[Indice della Antropologia Pragmatica]
L’Antropologia non appartiene al gruppo delle grandi opere filosofiche di Emanuele Kant, pubblicate fra il 1781 (Critica della ragion pura) e il 1790 (Critica del giudizio); ed è, fra quelle della vecchiaia di lui, l’ultima in ordine di tempo, essendo comparsa la prima volta a Königsberg nel 1798, quando già Kant aveva toccati i settantaquattro anni. Si potrebbe quindi arguire, da questi soli dati, che essa non contenga nulla di così importante da richiedere una traduzione italiana.
Eppure parecchie gravi ragioni vi sono che ne consigliano la lettura.
Anzitutto è da rilevare che, sebbene pubblicata molto tardi, l’opera risaliva nella sua contenenza a molti anni addietro, perchè, come Kant stesso dichiara in una nota della Prefazione, essa raccoglieva la materia da lui trattata per circa trent’anni nel corso pubblico del semestre invernale, che era il più frequentato dagli studenti. Onde l’annuncio della imminente pubblicazione dell’opera, dato dal Nuovo Mercurio tedesco nel gennaio del 1797, era accompagnato dalla previsione che l’Antropologia avrebbe avuta una assai maggiore popolarità delle grandi opere critiche, essendo intelligibile anche ai non iniziati alla nuova filosofia. Infatti una seconda edizione se ne fece nel 1800, e due altre comparvero rei 1820 e nel 1833, fino a quando l'Antropologia fu riprodotta nelle grandi edizioni delle opere kantiane di Rosenkranz (1830-1842), di Hartenstein (1838-1839) (e 1867-1869), e dell’Accademia prussiana.
La maggiore popolarità e più facile intelligibilità dell'Antropologia dipende dal fatto che essa, non affrontando i grandi e fondamentali problemi filosofici o della conoscenza o dell’azione, si contiene nel campo della osservazione empirica dell’uomo studiato in rapporto con le finalità pratiche (non propriamente e non necessariamente morali) della vita. E a questo riguardo Kant utilizzava nella sua trattazione, oltre l’ampia e profonda sua dottrina filosofica, la pur vasta e varia cultura tanto nel campo delle scienze fisiche quanto in quello della letteratura classica e della contemporanea (tedesca, francese, inglese, italiana), apportando dovunque quella fine e acuta conoscenza dell’uomo, che egli aveva potuto raccogliere pur nella sua vita uguale e, in apparenza, monotona, ma ricca di amicizie e di relazioni sociali, e rivelando in ogni suo giudizio, non solo l’austera coscienza morale, che è in fondo il sostegno di tutta quanta la sua grandiosa produzione filosofica, ma anche un senso equilibrato armonico e lievemente, ma non amaramente, ironico della vita. Per tutto questo accade che l’opera, mentre per un lato ci porge una sistemazione organica, se non completa, ma in parecchi punti geniale acuta e profonda (si vedano, tra l’altro, le trattazioni della memoria, delle malattie mentali, dei temperamenti, della psicologia dei popoli, ecc.) di osservazioni e teorie psicologiche, per un altro è un documento insigne, forse più rappresentativo, e suggestivo di ogni altro, di quel che fosse la complessa e potente personalità di Kant, la sua cultura, il suo gusto, la sua stessa consuetudine di vita.
Ma ad accrescere l’interesse dell’opera kantiana più alte ragioni vi sono, che derivano dal rapporto di essa con tutta la produzione e l’impostazione filosofica del sommo pensatore.
Dato il punto di vista critico assunto da Kant, neile sue tre maggiori opere (Critica della ragion pura, Critica della ragion pratica, Critica del giudizio), che cioè, prima di fare una qualunque metafisica, occorre chiedersi' quali sono i potevi dello spirito, che valore essi hanno e quali limiti, e, data la risposta a tale problema, cioè che alla nostra conoscenza, come all’azione, sono essenziali principii puri o a priori, onde la conoscenza scientifica è radicalmente soggettiva ma limitata al mondo dei fenomeni, e la volontà morale trova in se stessa la propria legge, ne veniva però, secondo Kant, la conseguenza, che per un lato si potesse tentar di dedurre da principii puri una conoscenza razionale cioè metafisica, e per l’altro si potesse costruire sulla base dell’esperienza ima descrizione della realtà sensibile o fenomenica. Cosi Kant credeva di poter svolgere per un lato la Metafisica del mondo naturale e la Metafisica del mondo umano (o dei costumi), e per l’altro dare un saggio della conoscenza empirica della natura (fisica) e dell’uomo (antropologia). I principii fondamentali della Metafisica della natura furono da Kant svolti in una pubblicazione del 1786, nella quale, come dice il Tocco (Rivista filosofica, 1899, pag. 22), «non assumendo dall’esperienza se non il solo dato del movimento, e applicando a questo dato le quattro specie di categorie, quali sono state stabilite dalla Critica della ragion pura, si può costituire una disciplina che in minima parte è empirica o induttiva, e nel complesso invece razionale o costruttiva»; e i principii fondamentali della metafisica del mondo umano furori poscia pubblicati nel 1797 nelle loro due parti costitutive riguardanti il diritto e la virtù, abbracciate sotto il nome comprensivo di Metafisica dei costumi1. — Quanto alle trattazioni empiriche, Kant diede bensì con grande successo molte lezioni univer- sitarie di geografia fisica, ma esse non furon da lui pubblicate, bensì da’ suoi discepoli Rink e Volimer (1802-1805)2. Invece egli stesso pubblicò nel 1798 il volume della Antropologia, la quale dovrebbe, dunque, contenere la esposizione di una conoscenza naturale dell’uomo.
Senonchè tale conoscenza poteva esser fatta, come Kant stesso avverte nella Prefazione, o da un punto di vista fisiologico o da un punto di vista prammatico: nell’un caso l’Antropologia mira a determinare quel che la natura fa dell’uomo (quel che l’uomo è per natura), nell’altro mira a determinare quel che l’uomo, come essere libero, fa, oppure può e deve fare di sè. Gli è appunto sotto questo secondo aspetto, cioè in rapporto alla condotta dell’uomo, considerata in vista del fine morale e dei fini reali, che Kant svolge la sua trattazione, la quale viene quindi a portare il nome di Antropologia prammatica3. L’opera acquista per tal modo un singoiar valore in rapporto con le altre d’argomento morale e pedago- gico, ed è di fondamentale importanza per la cono- scenza completa del pensiero kantiano nel campo dell’Etica e della Pedagogia.
A prescindere da tutto il primo libro dell’Antropologia, dove, facendo l’analisi del potere conoscitivo, Kant profonde osservazioni acute e importanti per il moralista e per l’educatore, circa le sensazioni, la memoria, l’immaginazione, il sogno, il talento ecc., vi sono nel secondo e nel terzo libro, e poi nella seconda parte dell’opera richiami e accenni a questioni fondamentali di etica e di religione, che giovano a chiarire idee e soluzioni da Kant esposte nelle opere precedenti. Il problema, per es., del carattere morale e del suo rapporto col carattere naturale; l’altro, sollevato dal Rousseau e da Kant esaminato con grande profondità nella Religione entro i limili ddla sola ragione, circa la bontà o la malvagità naturale dell’uomo; quello infine del progresso umano e della sua significazione, problema da Kant affrontato puri nello scritto sulla Pace perpetua4 e in altri minori, trovano tutti in molte pagine dell'Antropologia illustrazioni e commenti, che devono dallo studioso esser tenuti presenti. Quanto poi al valore propriamente pedagogico dell’opera, è certo che caso emerge , quando appena si consideri il proposito generale dell’autore, ohe è di trarre dalla conoscenza dell’uomo principii direttivi per il trattamento di esso in rapporto coi varii fini della vita, o quando in particolare si ripensino alcuni rapporti fra il concetto di educazione, quello di incivilimento e quello di disciplina, tra il concetto di educazione pratica o morale, di educazione tecnica e di educazione sociale, che nel Disegno di Pedagogia5 sono accennati, e che qui trovano maggior luce.
Non v’è, dunque, dubbio alcuno che l’opera merita di essere letta e studiata; e una traduzione italiana può tornare opportuna.
Una traduzione francese si possedeva fin dal 1863, (Paris, Librairie phil. de Ladrange), ed era di quel medesimo J. Tissot, che benemerito traduttore di altre opere kantiane. Ma il volume, ormai difficile a ritrovarsi, pur essendo nel complesso diligente opera di un acuto interprete della prosa, non semplice e non facile, di E. Kant, contiene tuttavia parecchie inesattezze, che forse in parte provengono dal testo originario, che deve avere avuto sott’occhio il traduttore, e in parte da errate o dubbie interpretazioni. Mi sia lecito di addurne in nota alcuni esempi6.
La presente traduzione italiana è stata da me condotta sul testo curato da Oswald Külpe nel volume VII dei Kant's gesammelte Schriften (Erste Abtheilung: Werke) editi dalla Reale Accademia prussiana delle Scienze (Berlin, Drude und Verlag vou Georg Reimer, 1907). Anche le note che ho aggiunte in fine del volume (alle quali si rimanda nel testo con numeri arabici) sono, salvo alcuno variazioni e aggiunte suggerite principalmente da riferimenti a scrittori c cose italiane, desunte da quelle della citata edizione tedesca.
1. V. mia traduzioni: italiana, Pavia 1911, e Milano 1916.↩
2. UEBERWEG-HEINZE, Grundriss. d. Gesch. der Ph.¹⁶. vol. IV, pag. 307. ↩
3. Circa il concetto di «prammatico» e il suo rapporto con il concetto di «pratico» e di «etico», varii passi delle opere kantiane meritano di esser tenuti presenti: Critica del giudizio, Introduz. pag. 8 (trad. ital. Gargiulo); Fondaz. d. Metaf. d. cost., pag. 6 e 43 (trad. ital. Vidari); Critica della rag. pratica (traduzione ital. Capra) passim. ↩
4. Traduz. ital. Lamanna (ed. Lanciano, Carabba). ↩
5. Traduz. itl. Valdamini (ed. Paravia). ↩
6. Pag. 210 (ed. ted.) linea 35: von seiner Haut; trad. franc.: de sa têto; — pag. 220, linea 7: schreckafter; trad. franc.: plus timide; — pag. 224, 18: seine Werke; trad. franc.: son monde; — pag. 237, 21: aber auch nicht (sottinteso: kann vermeiden) sich diese Freude zu verweisen: trad. franc.: mais il n’a pas à se la reprocher; — pag. 241, 9: socialitat mit andern Menschen; traduzione franc.: la sensibilité avec les autres hommes; — pag. 244, 32: Musik und bildende Kunst...; periodo mancante nella traduzione franc.; — pag. 247, 9: verlohnt es wohl; trad, franc.: Il est donc bien inutile: — pag- 258, 1 : sich in den Achtung nichts zu vergeben; trad. franc.: en ne s’attribuant aucune estime; — pag. 269, 9: der Freiheitabegriff unter moralischen Gesetzen; trad. franc.: le sentiment de la liberté parmi les lois morales; — pag. 274. 30: in einem goldenen Regen von funfzig auf hundert dem Wuchererer in der Schloss fällt; trad. franc.: tombe eu une pluie d’or de cinq pour cent dans le sens de l'usurier; — pag. 280, 8: Bei einer vollen Taiel, wo di Vielheit der Gerichte; trad. franc.: A une table parfaite, où le nombre des juges; — pag. 323. 10: einen gewissen angebornen Organlaut hat; traduzione franc.: bruit naturel d’organ; — pag. 325, 15: manca nella trad. franc. un — non — che c’è nel ted., e così pure a pag. 333. 3. ↩
Indice della Antropologia Pragmatica
Ultima modifica 2026.07.1