Un mondo migliore

Programma del Partito Comunista Operaio


Parte Prima

Basi sociali e culturali del comunismo operaio

Un mondo migliore

Libertà, eguaglianza, prosperità

Lotta di classe: proletariato e borghesia

Comunismo operaio

 

Un mondo migliore

Cambiare il mondo per crearne uno migliore è sempre stata una profonda aspirazione degli esseri umani in tutta la storia delle società. È vero che persino il mondo attuale, per così dire moderno, è dominato da idee fataliste, religiose e non religiose, che dipingono lo stato presente di prostrazione dell'umanità come qualcosa di normale e inevitabile. Nonostante ciò, la vera e propria vita e le azioni delle stesse persone rivelano una fiducia profonda e solida nella possibilità e anche nella certezza di un futuro migliore. La speranza che il mondo di domani possa essere libero delle ineguaglianze di oggi, delle sofferenze e delle privazioni, credere che le persone possano, individualmente e collettivamente, influenzare la forma del mondo a venire, è una concezione profondamente radicata e potente nella società, che guida la vita e le azioni di vaste masse.

Prima di tutto, il comunismo operaio sta qui, nella fiducia incrollabile di innumerevoli persone e di generazioni dopo generazioni, che costruire un mondo migliore e un migliore futuro con le proprie mani è necessario e possibile.

 

Libertà, eguaglianza, prosperità

Chiaramente, l'immagine che ognuno di noi ha di un mondo ideale non è una e una sola. Comunque, per tutta la storia umana certe idee sempre si sono imposte come misure della felicità umana e del progresso sociale, tanto che oggi esse fanno parte integrante del vocabolario politico universale, come sacri princìpi. Libertà, uguaglianza, giustizia e prosperità sono le prime tra esse. Precisamente questi ideali formano le fondamenta culturali del comunismo operaio. Il comunismo operaio è un movimento per cambiare il mondo e dare inizio a una società libera, uguale, umana, prospera.

 

Lotta di classe: proletariato e borghesia

I comunisti operai non sono un branco di utopici riformatori ed eroici salvatori dell'umanità. La società comunista non è un disegno fantastico o una ricetta concepita da onniscienti benefattori. Il comunismo operaio è un movimento sociale che sorge dall'interno della stessa moderna società capitalista, un movimento che riflette l'orizzonte, gli ideali e la protesta di un vasto settore di questa società stessa.

La storia di ogni società finora è stata una storia di lotte di classi. Una lotta senza interruzioni, ora nascosta ora palese, è continuata tra classi sfruttatrici e sfruttate, classi che opprimono e classi che sono oppresse, nelle differenti epoche e società. Tale lotta di classe è la sorgente principale del cambiamento e della trasformazione sociale.

Le società precedenti si edificavano su una complessa gerarchia di classi e strati. La società capitalista moderna, invece, ha semplificato drasticamente le divisioni di classe. Con tutta la varietà di occupazioni e la ramificata divisione del lavoro presente in essa, la società attuale nel suo insieme è organizzata principalmente intorno a due campi di classe opposti: operai e capitalisti, proletariato e borghesia.

L'opposizione di questi due campi è, al livello più fondamentale, la fonte di tutta la molteplicità di conflitti economici, politici, intellettuali e culturali che si hanno nella società esistente. Non solo la vita politica ed economica della società, ma anche la vita culturale, intellettuale e scientifica della umanità - aree che sembrano essere domini indipendenti che stanno al di sopra delle classi e non ne dipendono - portano il marchio di questo schieramento centrale nella società capitalista moderna. Il campo del proletariato, degli operai, con tutta la varietà di pensieri, ideali, tendenze e partiti presenti in esso, rappresenta la volontà di cambiare il sistema in favore degli oppressi e dei poveri. Il campo della borghesia, anch'esso con tutte le varie articolazioni di pensiero, partiti politici, pensatori e leader, sta a preservare lo stato di cose presente e a proteggere il sistema capitalista e il potere e i privilegi economici e politici della borghesia, contro la spinta degli operai per uguaglianza e libertà.

Il comunismo operaio emerge da questa lotta di classe. Appartiene al campo del proletariato. Il comunismo operaio è il movimento rivoluzionario della classe operaia per rovesciare il sistema capitalista e creare una nuova società senza classi e senza sfruttamento.  

 

Comunismo operaio

Non solo libertà ed eguaglianza, ma persino l'ideale di abolire classi e sfruttamento non sono unicamente del comunismo operaio. Questi obiettivi sono stati la bandiera di altri movimenti e altre classi oppresse anche in società precedenti. Ciò che contraddistingue il comunismo operaio come movimento è il fatto che esso emerge in opposizione al capitalismo, vale a dire l'ultimo e più moderno sistema di classe.  

Il comunismo operaio è il movimento sociale del proletariato, una classe che è essa stessa un prodotto del capitalismo e della moderna produzione industriale, e la principale classe sfruttata in tale sistema. E una classe che vive grazie alla vendita della propria forza lavoro, e non ha altri mezzi per vivere che la propria forza lavoro. Il proletario non è uno schiavo, non è un servo, non è un artigiano; non è proprietà di nessuno, e nemmeno possiede i suoi mezzi di produzione. E' allo stesso tempo libero e forzato a vendere la propria forza lavoro sul mercato al capitale.

I princìpi e gli ideali sociali del comunismo operaio derivano dalla critica delle fondamenta economiche, sociali e intellettuali del capitalismo. Si tratta di una critica dal punto di vista della classe degli operai salariati in questa società, e di conseguenza integrale e rivoluzionaria. La gente che lavora ha una concezione della libertà, della uguaglianza, della felicità umana che inevitabilmente è ed è sempre stata nelle precedenti società un riflesso dei rapporti sociali esistenti e della posizione rispetto alla produzione e alla proprietà. La concezione che lo schiavo aveva della libertà non andava molto oltre l'abolizione della schiavitù, e la concezione del servo o dell' artigiano urbano dell' uguaglianza non poteva essere niente di più della uguaglianza nei diritti di proprietà. Ma con la nascita del proletariato, la grande massa di produttori liberi da ogni forma di proprietà dei mezzi di produzione, una classe la cui sottomissione e il cui sfruttamento economici si basano precisamente sulla sua libertà legale, il concetto di libertà e uguaglianza cambia radicalmente. Il proletariato non può liberare se stesso senza che la società, come tale, venga liberata dalle divisioni di classe e dalla proprietà privata dei mezzi di produzione. Eguaglianza è una nozione non solo giuridica, ma anche, e fondamentalmente, economica e sociale.

Con il marxismo, la critica proletaria del capitalismo, il movimento comunista operaio e il punto di vista sociale comunista operaio, che erano emersi con la Rivoluzione Industriale, conquistarono una coerenza, una chiarezza, un vigore teorico immensi. Il movimento comunista operaio è, da allora, legato inseparabilmente al marxismo e alla critica marxista dell'economia politica della società capitalista.

Il comunismo operaio è un movimento sociale che è venuto alla luce con la nascita del capitalismo e della classe degli operai salariati, e rappresenta per la classe operaia la più profonda e più universale critica del capitalismo e dei suoi malanni. Gli obiettivi e il programma pratico di questo movimento si basano sulla critica marxista alle basi del capitalismo contemporaneo, cioè dell'ultima, della più moderna, della più avanzata forma di società di classe.

Il comunismo operaio non è un movimento separato dalla classe operaia. Non ha interessi oltre quelli della intera classe operaia. Ciò che contraddistingue questo movimento dagli altri movimenti e dagli altri partiti operai è che, in primo luogo, nelle lotte di classe nei vari paesi sostiene la causa dell'unità e dei comuni interessi degli operai di tutto il mondo, e in secondo luogo rappresenta, nei diversi stadi e sui vari fronti delle lotte degli operai, gli interessi della classe operaia come un tutto. Quindi, il comunismo operaio è il movimento del settore più avanzato della classe operaia che comprende il fine ultimo, le condizioni e i prerequisiti della vittoria e cerca di riunire i vari settori della classe operaia.

 

 

Il Capitalismo

 

Un bilancio da tracciare

Fondamenta del capitalismo

Stato e sovrastruttura politica

Cultura, ideologia, moralità

 

Un bilancio da tracciare

Il sistema capitalista sta dietro tutte le disgrazie che gravano sull'umanità oggi. Povertà, privazioni, discriminazione, disuguaglianza, repressione politica, ignoranza, bigotteria, arretratezza culturale, corruzione, crimine, disoccupazione, senza tetto, insicurezza economica e politica, sono tutti prodotti inevitabili di questo sistema. Nessun dubbio che gli apologeti borghesi si affretteranno a dirci che tutto ciò non è stato inventato dal capitalismo, ma esisteva già prima, che sfruttamento, repressione, discriminazione, oppressione della donna, ignoranza e pregiudizi, religione e prostituzione sono più o meno altrettanto vecchi quanto la società umana stessa.

Cosa vogliono nascondere qui è il fatto che, in primo luogo, tutti questi problemi hanno trovato un significato nuovo in questa società, in corrispondenza ai bisogni del capitalismo. Tutti vengono costantemente riprodotti come parti integranti del moderno sistema capitalista. La fonte della povertà, della mancanza di un lavoro o di una casa, della fame, della precarietà economica alla fine del XX secolo è il sistema economico in vigore alla fine del XX secolo. Le brutali dittature, guerre, genocidi e repressioni che oggi marcano la vita di centinaia di milioni di persone derivano la loro ragion d'essere dai bisogni del sistema che oggi governa il mondo, e servono precisi interessi in questo mondo. L'attuale oppressione delle donne non è il risultato di economia e moralità medievali, ma un prodotto del sistema economico e sociale e dei valori morali dell'attuale società capitalista.

In secondo luogo, è la borghesia e il sistema capitalista stesso che continuamente e senza tregua resiste a quelli che si sforzano di sradicare e vincere questi mali. L'unico ostacolo alla lotta degli operai per migliorare le condizioni di vita e i diritti civili non è altro che la borghesia e i suoi governi, partiti e difensori. Dovunque la gente nelle regioni più povere alza la schiena per farsi carico della propria vita, la prima barriera che devono fronteggiare è la forza armata della borghesia locale e internazionale. Sono lo stato della borghese, la sua enorme macchina di propaganda mediatica, l'istituzione religiosa, le tradizioni, la morale e il sistema educativo a plasmare mentalità arretrate piene di pregiudizi, una generazione dopo l'altra. Non c'è dubbio che sono il capitalismo e la borghesia che bloccano milioni di persone, spinte all'estremo e con le idee più o meno chiare circa le caratteristiche di un società degna di esseri umani, nel loro tentativo di cambiare il sistema. 

Oggi, alla fine del XX secolo, al culmine della globalizzazione del capitalismo e nel mezzo delle più grandi rivoluzioni tecnologiche, l'umanità si ritrova in uno dei periodi più critici della sua storia. La sopravvivenza fisica pura e semplice è divenuta la sfida più importante per milioni di persone, dai paesi d'Africa e Asia, ridotti alla miseria, fino alle città capitali dell'Occidente. Per i paesi più arretrati, la speranza di uno sviluppo economico è stata ora completamente sconvolta. Il sogno di una crescita economica ha fatto posto all'incubo permanente di carestia, fame e malattie. Nell'avanzata Europa e negli USA, dopo anni di recessione, la miserabile promessa di una "crescita senza impiego" mantiene la stessa prospettiva d'incubo per decine di milioni di famiglie della classe operaia. Nel mondo, imperversano guerra e genocidi. Sono in atto processi di arretramento intellettuale e culturale a livello di massa: dal risorgere del fanatismo religioso, sciovinismo maschilista, razzismo, tribalismo e fascismo, al collasso dei diritti e dello status dell'individuo nella società, ad abbandonare vita e mezzi di sussistenza di centinaia di milioni, vecchi e giovani, alla merce' del libero mercato. Nel maggior parte dei paesi, il crimine organizzato è divenuto una costante e parte integrante del funzionamento economico e politico della società. La dipendenza dalla droga e il crescente potere delle reti criminali coinvolte nella produzione e nel traffico di droga sono ora un importante e insolubile problema internazionale. Il sistema capitalista e la supremazia del profitto hanno esposto l'ambiente a pericoli seri e danni irreparabili. I pensatori e gli analisti borghesi neanche pretendono di avere una risposta a questi problemi. Questa è la realtà del capitalismo oggi, dare corpo a un orribile futuro per tutta la popolazione del mondo.

 

Fondamenta del capitalismo

La società attuale è senza dubbio complessa e sofisticata. Miliardi di persone sono in continua interazione all'interno di elaborate matrici di rapporti economici, sociali e politici. Tecnologia e produzione hanno raggiunto dimensioni gigantesche. Ampia e diversificata è la vita intellettuale e culturale dell'umanità, come anche lo sono i suoi problemi e difficoltà. Ma queste complessità tengono solamente occultate le semplici e comprensibili realtà che formano il tessuto economico e sociale del mondo capitalista.

Come ogni altro sistema classista, il capitalismo si basa sullo sfruttamento dei produttori diretti - l'appropriazione di una parte del loro lavoro da parte delle classi dominanti. Il carattere specifico di ogni sistema sociale nelle differenti epoche storiche sta nella maniera particolare in cui ha luogo tale sfruttamento in ciascun sistema. Sotto la schiavitù, non solo il prodotto dello schiavo apparteneva al proprietario, ma lo schiavo stesso. Egli lavorava per lo schiavista, e in compenso era tenuto in vita da lui. Nel sistema feudale, o i contadini consegnavano parte del loro prodotto al signore feudale, oppure eseguivano determinate ore di lavoro forzato e non pagato. Sotto il capitalismo, comunque, lo sfruttamento ha basi alquanto differenti.  

Qui i principali produttori, cioè gli operai, sono liberi; essi non appartengono a nessuno, non sono annessi ad alcuna proprietà, non sono alla catena di nessun padrone. Essi possiedono e controllano il proprio corpo e la propria forza lavoro. Ma gli operai sono anche "liberi" in un altro senso: sono 'liberi' dalla proprietà dei mezzi di produzione, e così per poter vivere devono vendere la loro forza lavoro per un determinato tempo in cambio di un salario, alla classe capitalista - cioè una piccola minoranza che possiede e monopolizza i mezzi di produzione. Gli operai devono in seguito comprare i propri mezzi di sussistenza - le merci che essi stessi hanno prodotto - sul mercato, dai capitalisti. L'essenza del capitalismo, e la base dello sfruttamento in questo sistema, è il fatto che, da una parte, la forza lavoro è una merce e, dall'altra parte, i mezzi di produzione sono la proprietà privata della classe capitalista.

Senza la viva forza lavoro umana, che mette al lavoro gli strumenti e crea nuovi prodotti, l'esistenza della società umana, la stessa sopravvivenza degli esseri umani e la soddisfazione dei loro bisogni sono inconcepibili. Questo vale per ogni sistema. Ma nel capitalismo la forza lavoro e i mezzi di produzione sono tenuti separati l'una dagli altri dalla muraglia della proprietà privata; sia l'una che gli altri sono merci, e i rispettivi padroni devono incontrarsi su un mercato. Finalmente, i proprietari di queste merci entrano in una transazione libera ed equa: l'operaio vende la sua forza lavoro per determinati periodi, in cambio di salario, al capitalista, cioè al proprietario dei mezzi di produzione; il capitalista impiega questa forza lavoro, la usa e crea nuovi prodotti. Queste merci sono poi vendute sul mercato e il ricavo dà il via ad un nuovo ciclo produttivo, come capitale.

Ma dietro lo scambio apparentemente equo tra lavoro e capitale, si cela una disuguaglianza fondamentale; una disuguaglianza che segna la sorte dell'umanità oggi e senza la cui eliminazione la società non sarà mai libera. Con il salario, gli operai ricevano soltanto il valore di ciò che hanno venduto, cioè la capacità di rinnovare la propria forza lavoro. Con il suo lavoro quotidiano, la classe operaia si assicura soltanto la continua esistenza di operaio, la sopravvivenza come venditore quotidiano di forza lavoro. Ma il capitale in questo processo cresce e si accumula. La forza lavoro è una forza creativa; essa, una volta entrata nel ciclo produttivo, genera nuovi valori per chi l'ha acquistata. Il valore delle merci e servizi prodotti dall'operaio, a ogni ciclo del processo di produzione, è maggiore della quota che spetta all'operaio e di quella parte del prodotto che va a riprodurre il valore dei mezzi di lavoro usati e consumati. Questo plusvalore, che prende la forma di un'immensa quantità di merci, appartiene automaticamente alla classe capitalista, e accresce il volume del suo capitale, in virtù della proprietà dei mezzi di produzione che la classe capitalista detiene. La forza lavoro nel suo scambio con il capitale riproduce solo se stessa, mentre il capitale nel suo scambio con la forza lavoro, cresce. La capacità creativa della forza lavoro e l'attività produttiva della classe operaia si riflettono come la nascita di nuovo capitale per la classe capitalista. Più, e meglio, la classe operaia lavora, più forza acquista il capitale. Il potere gigantesco del capitale nel mondo d'oggi e la sua dominazione in continua espansione sulla vita economica, politica e intellettuale dei miliardi di abitanti della Terra non è altro che l'immagine invertita del potere creativo del lavoro e dell'umanità lavoratrice.

Quindi, lo sfruttamento nella società capitalista ha luogo senza gioghi sulle spalle e catene ai piedi dei produttori attraverso la mediazione del mercato e dello scambio libero e equo di merci. Questa è la fondamentale caratteristica del capitalismo che lo distingue in sostanza da tutti i sistemi precedenti.

Il plusvalore ottenuto dallo sfruttamento della classe operaia viene diviso tra i diversi settori della classe capitalista essenzialmente tramite i meccanismi di mercato,le politiche fiscali e monetarie dello stato. Profitto, interesse e rendita sono le forme principali nelle quali i differenti capitalisti partecipano ai frutti di questo sfruttamento di classe. La concorrenza dei capitalisti sul mercato determina la porzione di ogni branca, unità, impresa.

Ma non è tutto. Questo plusvalore paga l'intero costo della macchina statale, esercito e amministrazione, della borghesia, delle sue istituzioni ideologiche e culturali, e il mantenimento di tutti coloro che, attraverso queste istituzioni, sostengono il potere della borghesia. Con il suo lavoro, la classe operaia paga il costo della classe dominante, la sempre crescente accumulazione di capitale e la dominazione politica, culturale e intellettuale della borghesia sulla classe operaia e sull'intera società.

Con l'accumulazione di capitale, la massa di merci che costituisce la ricchezza della borghesia aumenta. Un risultato inevitabile del processo di accumulazione è il continuo e accelerato progresso tecnologico e la crescita in massa e capacità dei mezzi di produzione che la classe operaia mette in movimento ad ogni nuovo ciclo del processo di produzione. Ma in comparazione con l'aumento della ricchezza e delle forze produttive della società, la classe operaia continuamente diventa relativamente più povera. Malgrado il miglioramento graduale e limitato, in termini assoluti, dello standard di vita degli operai, la fetta della ricchezza sociale che va alla classe operaia declina rapidamente, e si amplia il divario tra le condizioni di vita della classe operaia e i più alti standard di vita che già sono resi possibili con il suo lavoro. Più diventa ricca la società, più impoverita è la parte che l'operaio si ritaglia in essa.

Progresso tecnologico e aumento della produttività del lavoro significano che la viva forza lavoro umana è rimpiazzata in misura crescente da macchine e sistemi automatici. In una società libera e umana questo dovrebbe tradursi in maggior tempo libero a disposizione per tutti. Ma nella società capitalista, dove forza lavoro e mezzi di produzione sono semplicemente altrettante merci che il capitale impiega per far profitti, la sostituzione di esseri umani con macchine si manifesta in una disoccupazione permanente di un settore della classe operaia a cui è ora negata la possibilità di farsi una vita. L'apparire di un esercito di riserva di operai che nemmeno hanno la possibilità di vendere la propria forza lavoro è un risultato inevitabile del processo di accumulazione del capitale, e allo stesso tempo una condizione della produzione capitalista. L'esistenza di questo esercito di riserva di disoccupati, aiutati essenzialmente dalla parte occupata della classe operaia stessa, accresce la concorrenza tra le fila della classe operaia e mantiene i salari al più basso livello socialmente possibile. Questo esercito di riserva permette inoltre al capitale di modificare più facilmente la dimensione della forza lavoro impiegata in proporzione alle esigenze del mercato. La disoccupazione di massa non è un effetto indesiderato del mercato, o il risultato di cattive politiche di qualche governo. Essa è parte essenziale del funzionamento del capitalismo e del processo di accumulazione del capitale.

Crisi economiche periodiche con conseguenze economiche e sociali catastrofiche, sono un connotato inevitabile del sistema capitalista. Tali crisi originano essenzialmente da una contraddizione fondamentale all'interno del processo di accumulazione stesso: mentre il lavoro è la fonte di plusvalore e profitto, il processo di accumulazione e l'inevitabile progresso tecnologico costantemente diminuiscono il rapporto tra forza lavoro e mezzi di produzione. Il plusvalore che viene prodotto, anche se aumenta in termini assoluti, non può normalmente tenere il passo con l'aumento del capitale accumulato. Per le leggi materiali dello stesso processo di accumulazione, perciò, il tasso di profitto ha una tendenza inevitabile a cadere. L'attività incessante di smorzare questa tendenza e mantenere il tasso di profitto, specialmente intensificando lo sfruttamento e riducendo la porzione della ricchezza sociale che va alla classe operaia - pagata sotto forma di salari, servizi pubblici, ecc. - è l'occupazione quotidiana della classe capitalista, con i suoi vari governi, e con i vasti reparti di economisti, manager, esperti borghesi di tutto il mondo.

Nonostante ciò, le contraddizioni interne al capitale e la tendenza alla caduta del tasso di profitto si fanno valere periodicamente e gettano l'intero sistema economico in una profonda crisi. Periodi di stagnazione e crisi non sono soltanto segni e sintomi dell'intensificarsi delle contraddizioni interne del capitale, ma anche il meccanismo pratico per alleviarle e per la ricostruzione del capitale. La concorrenza tra differenti settori di capitalisti cresce, e molti vanno in bancarotta. I capitalisti più deboli cadono, migliorando le condizioni di profittabilità per quelli che restano. Dall'altra parte, la classe capitalista si imbarca in un'offensiva su larga scala sulle condizioni di vita degli operai. Le fila dei disoccupati si riempiono e si intensifica lo sfruttamento dell'intera classe operaia.  

Il capitale emerge da ogni crisi più centralizzato. Quindi la crisi successiva prende piede su dimensioni più vaste e più profonde, fomenta concorrenza e conflitti più seri nella classe capitalista. Ogni nuova crisi rende necessaria una ricostruzione del capitale di portata sempre più vasta. Allo stesso tempo, le prospettive per la società ogni volta si fanno più oscure e più terrificanti.

Le conseguenze delle contraddizioni e crisi del sistema capitalista non si limitano alla sfera economica. Devastanti guerre globali e regionali, militarismo e aggressioni militari, stati autocratici e polizieschi, privare la gente, e specialmente gli operai, di diritti civili e politici, l'aumento del terrorismo di stato, il risorgere dell'estrema destra e di gruppi e tendenze religiose, nazionaliste, razziste e contro la donna - queste sono le realtà del capitalismo contemporaneo specialmente in periodi di crisi.

 

Stato e sovrastruttura politica

Gli analisti borghesi dipingono lo stato come una istituzione necessaria per l'amministrazione della società nel comune interesse di tutti; un'istituzione che si suppone incarni la volontà collettiva delle persone e imponga il loro potere combinato. Ci dicono che le leggi esistenti sono una raccolta di princìpi naturali che si dimostrano da soli, accettati da tutti, che lo stato garantisce e trasforma in forza. Rappresentare lo stato come un corpo autonomo che sta al di sopra degli interessi antagonisti di classe è una pietra angolare dell'ideologia borghese. Questa idea è più radicata tra la gente nei paesi occidentali avanzati. che hanno avuto sistemi parlamentari più stabili. Ma persino nei paesi meno sviluppati, malgrado l'esistenza di stati autocratici e polizieschi, e la pubblica sfiducia negli stati esistenti, l'idea della necessità dello stato non è messa in discussione, e vedere lo stato come una istituzione responsabile del funzionamento della società è altrettanto profondamente radicata. L'espansione del ruolo economico degli stati, e in particolare l'intervento statale nel campo dei servizi pubblici, nel controllo e nel governo economico, hanno rafforzato notevolmente queste illusioni.

La verità è che lo stato è lo strumento più importante della classe dominante per tenere soggiogate le masse sfruttate. Storicamente, l'emergere dello stato è stato il risultato dell'apparire dello sfruttamento e della divisione della società in classi che vengono sfruttate e classi che sfruttano. Con tutta la complessità della struttura degli stati attuali, lo stato, come prima, è un apparato coercitivo, con esercito, tribunali e prigioni come fondamenta. Lo stato è il potere coercitivo organizzato della classe dominante. E' uno strumento del governo di classe. Ogni stato, qualunque ne sia la forma e l'apparenza esteriore - monarchia o repubblica, parlamentare o dispotico - è uno strumento della dittatura della o delle classi dominanti.

In ogni sistema, anche nelle più brutali schiavitù dei tempi antichi, dove il carattere di classe dello stato era palese, la classe dominante ha sempre avuto bisogno di dare una qualche forma di legittimità al suo stato. Monarchia e governo dinastico, regno dell'aristocrazia, governo divino e teocrazia, sono tutte forme nelle quali tale legittimità è stata ricercata. Nella società capitalista, una società basata sul mercato, e dove operaio e capitalista sono dipinti come "liberi" agenti che entrano in un contratto volontario ed equo, il diritto di voto, il parlamento e il sistema elettorale sono le forme principali per guadagnare legittimità per il governo di classe della borghesia. In superficie, lo stato è uno strumento di governo politico di tutta la popolazione, formato tramite il voto diretto di quest'ultima. Certamente, da un punto di vista storico, il diritto di voto e il parlamento sono conquiste importanti nella lotta delle masse lavoratrici per promuovere i loro diritti civili. E' anche chiaro che la vita in un sistema borghese liberale è assai più tollerabile della vita sotto un regime militare o autocratico. Ma queste forme non possono nascondere la natura di classe dello stato moderno. Persino nei sistemi parlamentari più avanzati, stabili e liberi le masse lavoratrici hanno una possibilità molto piccola di influenzare politiche e azioni dello stato. Il sistema parlamentare impiega relativamente meno violenza aperta e brutale, lascia alternarsi le posizioni di governo tra i differenti settori della classe dominante, attraverso periodiche elezioni generali. E' così riuscito ad assicurare l'indiscutibile governo dell'intera borghesia sulla vita politica ed economica della società. La democrazia parlamentare non è un meccanismo per la partecipazione popolare al potere politico. E un mezzo per legittimare il governo e la dittatura della classe borghese.

 

Cultura, ideologia, moralità

Lo sfruttamento e la mostruosa espoliazione dei popoli su ampia scala, sono così palesi che non potrebbero perpetrarsi se non fossero le vittime stesse a sottomettersi e a farsi una ragione di questo stato di cose. Dipingere questo stato di cose come legittimo, naturale ed eterno, e intimidire la gente fino alla sottomissione è il compito della sovrastruttura intellettuale, culturale e morale di questa società. L'arsenale culturale e intellettuale della borghesia contro la libertà e la lotta per la liberazione è enorme. In parte si tratta di eredità delle epoche passate, ora ripulite e adattate alle necessità della società borghese. Tutte le forme di religione, pregiudizio, tribalismo, razzismo, sciovinismo maschilista sono servite nella storia da armi intellettuali e culturali nelle mani delle classi dominanti, per umiliare e ridurre al silenzio le masse lavoratrici. E ai nostri giorni queste armi, sotto nuove forme e capacità, vengono raccolte per proteggere la proprietà borghese e il governo borghese dalla minaccia della coscienza e delle intenzioni della popolazione lavoratrice.

Ma quanto la società borghese ha aggiunto di proprio a questa collezione di artiglieria intellettuale e culturale, è qualcosa di assai più estensivo ed efficiente. In questa società, l'interesse proprio e la concorrenza, cioè la ragion d'essere che sta dietro il comportamento del capitalista sul mercato, sono dipinti come pura natura umana e santificati ed esaltati come valori umani. Qui le relazioni tra persone sono un riflesso e un'estensione delle relazioni tra merci. Il valore e lo status delle persone hanno come misura il loro rapporto con la proprietà. La borghesia ha rotto l'equilibrio ristretto e locale della vecchia società e ha organizzato stati nazionali. Tribalismo e campanilismo hanno lasciato il posto al moderno nazionalismo e al patriottismo borghesi, il giogo ideologico più pesante mai posto sulle spalle delle masse lavoratrici.

Le idee dominanti in ogni società sono le idee della classe dominante. Ma oggi l'estensione della dominazione e del controllo intellettuale, culturale e morale della borghesia sulla vita della società è senza precedenti nella storia.

Le rivoluzioni scientifiche, tecnologiche e industriali degli ultimi due secoli e il potente meccanismo del mercato, che trascende ogni barriera nazionale, tribale, politica e culturale, hanno fornito alla borghesia enormi possibilità per salvaguardare il dominio ideologico e diffonderlo su scala mondiale. Proprio come nella sfera della produzione di beni, così nella sfera di produzione di idee, la forza creativa dell'umanità si è convertita in un'arma contro se stessa. Le maggiori innovazioni e conquiste del XX secolo, che hanno rivoluzionato le forme letterarie e artistiche, i mezzi di comunicazione di massa e aperto nuovi campi di attività culturale, hanno prima di tutto spianato la strada al costante bombardamento di milioni di persone con idee borghesi in forme più elaborate, sottili ed efficaci. La tecnologia dell'informazione e le reti televisive via satellite introdotte negli ultimi due decenni, le quali hanno facilitato grandemente il lavoro di raccolta e trasferimento di informazioni intorno al globo, si sono trasformate nelle mani della borghesia in una mostruosa macchina di disinformazione, indottrinamento e provocazione. L'industria dei mass media e dello spettacolo, come tali tra i più redditizi settori per il capitale, hanno soppiantato gran parte del ruolo tradizionale di famiglia e religione e persino degli organi repressivi dello stato, e giocano un ruolo crescente nel preservare l'esistente equilibrio ideologico nella società, diffondendo idee e valori della classe dominante, indottrinando e controllando le menti, intimidendo e isolando le persone e contrastando idee e tendenze critiche nella società. Queste istituzioni e le moderne forme di controllo di ciò che la gente pensa sono pilastri della stabilità politica nella società borghese, in particolare in tempo di crisi, incertezze e sommosse popolari.

Lottare contro le idee reazionarie dominanti è sempre stato una componente permanente della lotta di classe degli operai e un compito cruciale del movimento comunista operaio.

 

 

Rivoluzione Sociale e Comunismo

 

La libera società comunista

La rivoluzione proletaria e lo stato operaio

Il partito comunista e l'internazionale comunista della classe operaia

 

La libera società comunista

È facile vedere come il mondo capitalista è un mondo messo a testa in giù. I rapporti tra merci formano la base dei rapporti tra le persone. Il lavoro quotidiano di miliardi di persone per costruire il mondo si manifesta come la dominazione crescente del capitale sulle loro vite. Il fine motivazionale dell'attività economica non è la soddisfazione dei bisogni delle persone, ma la profittabilità del capitale. Il progresso tecnologico e scientifico, che è la chiave del benessere e della prosperità umana, si traduce in questo sistema in maggiore disoccupazione e miseria per centinaia di milioni di lavoratori. In un mondo che è stato costruito con cooperazione e azione collettiva, è la concorrenza che regna. La libertà economica dell'individuo è solamente una maschera che cela l'obbligo inevitabile ad apparire sul mercato del lavoro giorno dopo giorno. La libertà politica dell'individuo è una copertura per la vera mancanza di diritti e di influenza politica, e un mezzo per legittimare il dominio politico e lo stato della classe capitalista. La legge non è altro che la volontà e l'interesse della classe dominante tradotti in regole obbligatorie per tutti. Da amore e compassione a diritto e giustizia, dall'arte e creatività alla scienza e alla verità, non vi è concetto in questo mondo capitalista che non porti l'impronta di questa realtà capovolta.

Questo mondo capovolto deve essere messo in piedi. Questo è il compito del comunismo operaio. E l'obiettivo della rivoluzione comunista degli operai.

L'essenza della rivoluzione comunista è l'abolizione della proprietà privata dei mezzi di produzione per convertirli in proprietà comune dell'intera società. La rivoluzione comunista pone fine alla divisione in classi della società e abolisce il sistema del lavoro salariato. Di conseguenza, mercato, scambio di merci, e denaro spariscono. La produzione per il profitto viene rimpiazzata dalla produzione per soddisfare i bisogni della gente e per portare maggiore prosperità per tutti. Il lavoro, che nella società capitalista per la stragrande maggioranza è una strenua attività involontaria e meccanica per guadagnarsi da vivere, dà luogo all'attività volontaria, creativa e cosciente per arricchire la vita umana. Ognuno, in qualità di essere umano e per esser nato nella società umana sarà titolare in modo uguale di tutte le risorse vitali e dei prodotti della fatica collettiva. Da ciascuno secondo le proprie capacità, a ciascuno secondo i suoi bisogni - questo è il principio basilare della società comunista.

Non soltanto le divisioni di classe ma anche la divisione delle persone secondo l'occupazione scompariranno. Ogni campo di attività creativa sarà aperto a tutti. Lo sviluppo di ogni persona sarà la condizione per lo sviluppo della società. La società comunista è una società globale. Le frontiere e le divisioni nazionali spariranno e saranno sostituite da un' identità umana universale. La società comunista è una società libera dalla religione, dalle credenze superstiziose, dall'ideologia e tradizioni e moralità arcaiche che strangolano il libero pensiero.

La scomparsa delle classi e degli antagonismi di classe rende lo stato superfluo. Nella società comunista lo stato si estingue. La società comunista è una società senza stato. Gli affari amministrativi della società saranno gestiti dalla cooperazione, consenso e decisione collettiva di tutti i suoi membri.

Dunque è nella società comunista che gli ideali di libertà e uguaglianza umana sono veramente realizzati per la prima volta. Libertà non solo dall'ideologia oppressione politica ma anche dalla coercizione e asservimento economici e dalla schiavitù intellettuale. Libertà di godere e vivere la vita nelle sue diverse dimensioni. Uguaglianza non solo davanti alla legge ma nel godimento della ricchezza materiale e intellettuale della società. Uguaglianza in valore e dignità per ognuno nella società.

La società comunista non è né un sogno né una utopia. Tutte le condizioni per la formazione di una siffatta società sono già state create all'interno dello stesso mondo capitalista. Le forze scientifiche, tecnologiche e produttive dell'umanità sono già cresciute così in abbondanza che fondare una società dedicata al benessere di tutti è perfettamente realizzabile. Gli spettacolari passi in avanti nella tecnologia della comunicazione e dell'informazione durante gli ultimi due decenni significano che l'organizzazione di una comunità mondiale con la partecipazione collettiva nel disegno, pianificazione ed esecuzione delle diverse funzioni della società è possibile come mai prima d'ora. Una larga parte di queste risorse è ora sprecata in differenti maniere oppure deliberatamente usata per impedire i tentativi di migliorare la società e soddisfare i bisogni umani. Ma pur con tutta l'immensità di risorse materiali della società, la spina dorsale della società comunista è la forza viva e creativa di miliardi di uomini e donne liberati dalle catene di classe, la schiavitù salariata, la schiavitù intellettuale, l'alienazione e la degradazione. L'essere umano libero è la garanzia per la realizzazione della società comunista.

La società comunista non è un'utopia. È l'obiettivo e il risultato della lotta di una immensa classe sociale contro il capitalismo; una lotta vivente, reale e continua che è vecchia come la società capitalista stessa. Il capitalismo stesso ha creato la grande forza sociale che può materializzare questa prospettiva di liberazione. Lo stupefacente potere del capitale su scala globale è il riflesso della forza di una classe operaia mondiale. A differenza di altre classi oppresse nella storia della società umana, la classe operaia non può liberare se stessa senza liberare l'intera umanità. La società comunista è il prodotto della rivoluzione degli operai per porre fine al sistema della schiavitù salariata; una rivoluzione sociale che inevitabilmente trasforma tutte le fondamenta dei rapporti di produzione.

La rivoluzione proletaria e lo stato operaio

Gli esponenti e ideologi della borghesia accusano il marxismo e il comunismo operaio di far ricorso alla forza e alla violenza per raggiungere i loro obiettivi sociali. La verità, comunque, è che è il sistema borghese stesso che è fondato sulla violenza organizzata; violenza contro le persone, contro i loro corpi e e le loro menti, contro le loro emozioni e i loro pensieri, contro le loro speranze e aspirazioni e contro la loro lotta per migliorare la propria vita e il mondo in cui vivono.

Il sistema del lavoro salariato, che è la costrizione quotidiana della grande maggioranza della popolazione a vendere le proprie abilità fisiche e intellettive ad altri al fine di guadagnarsi da vivere, è la sorgente e l'essenza della violenza inerente a questo sistema. Questa nuda violenza ha molte vittime dirette: donne, operai, bambini, anziani, popolazioni delle più povere regioni del mondo, chiunque rivendichi i propri diritti e si opponga a qualunque oppressione, e chiunque sia stato marchiato come appartenente a questa o quella "minoranza". In questo sistema, grazie essenzialmente alla rivalità tra capitali e blocchi economici, guerra e genocidio hanno assunto dimensioni impressionanti. La tecnologia di guerra e distruzione di massa è assai più avanzata di quella usata per la produzione di beni. L'arsenale globale della borghesia può annientare il mondo più di una volta. Questo è il sistema che ha già fatto uso di orrende armi nucleari e chimiche contro la popolazione. La società borghese può anche andare orgogliosa dei suoi notevoli progressi nel rendere crimine, assassinio, abuso e stupro un fatto di routine della vita in questo sistema.

Può un tale sistema essere spazzato via dalla strada della liberazione umana e della fine definitiva della violenza, senza che le masse lavoratrici ricorrano alla forza? Da nessuna parte nella teoria comunista l'uso della forza è visto come una componente necessaria della rivoluzione degli operai. Ma chiunque abbia il minimo senso della realtà, ammetterà che la classe dominante di questa società, mai si metterà da parte pacificamente e accetterà la volontà della stragrande maggioranza di cambiare il sistema. Se proteggere gli affari e gli interessi quotidiani della borghesia è il compito dello stato, difendere l'esistenza del capitalismo e della proprietà borghese è la sua essenza più vera. Se le richieste di salari più elevati e della libertà di parola incorrono nella furia dello stato, della polizia e dei militari, ci si può immaginare il tipo di resistenza che verrà contrapposta al tentativo di espropriare la borghesia politicamente ed economicamente. La violenza della borghesia e del suo stato contro la rivoluzione degli operai, contro la volontà della stragrande maggioranza della popolazione che, con la classe operaia alla testa, alza la schiena per instaurare una nuova società, praticamente inevitabile.

La rivoluzione operaia deve abbattere lo stato borghese. La resistenza borghese contro la rivoluzione, e particolarmente contro il tentativo di passare i mezzi di produzione alla proprietà comune, continuerà anche dopo lo smantellamento del potere statale borghese. Quindi è cruciale instaurare uno stato operaio che possa rompere tale resistenza e imporre la volontà della rivoluzione. Come ogni altro stato, lo stato operaio non sta al di sopra della società e delle classi. E' un dominio di classe. Ma questo stato, che dalla teoria marxista è stato chiamato dittatura del proletariato, è il dominio della maggioranza sfruttata per imporre alle classi sfruttatrici la volontà della libertà umana e dell'uguaglianza e per sconfiggere i loro tentativi e intrighi. Nella sua forma, lo stato operaio è uno stato libero che organizza le dirette decisioni e volontà delle masse della popolazione lavoratrice stessa. Per sua natura, lo stato operaio, come stato di transizione, si estingue appena gli obiettivi della rivoluzione sono stati realizzati.

 

Il partito comunista e l'Internazionale comunista della classe operaia

Un requisito critico per il progredire e la vittoria della rivoluzione sociale operaia è la formazione di partiti comunisti operai che pongano tale prospettiva di fronte alla classe operaia e mobilitino e dirigano le forze della classe in tale lotta. Questi partiti dovrebbero essere formati in diversi paesi, come organizzazioni che uniscano soprattutto i dirigenti più coscienti e attivi delle lotte operaie. Il capitalismo è un sistema mondiale, la classe operaia è una classe mondiale, il conflitto degli operai con la borghesia è una lotta quotidiana su scala globale, e il socialismo è una alternativa che la classe operaia presenta all'umanità tutta. Il movimento socialista operaio deve essere organizzato su scala anch'essa globale. La costruzione di una Internazionale Comunista Operaia, come quel corpo che unisce e guida la lotta globale degli operai per il socialismo, è un compito urgente delle varie sezioni del movimento comunista operaio e dei partiti comunisti operai nel mondo.

 

Comunismo Operaio e Comunismo Borghese

Per gran parte del XX secolo, marxismo e comunismo hanno goduto di enorme prestigio all'interno di differenti movimenti di protesta e di riforma nel mondo. L'universalità e la statura del pensiero critico di Marx, l'egualitarismo e il profondo umanesimo del marxismo, e la pratica influenza del movimento comunista operaio - particolarmente come risultato della rivoluzione operaia in Russia nel 1917 che aveva trasformato il comunismo nella speranza di centinaia di milioni di operai in tutto il mondo - ebbero come risultato che molti movimenti non operai e persino non socialisti durante il XX secolo iniziassero a definirsi comunisti e marxisti. La maggior parte di questi movimenti aveva molto poco in comune con i princìpi basilari del comunismo e del marxismo, e, in realtà, le loro rivendicazione erano per lo più moderate e riformiste, interne struttura del sistema capitalista.

Comunismo era il nome adottato dal movimento socialista operaio nel XIX secolo per distinguersi dal socialismo non rivoluzionario, persino reazionario, delle altre classi. Ma nel XX secolo anche questo nome è stato abusato da altri movimenti e classi, al punto che ha perso il suo significato distintivo. Sotto il generale nome di comunismo, sono emerse le più varie sfumature di tendenze sociali che né nelle concezioni, né nei programmi, né nelle loro origini sociali e di classe, erano collegate al comunismo operaio e al marxismo. Ramificazioni di questo comunismo non operaio, e soprattutto tra esse il comunismo borghese del blocco sovietico, diventarono praticamente la corrente ufficiale del comunismo in gran parte del XX secolo. Il comunismo operaio venne marginalizzato.

La più importante tendenza comunista-borghese nel XX secolo emerse in URSS dopo il deragliamento e la sconfitta finale della rivoluzione operaia. Con la rivoluzione dell'ottobre 1917, il movimento comunista operaio, guidato dai bolscevichi, aveva avuto successo nel colpire il potere statale delle classi dominanti, instaurare un governo operaio e sconfiggere gli estremi sforzi militari della sconfitta reazione per restaurare il potere perduto. Ma malgrado questa vittoria politica, la classe operaia russa alla fine fallì nella trasformazione dei rapporti di produzione, cioè abolire il sistema del lavoro salariato e convertire i mezzi di produzione in proprietà comune. Nella metà degli anni `20, come reazione a una serie di tensioni economiche seguite alla guerra e alla rivoluzione, e in assenza di una chiara prospettiva per la trasformazione socialista dei rapporti economici, il nazionalismo arrivò a dominare la politica e il programma economico del partito e del movimento degli operai in Russia. Quello che ebbe luogo nell'epoca Stalin non era la costruzione del socialismo, ma la ricostruzione dell'economia nazionale capitalista in accordo a un modello statalista e amministrato. Invece dell'ideale della proprietà comune e collettiva, venne stabilita la proprietà statale dei mezzi di produzione. Salari, denaro, e il sistema del lavoro salariato, tutto rimase in vigore. Il fallimento della classe operaia russa nel rivoluzionare i rapporti economici portò alla sconfitta della rivoluzione operaia nel suo insieme. Lo stato operaio venne rimpiazzato da un nuovo stato borghese, con una burocrazia di massa e un apparato militare basati su un'economia capitalista di stato.

Questo modello statale divenne il prototipo economico del cosiddetto polo comunista, che fece ingresso sulla scena mondiale a seguito del deragliamento della rivoluzione operaia dell'ottobre. Tutto il "socialismo" del comunismo borghese nell'Unione Sovietica e del blocco orientale consisteva in statalismo economico, sostituzione del meccanismo di mercato con pianificazione e decisioni amministrative, redistribuzione della ricchezza e un livello minimo di welfare pubblico e servizi sociali.

Ma l'Unione Sovietica non era l'unica fonte di comunismo borghese in questo secolo. Nell'Europa occidentale, vennero alla luce ramificazioni di comunismo non operaio che, mentre avevano in comune elementi fondamentali con la visione economica del comunismo del blocco orientale, cioè sostituire lo statalismo economico al socialismo e preservare il sistema del lavoro salariato, criticavano l'esperienza sovietica e mantenevano le distanze da essa da punti di vista democratici, nazionalisti, umanisti e modernisti. Il marxismo occidentale, l'eurocomunismo, la nuova sinistra e le diverse correnti trotzkiste, furono tra le tendenze di comunismo non operaio preminenti in Europa occidentale. Nei paesi meno sviluppati e nelle ex-colonie, il nazionalismo e le inclinazioni anti-coloniali della borghesia e della piccola borghesia, e in alcuni casi i movimenti contadini, formarono la materia prima di un nuovo tipo di comunismo "terzomondista". Il contenuto di questo comunismo era indipendenza economica, industrializzazione, rapido sviluppo dell'economia nazionale in accordo con un modello pianificato a guida statale, porre fine alla dominazione politica aperta delle potenze imperialiste, e alcune volte anche far rinascere eredità culturali e tradizioni locali arcaiche in opposizione al modernismo e alla cultura occidentale. L'archetipo del comunismo terzomondista è stato il maoismo e il comunismo cinese che ha profondamente influenzato vedute e politiche dei cosiddetti gruppi comunisti nei paesi meno sviluppati.

Una conseguenza del sorgere dei diversi rami di comunismo non operaio nel XX secolo fu il serio isolamento e arretramento del comunismo e del marxismo. In primo luogo, le idee basilari del socialismo operaio e svariati aspetti della teoria marxista vennero seriamente revisionati e mal interpretati per essere adeguati alla natura non socialista e non operaia di questi stessi movimenti, e questo quadro distorto fu presentato e percepito su scala globale come comunismo e marxismo. In secondo luogo, la base sociale e di classe del comunismo del XX secolo fu spostata dalla classe operaia su un ampio ventaglio di strati sociali non operai. In Europa occidentale e nei paesi industrializzati, intellettuali, studenti, accademici e settori riformisti della stessa borghesia costituirono i principali àmbiti sociali per la crescita e l'azione politica delle forze comuniste. Nei cosiddetti paesi del terzo mondo, oltre questi gruppi, formavano la base sociale del comunismo non operaio contadini poveri, piccolo-borghesi scontenti, e soprattutto una borghesia nazionale aspirante allo sviluppo economico nazionale e all'industrializzazione.

In assenza di una tradizione comunista operaia influente, internazionalmente la classe operaia per decenni mancava di una forte presenza politica indipendente. In Europa occidentale e negli USA, e in alcuni paesi della America Latina, gli operai finivano nelle mani del sindacalismo e dei partiti dell'ala sinistra della stessa classe dominante, particolarmente della socialdemocrazia, in tal misura che questi ultimi cominciarono ad esser percepiti dall'opinione pubblica e da un ampio settore degli operai stessi come le naturali e assodate organizzazioni del movimento operaio. Nell'Unione Sovietica e nel blocco orientale, per piccole concessioni sul posto di lavoro, la classe operaia era atomizzata e privata dei diritti politici. Nella maggioranza dei paesi più arretrati, perfino la mera idea di costruire associazioni e partiti operai rimase una speranza soppressa.

I principali filoni di comunismo borghese arrivarono a un vicolo cieco, uno dopo l'altro, negli ultimi decenni. L'ultimo episodio fu la spettacolare disintegrazione dell'Unione Sovietica e del blocco orientale alla fine degli anni '80 e inizio degli anni '90 - qualcosa che la borghesia euforicamente chiamò "fine del comunismo".

Ma nonostante il clima anticomunista dei primi anni '90 e le assordanti grida della borghesia sulla "caduta del comunismo", e malgrado l'enorme cappa di piombo che è calata su centinaia di milioni di persone in tutto il mondo a seguito del collasso del blocco orientale, le tendenze attuali puntano ad una apertura perché il comunismo operaio riguadagni il centro della scena, particolarmente nei paesi industrialmente avanzati. Un requisito base per un tale sviluppo è un vigoroso confronto politico e teorico con le varie tendenze del comunismo borghese, che riemergeranno in differenti forme con il progredire del movimento operaio e la crescente influenza del marxismo e del comunismo operaio.


Rivoluzione e Riforma

L'obiettivo immediato del partito comunista operaio è organizzare la rivoluzione sociale della classe operaia. Una rivoluzione che rovescia interamente i rapporti capitalisti di sfruttamento e mette fine a tutti gli sfruttamenti e miserie. Il nostro programma è stabilire immediatamente una società comunista; una società senza classi, senza la proprietà privata dei mezzi di produzione, senza lavoro salariato e senza stato; una libera società umana in cui tutti partecipano della ricchezza sociale e decidono collettivamente l'orientamento e il futuro della società. La società comunista è possibile già da oggi stesso.

Ma la grande rivoluzione operaia che deve portare alla luce questa società libera non avviene semplicemente per volontà del partito comunista operaio. Si tratta di un vasto movimento sociale di classe che va organizzato in differenti aspetti e forme. Qualunque ostacolo deve essere rimosso dalla strada. Questo lavoro è la ragion d'essere e la sostanza più vera dell'attività quotidiana del partito comunista operaio. Ma mentre la lotta per l'organizzazione della rivoluzione operaia procede, ogni giorno miliardi di persone lottano per campare sotto il capitalismo. La lotta rivoluzionaria per costruire un nuovo mondo è inseparabile dagli sforzi quotidiani per migliorare le condizioni di vita della umanità lavoratrice in questo stesso mondo.

Il comunismo operaio non vede come incompatibili tra loro lottare per imporre al capitalismo le riforme più avanzate e organizzare una rivoluzione contro questo sistema. Al contrario, vede la sua presenza su entrambi i fronti come la condizione vitale per la vittoria finale. La rivoluzione operaia non è una rivoluzione che sgorga dalla disperazione o dalla povertà. E una rivoluzione che si affida alla coscienza e alla preparazione morale e materiale della classe operaia. Maggiore l'estensione delle libertà politiche, della sicurezza economica e della dignità sociale della classe operaia e della popolazione in generale, più sono progressivi gli standard del benessere politico e civile che sono stati imposti alla società borghese dalle lotte progressiste e operaie, meglio preparate saranno le condizioni della rivoluzione operaia, più agevole e decisiva sarà la vittoria di questa rivoluzione. Il movimento comunista operaio sta all'avanguardia di ogni lotta per migliorare le condizioni sociali e la qualità della vita in favore della popolazione.

Ciò che distingue il comunismo operaio nella lotta per le riforme dalle organizzazioni e movimenti riformisti - siano essi della classe operaia oppure di altra classe - è prima di tutto che i comunisti operai sempre sottolineano il fatto che la completa libertà e uguaglianza non possono essere acquisite tramite riforme. Anche le più profonde riforme economiche e politiche, per definizione, lasciano intatte le odiate fondamenta del sistema presente, vale a dire la proprietà privata, le divisioni di classe e il sistema del lavoro salariato. Inoltre, come mostrano l'intera storia del capitalismo e l'esperienza concreta in diversi paesi, la borghesia nella maggior parte dei casi resiste violentemente ad ogni tentativo di introdurre anche le più leggere riforme. E poi, ciò che si guadagna è sempre temporaneo, vulnerabile e pronto ad essere tolto di nuovo. Mentre combatte per le riforme, il comunismo operaio insiste sulla necessità della rivoluzione sociale come unica alternativa realmente praticabile per liberare la classe operaia.

In secondo luogo, mentre difende anche i più piccoli miglioramenti nella vita economica, politica e culturale delle masse lavoratrici, il comunismo operaio chiede i diritti politici, civili e assistenziali più vasti e progressivi. Nella lotta per le riforme, il nostro movimento non si limita a domandare ciò che la classe capitalista ritiene sostenibile. I conti profitti e perdite degli affari, oppure i cosiddetti interessi della "economia nazionale" e via dicendo, non condizionano o restringono le nostre richieste. Nostro punto di partenza sono gli indiscutibili diritti delle persone ai nostri giorni. Se tali diritti, come il diritto alla salute, all'educazione, alla sicurezza economica, il diritto di sciopero, la diretta e costante partecipazione delle persone alla vita politica, eguali diritti per le donne, libertà dai vincoli religiosi, eccetera, sono incoerenti con la profittabilità degli affari e gli interessi del capitalismo, allora ciò serve soltanto a provare la necessità di ribaltare l'intero sistema. Questa è la verità fondamentale che il nostro movimento porta alla classe operaia e alla società nel suo complesso nella battaglia per le riforme. Nostro proposito in tale lotta non è la creazione di un capitalismo riformato, un capitalismo "dal volto umano", o un capitalismo "buono". Nostro obiettivo è forzare il sistema esistente a riconoscere e rispettare gli indiscutibili diritti delle masse lavoratrici. Quei diritti e quelle richieste, che la borghesia trova incompatibili con la sua sopravvivenza, la classe operaia è preparata a imporli oggi stesso, nella maniera più onnicomprensiva.

 
 

 


Ultima modifica 17.08.2009