Prefazione a Engels: Socialismo utopistico e socialismo scientifico (IIIª edizione, Nerbini, Firenze, 1903)

Karl Kautsky


Trascritto da Leonardo Maria Battisti.

Berlino, 27 febbraio 1903.

Mio caro amico Martignetti

Voi mi invitate a scrivere una prefazione per la 3ª edizione della traduzione italiana del «Socialismo». Io devo tanto a questo scrittarello che ben volentieri utilizzerei l'occasione di manifestargli in questo modo la mia riconoscenza. Ma purtroppo il mio tempo è appunto ora così assorbito dai lavori pel 4° volume del Capitale, che difficilmente mi riuscirebbe possibile di scrivere una prefazione che fosse degna dello scritto.

Ed io non saprei neanche scrivere su di esso nulla che non fosse già e meglio detto da altri. La parte positiva dell'opuscolo non ha bisogno di nessun commento. Sarebbe invece interessante esporre la storia della sua nascita.

Appunto come molti altri dei più importanti scritti di Marx ed Engels, anche questo nacque da una polemica, e — anche in ciò esso somiglia molti altri scritti dei due Maestri — esso continua a vivere dopo che la causa che lo ha generato è già caduta nell'oblio. Degli scritti di Bruno Bauer e consorti, contro i quali era diretta la «Heilige Familie» (Sacra famiglia), non se ne conoscono piu neanche i nomi. La «Filosofia della Miseria» di Prondhon è nominata ancora ma non è più letta. Così avviene anche degli scritti di Dühring, che determinarono l'importante opera diretta da Engels contro di essi. L'autore vive ancora, ma i suoi scritti criticati da Engels sono dimenticati, in giovane nel movimento, io fui entusiasmato dal libro. Io devo qui tirare in ballo la mia persona, perchè posso ben dire che per la propagazione di questo libro nelle file della democrazia sociale nessuno ha fatto più di me, e nessuno più di me ha contribuito al culto di Dühring, che nella metà del decennio dal 1870 al 1880 aveva invaso una serie di compagni attivi. Per mezzo mio quasi tutti i più noti compagni, che si riscaldavano piu o meno per Dühring: Bebel, Fritzsche, Grottkau, Lossau, Mielke, Most ed altri, ebbero conoscenza del suo scritto socialistico, e da me molti socialisti, studenti e non studenti, tedeschi e stranieri, specie russi, furono determinati a frequentare i corsi di Dühring.

Nondimeno io mi devo difendere dall'accusa di aver mai accettato o propagato esclusivamente, o anche solo prevalentemente, le speciali opinioni socialistiche o «societarie» di Dühring. Non già che io fossi così folle, da vedervi un rimprovero se lo avessi fatto, o da farmene un merito di non averlo fatto. Giacché quello che trattenava me, e con me anche altri dal farlo, non erano ragioni teoriche, non era una convinzione della loro insufficienza basata sopra indagine critica, ma il fatto che a noi le riserve teoriche e le speculazioni dell'avvenire di Dühring ci sembravano come «quistioni aperte», sulle quali si poteva discutere tra i socialisti, ma che non avevano peso di fronte al fatto, che Dühring professava in generale il socialismo, attaccava vivamente, con la parola e con lo scritto, Stato e Società, insieme a tutte le loro istituzioni e nelle aule sacre dell'Università, faceva discorsi apologetici su Marat e sulla Comune, che erano stati troppo moderati, recitava versi rivoluzionari di Byron e di Shelley, insomma secondo il nostro modo di vedere faceva propaganda per la democrazia sociale nella maniera più radicale.

Noi eravamo quasi tutti socialisti eclettici, e chi si rappresenta quale fosse in principio del decennio dal 1870 al 1880 la evoluzione sociale della Germania e lo stato della stanapa e della propaganda socialistica, non se ne può meravigliare. Pel completo studio del «Capitale» mancava alla maggior parte di noi, prescindendo dall'addestramento teorico, l'agio opportuno. Il tempo che ci lasciava libero la nostra attività prefessionale, era assorbito dalla partecipazione all'agitazione pratica del partito allora così in voga. Della gigantesea opera di Marx, di quello che per dir così stava aperto nella stessa, si prendevano quei brani di cui si aveva bisogno, ma in questo modo non si avevano naturalmente nelle mani se non parti, invece del vincolo intellettuale a noi molto più necessario.

Il «Manifesto comunistico» c'indennizzava del difetto di questo vincolo intellettuale solo in quanto trovavamo in esso sviluppata la dottrina della lotta di classe in forma più chiara e precisa che nel programma operaio di Lassalle. Per altro esso era per noi invece solo un «documento storico». Da esso, dagli scritti di Lassalle e dai discorsi e dagli scritti di altri portavoce del partito veniva elaborato un socialismo medio, con radicalismo politico ben determinato, ma, oltre allo scopo finale comunistico, con programma economico abbastanza vago. Nelle questioni economiche diverse da quelle che interessavano immediatamente e direttamente i lavoratori il partito non sapeva ancora orientarsi; tutto quello che usciva della lotta corporativa, giornata normale di lavoro ecc., era musica dell'avvenire.

La letteratura dei predecessori del moderno socialismo non era conosciuta da noi se non di seconda o anche di terza mano. Insomma noi accettavamo le deduzioni generali della teoria di Marx ed Engels, ma senza esserci appropriata sufficientemente la loro motivazione, il filo dei pensieri che stavano alla lore base, senza esserci reso conto preciso delle differenze fondamentali che esistevano tra il loro concetto e quello di Lassalle. Anche qui noi vedevamo quasi solo differenze nelle pratiche applicazioni. Noi rigettavamo l'esagerato culto dello Stato di Lassalle, eravamo gli uni scettici, gli altri ostili alla ricetta speciale di Lassale, ma ci facevamo guidare d'altronde abbastanza spesso da soluzioni lassalleane.

Questa descrizione sembrerà a qualcuno non come una descrizione dei tempi passati ma del presente. Infatti il rapido aumento del nostro partito ha generato qua e là un analogo caos eclettico.

La polemica di Engels agì come un temporale purificatore. Essa uscì prima nel 1877 in una serie di articoli nel «Vorwarts», poi nel 1878 come libro col titolo: «La trasformazione della scienza del signor Eugenio Dühring». Certo essa suscito sulle prime grande resistenza nei Dühringiani, che strepitavano contro Engels pel suo «cattivo tuono» e che, in parte, chiesero perfino di vietare la continuazione della pubblicazione della critica di Engels, dando così ancora una prova della intolleranza del Marxismo.

Ma Dühring rese finalmente impossibile anche ai suoi più fanatici adoratori di perseverare per lui, se volevano rimanere socialisti democratici. Egli passò finalmente all'Antisemitismo, giustificando così nella più schiacciante maniera la critica che Engels aveva fatta di lui.

Il libro che, sebbene molto malvolentieri, ne risultò, divenne un potente mezzo di diffondere chiarezza e pensiero sostanziale e profondo nelle file dei socialisti. Con ragione ne dice Bernstein nel suo articolo:

«Chi vuole studiare il Socialismo, la sue correlazione coi problerni della filosofia, della scienza naturale, dell'economia, si procuri la «Umwälzung» («Trasformazione») non si troverà deluso. In questa polemicà egli troverà su ciò molta maggiore istruzione positiva che in grossi libri didattici, col suo studio egli diverrà invulnerabile non soltanto contro un Dühring, che come socialista si è certo ucciso egli stesso, ma contro tutta la inventiva socialisteggiante, che avesse ancora velleità di collocare i suoi «sistemi nella democrazia sociale».

Egli rimarrà invulnerato contro la ciurmeria socialisteggiante almeno quando avrò digerito e si sarà assimilato il libro di Engels.

Sarebbe vivamente desiderabile che la lettura del «Socialismo» svegliasse nel lettore il bisogno di conoscere anche l'opera maggiore dalla quale è estratto quest'opuscolo.

A chi conosce il tedesco devesi urgentemente consigliare di leggere nell'originale la «Umwälzung» di Engels. Ancora, più lieto sarebbe certamente se fosse possibile rendere accessibile il libro anche al pubblico italiano nella sua propria lingua.

Io non so, caro Martignetti, se Ella vorrà trattare queste povere linee come una prefazione. Ma a più io non trovo il tempo.

Con cordiali saluti

Vostro

CARLO KAUTSKY.

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Ultima modifica 2019.05.02