistinto da Isaac Newton e da Carl Linneo, meccanica e matematica hanno "una certa compiutezza"; con Rene Descartes e la geometria analitica, con John Napier e i logaritmi, con Gottfried Leibniz e Newton e il calcolo differenziale e integrale " i metodi matematici più essenziali sono stabiliti nelle loro linee fondamentali".La meccanica è concepita nelle leggi generali del movimento della materia, ma la concezione generale risiede nella "idea dell'assoluta immutabilità della natura".

La scienza della prima metà del Seicento è superiore a quella dell'antichità greca " per conoscenze ed anche per analisi dei fatti" ma è "inferiore nel dominio ideale su di essi, nella concezione generale della natura".

Secondo i greci il mondo si sviluppa dal caos.

Gli scienziati del Seicento pensano, invece, che il mondo sia "pietrificato, immutabile".

Estremamente importante è l'osservazione di Engels: gli scienziati

moderni hanno maggiore conoscenza e una migliore analisi dei fatti, eppure non li dominano.

"La storia naturale poteva svolgersi solo nello spazio, in contraddizione alla storia dell'umanità che si sviluppa nel tempo. Alla natura veniva negata ogni modificazione, ogni sviluppo".

La scienza "si fermava all'improvviso di fronte a una natura sempre più stazionaria".

Ne deriva la ricerca di "un impulso esterno, che non poteva essere spiegato dalla natura stessa".

Questa contraddizione caratterizza la scienza moderna e ricompare

in più occasioni.

Riesce a superarla parzialmente, quando si impegna con il libro e con la spada contro le ideologie del vecchio mondo.

Non ancora schiava della divisione del lavoro e immersa nella pratica, conduce battaglie politiche che l'allontanano dal "mondo

pietrificato" e la coinvolgono nel "caos" della storia, nella dinamica incessante delle lotte delle classi, nella dialettica dello spazio e del tempo della società.

 

CONCEZIONE GENERALE E SCIENZE NATURALI[27]

E' la filosofia ad essere coinvolta nel "caos" della storia e delle lotte delle classi.

Questo è il nobile apprezzamento di Engels:

"Torna ad altissimo onore della filosofia di allora il fatto che non si facesse fuorviare dal limitato stadio delle conoscenze del suo tempo".

Copernico inizia il periodo contro la teologia, Newton lo chiude "con il postulato del primo impulso divino" e battezza "pomposamente" l'attrazione "gravitazione universale".

La concezione generale precede lo stadio delle conoscenze della natura.

Da Spinoza ai "grandi materialisti francesi" la filosofia mantiene fermo il principio di spiegare l'universo, lasciando alla scienza futura "le giustificazioni di dettaglio".

materialisti del Settecento "perché essi non avevano a loro disposizione altro materiale di quello descritto".

La concezione generale, nella battaglia delle teorie, assume il valore di un principio.

La concezione generale si impone alla scienza della natura ed afferma una specie di primato.

Engels commenta:

"La prima breccia in questa pietrificata concezione della natura fu aperta non da uno scienziato, ma da un filosofo".

Immanuel Kant elimina "la questione del primo impulso" e nella sua teoria "la terra e l'intero sistema solare apparivano come qualcosa che si era venuto formando nel corso del tempo".

Questa scoperta di Kant diventava "il punto di partenza per ogni ulteriore progresso". Dato che la Terra

si era formata, tutto diventava prodotto di un processo di formazione: piante, animali, ecc.

Invece, osserva Engels, la "scoperta filosofica" rimase senza risultato immediato perché gli scienziati non si erano liberati dalla metafisica ed erano rimasti prigionieri dell'idea della immutabilità della materia.

Solo alla fine del Settecento Pierre Simon Laplace e Frederick Herschel sviluppano l'ipotesi della nebulosa. Commenta Engels:

"E però lecito dubitare che la maggioranza degli scienziati avrebbe presto acquistato coscienza della contraddizione di una terra mutevole che ospita organismi immutabili, se la concezione, appena ai suoi albori di una natura che non è, ma diviene e trapassa, non avesse ricevuto soccorsi da altre parti".

L'ascesa della scienza della natura è stata molto contrastata, anche se favoriva la crescita delle forze produttive.

Venne fatto inizialmente "in controvoglia" il riconoscimento che non solo la Terra, ma anche la sua superficie "attuale", avesse una "storia nel tempo". Engels ci aiuta a comprendere quanta resistenza e quanta inerzia incontri, nel processo storico, una nuova concezione che anticipa, sul piano filosofico e di metodo, il progresso delle scoperte scientifiche.

Due secoli, due grandi rivoluzioni borghesi, una infinità di guerre segnarono il tempo dell'affermazione di una scienza adeguata al nuovo modo di produzione capitalistico.

Quando noi diciamo che il marxismo è una scienza giovane ci ispiriamo alle grandi lezioni della storia, della storia della società e della storia delle scoperte contrastate ed incomprese.

 

LA SCOPERTA SCIENTIFICA DEL MOVIMENTO[28]

Nella "Dialettica della natura" Engels ricostruisce la scoperta scientifica della natura mutevole.

"Sorse la geologia" che rivelò non solo strati terrestri successivamente formatisi ma anche, dentro a quegli strati, animali e piante "non più esistenti" La teoria di Cuvier "era rivoluzionaria nelle parole e reazionaria nella sostanza" perché all'unico atto creativo sostituiva "tutta una serie di atti creativi" Charles Lyell "per primo portò un ordine razionale nella geologia" sostituendo gli "atti creativi" con "la gradualità di una lenta trasformazione della Terra".

La teoria di Lyell portava alla "graduale trasformazione degli organismi; al loro adattamento all'ambiente, alla variabilità della specie" Engels ci avverte ancora una volta che queste conclusioni non furono tratte da Lyell né dai suoi discepoli perché "la tradizione è una potenza nella scienza della natura e non soltanto nella Chiesa cattolica".

Spesse volte le conclusioni che rivoluzionano il modo di vedere la realtà sono tratte malgrado la tradizione della scienza. Sta a dimostrarlo la storia della scienza.

La fisica giungerà, a metà Ottocento, a dimostrare, con Julius R. Mayer e James P. Joule la convertibilità del calore in forza meccanica e della forza meccanica in calore. L'avvocato inglese William R. Grove dimostrò che tutte le cosiddette forze fisiche "in determinate condizioni si trasformano l'una nell'altra senza che abbia luogo nessuna perdita di forza".

Queste forze che erano "le specie immutabili della fisica" diventavano "forme del movimento della materia", differenziate e trapassanti l'una nell'altra "secondo determinate leggi".

Come l'astronomia, la fisica giungeva ad un risultato che indicava "I'eterno ciclo della materia in movimento".

Dopo Antoine Laurent Lavoisier e John Dalton è aggredita "la vecchia concezione della natura da un altro lato". La chimica dimostrò che "le sue leggi sono altrettanto valide per le sostanze organiche quanto per quelle inorganiche" preparando "per via inorganica di composti prodotti sino ad allora soltanto in organismi viventi".

Venne colmato "in gran parte l'abisso" tra organico e inorganico che sembrava invalicabile.

Le spedizioni scientifiche sistematiche, le esplorazioni delle colonie fatte dai commercianti, i progressi della paleontologia, dell'anatomia e della fisiologia raccolgono tanto materiale da rendere possibili "i metodi comparati".

Engels sottolinea i progressi della fisiologia "notevoli dopo l'impiego sistematico del microscopio e la scoperta della cellula".

Con la geografia fisica comparata furono stabilite "le condizioni necessarie per l'esistenza delle diverse flore e faune". Vengono, pure, confrontati diversi organismi partendo dai loro organi analoghi.

Questa ricerca "corrodeva sempre più il rigido schema di una natura organica, fissa, immutabile". Spuntarono fuori animali che "irridevano ogni classificazione esistente".



LE FORME DEL MOVIMENTO[29]

Nella scoperta scientifica della natura mutevole un posto importante è occupato dalla biologia.

La scienza biologica compie un grande passo quando attacca la teoria della stabilità della specie e quando proclama la teoria della discendenza; sarà Charles Darwin a portare vittoriosamente a termine l'attacco, nel 1859.

La "Dialettica della natura" a ragione può dire che la forma biologica del movimento diventa una forma della storia:

"La nuova concezione della natura era, nei suoi tratti essenziali, ormai completa... si era dimostrato che l'intera natura si muoveva in un perpetuo flusso".

La geniale intuizione dei fondatori della filosofia greca ritornava come "risultato di una rigorosa ricerca scientifica sperimentale".

Engels abbraccia tutta la storia.

C'è poco da aggiungere.

Con lo sviluppo dei modi di produzione l'intuizione filosofica può diventare scienza.

Nel modo di produzione schiavistico non era possibile.

Solo le forze produttive del modo di produzione capitalistico rendono possibile "una rigorosa ricerca scientifica sperimentale" che verifichi la "geniale intuizione".

Engels prosegue:

"Anche l'uomo sorge per differenziazione.

Non solo individualmente, per differenziazione da un'unica cellula-uovo fino all'organismo più complicato che la natura produce: ma anche storicamente".

Va sottolineato il concetto di "differenziazione" nella storia.

Dopo "sforzi millenari" l'uomo acquisisce "la differenziazione della mano dal piede e la stazione eretta". Si distacca "nettamente dalla scimmia ".

Sono poste così le basi per lo sviluppo del linguaggio articolato e per il "poderoso perfezionamento del cervello".

La differenziazione delÑl'uomo rappresenta la storia del lavoro e della tecnica.

"Con l'uomo noi entriamo nella storia".

Anche gli animali hanno una storia: quella dell'evoluzione. "Ma questa storia si compie da sé".

Gli animali vi partecipano "senza consapevolezza e volontà", a differenza degli uomini.

Ma nella società umana "troviamo che in essa sussiste ancora una colossale sproporzione fra le mete prefissate e i risultati raggiunti; che i fatti impreveduti predominano, che le forze incontrollate sono molto più potenti di quelle messe in movimento secondo un piano".

Le forze incontrollate determinano una storia che "si compie da sé".

"E non può essere altrimenti", finché l'attività storica essenziale degli uomini che è "la base materiale di tutte le altre attività", la produzione sociale "resta soggetta all'alterno gioco di influenze imprevedute di forze incontrollate..."

Nei paesi industriali sono state domate "le forze naturali" e perciò "moltiplicata allíinfinito la produzione".

La scienza conduce alla conoscenza delle "forze naturali" e al loro utilizzo moltiplicante. La produzione senza limite, una forma del "perpetuo flusso della natura".

 

I MUTAMENTI DEL MOVIMENTO [30]

Alla fonte della produzione senza limite vi è líevoluzione della specie. La "dialettica della natura" mette in rilievo: "La specializzazione della mano significa lo strumento; e strumento significa líattività umana specifica, la reazione trasformatrice dell'uomo nella natura, la produzione".

F. Engels è preciso.

Vi sono animali che hanno strumenti, ma in quanto membra del loro corpo (formica, ape, castoro). Vi sono animali che producono, ma l'influsso della loro produzione nell'ambiente naturale è nullo. Solo l'uomo ha modificato la natura: essenzialmente "per mezzo della mano".

La stessa macchina a vapore "deriva, in quanto strumento, in ultima istanza dalla mano".

Il mutamento del movimento diventa coscienza: "Ma con la mano passo a passo si sviluppa il cranio"; il primo passo fu costituito dalla coscienza "di singoli effetti praticamente utili" e, poi, da questa coscienza si sviluppò la comprensione delle leggi naturali. Quindi "crebbero i mezzi per reagire sulla natura". Mano e cervello sono correlati: "La mano, sola, non avrebbe mai costruito la macchina a vapore, se il cervello non si fosse sviluppato correlativamente con essa, accanto ad essa, e in parte attraverso di essa".

Il risultato del dominio sulle "forze naturali" è la moltiplicazione "all'infinito" della produzione e la grande crisi economica periodica.

L'evoluzione della specie è giunta ad una devastante contraddizione, un gigantesco nodo che il pensiero borghese, sia razionalistico che irrazionalistico, non aiuta a sciogliere. La negazione della tecnica, coltivata da molte correnti del Novecento, ripropone tutte quelle contraddizioni che lo sviluppo delle forze produttive ha superato.

F. Engels coglie il dramma e lo fissa in pagine indimenticabili.

Lungi dalla utopica fuga in avanti, la riflessione cala come non mai nelle fondamenta della teoria: "Solo un'organizzazione cosciente della produzione sociale nella quale si produce secondo un piano", può risolvere la contraddizione delle forze produttive.

La"evoluzione storica" può rendere possibile questa soluzione e superare la contraddizione tra infinità della produzione e regolarità della crisi economica.

Dice Engels che inizierà una nuova epoca storica in cui umanità e "scienza della natura prenderanno uno slancio tale da lasciare in una fonda ombra tutto ciò che c'è stato prima".

La prospettiva storica di Engels non è quella della utopia. Non a caso prevede uno slancio che accomuna umanità e scienza della natura, uno slancio tale da affrontare teoricamente e politicamente la Grande Contraddizione tra infinità della produzione e regolarità della crisi economica, tra sviluppo delle forze produttive e rapporti sociali di produzione.

Le pagine della "Dialettica della natura" richiedono molta riflessione.

Questa pagina lo richiede:

"Ma tutto ciò che nasce è degno di perire. Potranno trascorrere milioni di anni, potranno nascere e morire centinaia di migliaia di generazioni..." ma il calore del sole si esaurirà e non sarà più possibile vita organica sulla Terra.

I pianeti e i sistemi solari lo dimostrano seguendo o precedendo la vita del nostro sistema. Non sappiano ancora cosa segue alla morte di un sistema solare.

Ma "nella scienza naturale teorica... noi dobbiamo spesso fare i calcoli con grandezze che si conoscono in modo incompleto".

I mutamenti del movimento rendono, in definitiva, incomplete le grandezze da calcolare.

 

LE TRASFORMAZIONI DEL MOVIMENTO[31]

La scienza della natura non è lineare. Segue i tornanti del percorso storico.

Di conseguenza Engels può dire:
"La conoscenza lacunosa è sempre stata integrata dallo sviluppo conseguente del ragionamento".

La scienza ha dovuto adottare dalla filosofia "il principio della indistruttibilità del movimento".

La filosofia ha elaborato "il principio della indistruttibilità del movimento".

Il movimento della materia non è solo movimento meccanico, semplice spostamento, ma è calore, luce, tensione elettrica, composizione e scomposizione chimica, vita e coscienza.

Dire, quindi, che la materia si trova nella possibilità di differenziare il suo movimento "solo per un'unica volta" "significa affermare che la materia è mortale e che il movimento è caduco".

Il principio stabilisce, quindi, che la materia non è mortale.

"La indistruttibilità del movimento non può essere concepita solo quantitativamente, ma anche qualitativamente".

La materia senza movimento è impensabile. E il movimento è indistruttibile.

Engels sviluppa ad alto livello la filosofia materialista. Pone il quesito sulla formazione della "nostra isola d'universo".

O si ricorre "al creatore" o si conclude che "è stata prodotta secondo un processo naturale di trasformazione del movimento, connaturato alla materia in movimento, e che le condizioni di questo processo debbono essere riprodotte dalla materia stessa...".

L'analisi deve studiare il "processo naturale di trasformazione del movimento".

La ``Dialettica della natura'' lo segue:

"La materia si muove in un eterno ciclo. E' un ciclo che si conclude in intervalli di tempo per i quali il nostro anno terrestre non è assolutamente sufficiente; un ciclo, nel quale il periodo dello sviluppo più elevato - quello della vita organica e anzi della stessa vita - occupa un posto ristretto quanto lo spazio nel quale si fanno strada la vita e la coscienza; un ciclo nel quale tutte le manifestazioni della materia... sono ugualmente caduche".

Le manifestazioni della materia seguono il ciclo.

Ma nel ciclo "non vi è nulla di eterno se non la materia che eternamente si trasforma, eternamente si muove, e le leggi secondo le quali essa si trasforma e si muove".

Engels fissa la certezza:

"Ma per quanto spesso, per quanto inflessibilmente, questo ciclo si possa compiere nello spazio e nel tempo; per quanti milioni di soli e di terre possano nascere e perire... noi abbiamo la certezza che la materia, in tutti i suoi mutamenti, rimane eternamente la stessa, che nessuno dei suoi attributi può mai andare perduto e che perciò essa deve di nuovo creare, in altro tempo e in altro luogo, il suo più alto frutto, lo spirito pensante, per quella ferrea necessità che porterà alla scomparsa di esso sulla Terra".

Lo "spirito pensante" ha raggiunto l'universo della materia. Non può mai andare perduto.

 

METODO DEL CORPO ARTIFICIALE[32]

Thomas Hobbes, partendo dalla tesi di Francis Bacone secondo la quale la sensibilità fornisce la conoscenza, dimostra che intuizione, pensiero, rappresentazione sono manifestazioni del mondo corporeo, ossia della realtà oggettiva.

Se le idee, come sostiene Bacone, hanno origine nel mondo sensibile sono idee reali.

Poiché: "Non si può separare il pensiero da una materia che pensa". Ne consegue che la materia è "il soggetto di tutte le modificazioni".

Quindi il termine "infinito" ("ente universale" superiore agli "enti" rappresentati dalle "idee") è "privo di senso". Hobbes sistema il "materialismo baconiano": "Poiché solo il materiale è percettibile, conoscibile, non si conosce niente dell'esistenza di Dio".

Marx ed Engels continuano la citazione:

"Solo la mia propria esistenza è certa. Ogni passione umana è un movimento meccanico che finisce o comincia. Gli oggetti degli impulsi sono il bene".

Si capisce meglio perché Hobbes è il sistematore del "materialismo baconiano":

"L'uomo è subordinato alle stesse leggi cui è subordinata la natura".

La conclusione è importante per la politica del Seicento: "Potere e libertà sono identici".

Dovrà arrivare la dialettica, che è la dialettica delle rivoluzioni borghesi di tre secoli, per dimostrare che "potere" e "libertà" sono antitetici. Hobbes, sistemando Bacone, non fonda il principio fondamentale ("líorigine delle conoscenze e delle idee dal mondo sensibile").

Non fonda il principio della determinazione.

La guerra civile inglese costringe la teoria a correre dietro agli avvenimenti.

Il Parlamento è costretto ad esercitare un potere sovrano che non aveva mai chiesto, se non debolmente. Lo Stato Assolutista è obbligato a teorizzare l'assolutismo.

Hobbes scrive durante la crisi politica e crede di sostenere la Monarchia Assoluta; in realtà, questa non potrà più utilizzare il suo pensiero. Il suo materialismo, necessario alla sua teoria dello Stato, sarà utilizzato dalla borghesia, così come lo sarà la stessa teoria dello Stato.

Hobbes finisce proprio con il danneggiare quella parte che crede di favorire, poiché oggettivamente ne demolisce la vecchia ideologia. Egli stesso afferma che la sua teoria è compatibile con qualsiasi governo affermato, fosse pure repubblicano.

Così può servire ai fini del liberalismo.

La teoria politica di Hobbes è posta in diretta relazione con un sistema filosofico che riguarda tutta la natura.

La "scienza nuova" (Galilei) suggerisce l'idea rivoluzionaria che il mondo fisico è un sistema meccanico, in cui tutto ciò che avviene può essere spiegato con precisione geometrica dallo spostamento reciproco dei corpi. Dalla "scienza nuova", dalla matematica e dalla fisica, viene ripreso il fine del moto, affermatosi nella teoria del moto planetario di Newton.

Hobbes riprende il principio ed afferma che ogni movimento non è che un movimento, che ogni forma di processo naturale è composta da moti fondamentali, che dai semplici spostamenti si va ai casi più complessi, i quali apparentemente non sembrano movimenti.

Il suo sistema filosofico tratta il "corpo fisico" (fisica = geometria e meccanica), il movimento più complesso del corpo umano (filosofia e psicologia), il "corpo artificiale", ossia il "corpo" più complesso, la società o Stato.

La teoria politica affronta il "corpo artificiale nel corso della rivoluzione inglese.

 

LEGGE NATURALE E POLITICA[33]

La politica, nella teoria di Thomas Hobbes, tratta il "corpo artificiale", ossia un "corpo" più complesso di quello "fisico" della geometria e meccanica e di quello "umano".

Anche lo Stato, o caso complesso, è derivato da una causalità meccanica; la psicologia (idee) e la politica (fatti) sono assimilate alla scienza fisica.

L'idea che la politica sia scienza è una idea di estrema importanza. Hobbes, però, non elabora uno specifico metodo per la scienza della società e trasferisce, invece, alla politica il metodo, all'epoca, imperante nella scienza: la geometria.

Questo metodo parte dai problemi più semplici e quando giunge ai problemi più complessi si serve di ciò che ha precedentemente dimostrato; di conseguenza, ogni momento di sviluppo è garantito da ciò che lo ha preceduto.

Adottando questa impostazione, Hobbes segue una costruzione di astrazioni "logiche", alle quali giunge proprio trascurando la dimostrazione empirica e ritenendo che la conclusione non possa derivare dall'osservazione sistematica dei fatti.

L'applicazione del metodo "geometrico-meccanico" conduce Hobbes a dare un fondamento alla sua teoria politica.

La condotta umana, con la sensazione, il sentimento, il pensiero, è una forma di moto. La condotta sociale, sulla quale si basa la politica, non è che un caso speciale della condotta umana, riguardando i rapporti reciproci tra gli uomini.

La scienza politica è fondata, perciò, sulla condotta umana, sulla psicologia, ed il suo metodo è quello deduttivo, come lo è per tutta la scienza. La politica, come tutte le azioni della natura umana, è governata da una unica legge.

Da ciò, Hobbes deduce che essa possa esercitare un controllo efficace sulle azioni determinate dalla condotta umana.

Affermare la unicità della legge naturale è una grande conquista materialistica.

Secondo G. Sabine, il significato di "legge naturale", di derivazione teologica, rimane duplice sino ad Hobbes: da un lato riguarda la fisica e l'astronomia, dove prevale il principio meccanico, e, dall'altro, comprende la etica e il diritto, dove la norma è quella trascendentale. Da un lato la "legge naturale" è legge del moto, dall'altro è, invece, un valore, una forma di intuizione, una norma esterna.

Dopo Hobbes, Baruch Spinoza cercherà di conciliare le scienze naturali con l'etica e la religione, tenterà di eliminare, con il suo "monismo", il "dualismo" della "legge naturale".

Le scienze naturali avevano tolto il mondo fisico alla teologia, ma non il mondo sociale, il "corpo fisico" ma non il "corpo artificiale" Nel "monismo" di Hobbes: 1) la natura e la natura umana sono regolate da una unica "legge naturale" di causa-effetto; 2) il diritto e l'etica non sono fuori da questa legge; 3) la vita umana e la vita sociale sono determinate da una causa e non da un fine morale.

La "legge naturale", quindi, non stabilisce un valore morale.

Gli uomini vi si conformano, spinti da impulsi, senza esserne consapevo1i.

Secondo Hobbes, l'impulso della "legge naturale" è la autoconservazione.

Ammette, come Machiavelli, l'egoismo umano ma lo colloca in una psicologia di tipo scientifico, dove il desiderio o líavversione trovano uno sbocco nella "volontà".

Mentre in Machiavelli l'egoismo è visto ancora moralisticamente, in Hobbes è già affrontato scientificamente poiché piacere o dolore non sono concepiti come desideri in sé ma come emozioni determinate. Non cíé più posto per un giudizio morale.

Dovranno arrivare, in seguito, gli utilitaristi a riportare l'egoismo individuale nel sacco moralistico dei desideri.



METODO E LEVIATANO[34]

Acutamente Ludovico Geymonat osserva: "Si noti il metodo assolutamente razionalistico di cui si serve Hobbes nel suo ragionamento: egli applica alla scienza politica, o - come si diceva - al la filosofia civile il metodo delle scienze naturali, della composizione (o sintesi) e della scomposizione (o analisi) e tutto con una logica stringente, con una serrata argomentazione che sconvolge e smarrisce gli avversari.

Ma la forza principale del discorso hobbesiano sta nella sua assoluta spregiudicatezza e, se si vuole, nel suo cinismo".

La logica stringente la troviamo nei concetti che fanno dell'opera "Il Leviatano", del 1653, uno dei capolavori della scienza politica. "Composizione" e "scomposizione" si dipanano senza attriti o forzature.

La politica, o "desiderio di potenza", viene collegata alla sicurezza e alla assicurazione di beni futuri; per ogni individuo, perciò, gli altri esseri umani valgono soltanto in questo senso.

Qui Hobbes fa una considerazione importante poiché osserva che gli individui si equivalgono, o quasi, in potenza e astuzia e, di conseguenza, nessuno può ritenersi mai sicuro.

A questo punto lo Stato diventa necessario perché, se manca a regolare la condotta degli uomini, vi è "guerra di tutti contro tutti".

Oltre ad essere necessario lo Stato è possibile dato che nella condizione naturale vi è sì il desiderio ma vi è anche la ragione che insegna a "fuggire una distruzione contro natura".

La ragione è "un egoismo più calcolato che porta l'uomo alla società".

Il fine non è altro, per Hobbes, che l'autoconservazione biologica. La vita non concede sosta nella ricerca dei mezzi di autoconservazione, mezzi che conducono alla lotta per l'esistenza proprio perché sono precari. Quindi il "desiderio" di sicurezza è inseparabile dal desiderio di potenza, cioè del mezzo per assicurare i beni futuri.

Per Hobbes i "desideri" non sono desideri in sé, ma emozioni determinate, Così come lo sono il piacere o il dolore.

Mentre in Machiavelli l'egoismo è visto moralisticamente, in Hobbes è considerato scientificamente.

Non c'è più posto per un giudizio morale. L'egoismo individuale in termini soggettivisti sarà ripreso dagli utilitaristi, appartenenti ad una fase più matura del pensiero borghese; segno che il forte materialismo del pensatore inglese che lo avvicina alla teoria del "riflesso condizionato" non serviva più all'ideologia "empirista".

La "legge naturale" spinge l'uomo a cercare di raggiungere la sicurezza. Ne consegue che la pace e la cooperazione servono all'autoconservazione più che la violenza e la competizione; ma la pace richiede fiducia reciproca e mantenimento del patto.

Nella teoria di Hobbes lo Stato procura sicurezza perché garantisce pace e perché mantiene il patto, ed è giustificato soltanto perché assicura un vantaggio individuale superiore.

Il "corpo artificiale", lo Stato, viene creato perché la ragione, che altro non è se non egoismo perfezionato, lo trova più vantaggioso del Non-Stato.

Lo Stato è un "Leviatano".

Su questo punto l'individualismo di Hobbes coglie lo spirito borghese del "laissez faire" e demolisce l'ideologia della monarchia assoluta basata sulla morale della lealtà e della riverenza.

Gli individui, però, non si possono accordare spontaneamente per rispettare i patti.

La ragione è troppo debole per imporre il rispetto dei patti e per punire i trasgressori. Di conseguenza, lo Stato si identifica con la forza.



METODO E PRATICA SOCIALE[35]

Nella teoria dello Stato di Hobbes vi e il patto tra gli individui, ma la ragione che ha portato al patto non basta più. Lo Stato non e, quindi, il "consenso" ma e la "unione", cioè la sottomissione di tutti alla volontà di uno. Lo Stato e l'unico a non avere superiori.

Da ciò deriva che non cíè distinzione tra società e Stato e tra Stato e governo. La "società" senza "Stato" non esiste, per Hobbes, prece una "folla senza capo": il patto riguarda lo Stato e non la società.

Il "Leviatano" non distingue tra "legge" e "morale": e il "Dio mortale" con la spada e il pastorale.

Da ciò Hobbes deriva l'assolutismo monarchico, ma a ben vedere la sua teoria dello Stato va oltre la forma monarchica dato che, per lui, l'istituto statuale e volontà e autorità illimitata.

Che la teoria di Hobbes non si limiti alla forma di Stato e dimostrato da un'altra sua tesi, di maturo contenuto borghese, per cui: 1) il governo che non sa dare sicurezza ai sudditi si trova ad avere una opposizione; 2) l'opposizione vincente priva i re del potere della sovranità.

Hobbes e assolutista ma non e legittimista. Per lui la legge e il potere; non cíè legge senza potere.

Dopo l'esecuzione di Carlo I vuole abbandonare la monarchia.

Se strategicamente Hobbes e borghese, non lo e ancora tatticamente. Respingendo la teoria del governo misto (Stato e parlamento) con la tesi che il potere sovrano e indivisibile, non vede le tappe di ascesa della borghesia, la manovra di alleanze proprio per arrivare a quel potere sovrano e indivisibile, a quella dittatura di classe che e lo Stato borghese, dove il parlamento e ogni istituzione e "Stato".

Quando Hobbes dice che il "potere sovrano" può risiedere anche nel parlamento purché questo ne detenga la forza enuncia, in fondo, una teoria borghese.

Nessuna "legge civile" può essere contraria alla "legge naturale": questo e il principio fondamentale dello Stato borghese, per il quale la natura e proprio la produzione capitalistica.

Affermando l'assolutismo dello Stato e l'identificazione della morale nella legge, Hobbes subordina in modo completo la Chiesa allo Stato. Anche in questo e borghese.

Materialista, considera la fede nella immaterialità un errore derivato da Aristotele e propagato dal clero a proprio vantaggio.

La spiritualità e un fantasma, una invenzione dell'immaginazione, dice.

La religione deve, secondo il suo pensiero, essere sotto il dominio dello Stato. Il dovere della Chiesa e l'istruzione. La teoria dello Stato di Hobbes appartiene, nei suoi aspetti fondamentali, al grande corpo delle teorie borghesi.

Come e potuto accadere che una produzione intellettuale concepita praticamente dal suo autore in funzione antiborghese sia, invece, divenuta un prodotto teorico della borghesia? Quello che sembra un paradosso e, invece, un buon esempio di ciò che il metodo marxista definisce la "determinazione sociale".

La pratica non e una pratica individuale bensì una pratica sociale, una pratica di classe.

E una aberrazione "idealistica" pensare che la teoria sorga dalla pratica individuale: ciò segnerebbe l'esistenza della teoria "individuale". La produzione teorica (la produzione delle idee) sorge dalla pratica sociale.

NOTE

[25] lotta comunista Maggio 1992
[26] lotta comunista Giugno 1992
[27] lotta comunista Luglio 1992
[28] lotta comunista Ago.-Settem. 1992
[29] lotta comunista Ottobre 1992
[30] lotta comunista Novembre 1992
[31] lotta comunista Dicembre 1992
[32] lotta comunista Gennaio 1993
[33] lotta comunista Febbraio 1993
[34] lotta comunista Marzo 1993
[35] lotta comunista Aprile 1993

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Ultima modifica 24.12.2003