L'imperialismo unitario

Arrigo Cervetto (1950-1980)

 


Edizioni Lotta Comunista, luglio 1981
Trascritto per internet da Dario Romeo, settembre 2001


Capitolo quinto
LA DESTALINIZZAZIONE, 1956-1961

Nota introduttiva
Cronologia
Il corso dell'imperialismo nel 1955-56
La destalinizzazione: nuovo passo dell'imperialismo unitario e della socialdemocrazia
La struttura economica sovietica e i problemi della rivoluzione e dello Stato
Polonia: la spinta delle masse operaie a Poznan
Ungheria: primo bilancio della rivolta
Il rapporto Gomulka: atto d'accusa contro l'imperialismo russo
Nuovi sviluppi della politica imperialistica alla fine del 1956
Gli insegnamenti della rivolta ungherese (a proposito delle tesi di "Socialisme ou Barbarie")
La fisionomia della nuova classe dominante e la mediazione delle forze sociali in URSS
Sul capitalismo di Stato in URSS (a proposito di una tesi di B. Rizzi)
Trotsky sulla Russia
Il XXII Congresso del PCUS e le esitazioni del PCI nel processo di destalinizzazione

Nota introduttiva
Dopo i primi episodi del 1953, il fenomeno della "destalinizzazione", con le conseguenze che ha avuto in campo internazionale, ha rappresentato una conferma di ciò che il gruppo originario di "Lotta Comunista" aveva sostenuto da tempo sulla natura sociale dell'URSS e degli Stati dell'Europa orientale. Nessuna sorpresa, dunque, di fronte al "Rapporto Kruscev", non tanto perché da anni erano noti i misfatti dello stalinismo attraverso le testimonianze di non poche sue vittime, quanto perché l'approfondimento delle cause della controrivoluzione staliniana, attraverso la comprensione della strategia leninista della rivoluzione proletaria mondiale e l'analisi dell'imperialismo, non poteva che mettere in ridicolo la versione neo-staliniana del "culto della personalità."

Molti storici sottolineano come le ripercussioni del Rapporto Kruscev siano state abbastanza limitate all'interno, in Russia, mentre hanno avuto effetti sconvolgenti nei paesi a "Democrazia Popolare", i cui dirigenti hanno dovuto affrontare il problema di come destalinizzarsi, entro quali limiti e in quale direzione. In questi paesi, data la loro condizione di dipendenza dall'URSS, la destalinizzazione non era solo questione di uomini. Il copione offerto da Kruscev di attribuire errori e crimini dello stalinismo ai capi della polizia non poteva funzionare, e neppure i tentativi di alleggerire la tensione facendo emergere i "liberali" e i "riformisti" con i quali dividere il potere. I leader "nazionalcomunisti" portati al potere in Polonia e in Ungheria non potevano che alimentare tendenze centrifughe, avverse all'imperialismo sovietico, innescando la rivolta operaia contro le condizioni di miseria e di sfruttamento. In previsione di questo pericolo l'URSS aveva concepito il "Patto di Varsavia", e infatti la sua funzione propagandistica contro il "Patto Atlantico" era quanto meno in ritardo rispetto alla evoluzione delle relazioni internazionali. Gli USA stavano raggiungendo gli obiettivi postulati con la strategia della "guerra fredda"; l'utilizzazione del Patto di Varsavia per domare le rivolte polacche e ungheresi non faceva che completare il risultato della strategia americana. Al contenimento e al condizionamento dell'URSS si aggiungeva lo stato di equilibrio precario all'interno del suo blocco.

Nella relazione all'organizzazione nel 1956 ritenevamo che solo analizzando le nuove forme di produzione che si andavano instaurando nel blocco orientale potevamo avere un punto di riferimento per seguire i nuovi fatti politici che prendevano il nome di destalinizzazione.

Gli opportunisti alla Togliatti e alla Nenni invece, lungi dal gettare uno sguardo sull'anatomia economica del blocco orientale per comprenderne i movimenti politici, approfittavano della destalinizzazione per continuare a demolire le basi della teoria e della pratica rivoluzionaria. Togliatti diceva: "La ricerca di una via nazionale al socialismo è stata sempre una nostra costante preoccupazione", salvo poi battere in ritirata appena fatto oggetto di critiche da parte dei sovietici. La nostra preoccupazione, al contrario, era quella di fare rivivere i postulati dell'internazionalismo proletario attraverso l'appoggio critico ai consigli operai polacchi e ungheresi e attraverso la denuncia degli interessi imperialistici diretti a soffocare ogni tentativo di ripresa rivoluzionaria. L'analisi condotta a caldo in questo periodo anticipa quanto poi venne confermato dalla ricostruzione storica, circa la coincidenza dei fatti d'Ungheria e di Suez come espressione degli interessi unitari dell'imperialismo mondiale. Adam B. Ulam, nella sua "Storia della politica estera sovietica", osserva: "L'impresa di Suez doveva impedire che ci si rendesse pienamente conto del significato dello scoppio della rivoluzione ungherese e della repressione che ne seguì"; giudizio conseguente alla constatazione che l'URSS contrastava le tendenze centrifughe dei paesi assoggettati, sfruttando le contraddizioni che si determinavano nel blocco occidentale con il processo di decolonizzazione. Tuttavia, a parte i successi momentanei conseguiti a tragedia ungherese conclusa, quando al minor controllo esercitato all'interno del proprio blocco vennero trovati compensi in Medio Oriente, con l'influenza sull'Egitto, e a Cuba, alla fine saranno gli USA a beneficiare delle debolezze degli imperialismi in declino (Francia e Gran Bretagna) e della stessa URSS.

Abbiamo esteso la cronologia e la documentazione fino al XXII Congresso del PCUS perché la vittoria di Kruscev sul cosiddetto gruppo antipartito e le forme ideologiche del dissidio russo-cinese hanno poi prodotto un supplemento di destalinizzazione. Nello studio inedito, che abbiamo ritrovato tra il materiale di quel periodo, abbiamo la testimonianza, desunta dai giornali sovietici e dalle interpretazioni occidentali, che anche sul piano interno, nelle lotte di frazione della nuova classe dominante e nella mediazione delle forze sociali sviluppate dall'industrializzazione, la destalinizzazione non poteva esprimere concessioni di libertà (perché anche la reazione operaia alle pretese della tecnocrazia veniva utilizzata dal pragmatismo neo-staliniano), ma soltanto un adattamento alle nuove necessità economiche. La "nuova classe" descritta da Milovan Djilas, non poteva essere considerata un fenomeno omogeneo nel tempo e non soggetto a metamorfosi. Quella di Djilas doveva le sue caratteristiche alle circostanze storiche che l'avevano generata, era cioè un ceto politico reso omogeneo dall'origine e dalle prove comuni sopportate sia in Russia che in Jugoslavia o in Cina. Tali fattori ad esempio mancavano in Polonia e in Ungheria dove il ceto politico era composto da personale burocratico importato. La nuova classe dominante si sarebbe "rigenerata" appunto nelle lotte di potere, ma soltanto perché corrispondenti alla detenzione e al controllo dei mezzi di produzione. Il pensionamento della vecchia burocrazia staliniana corrispondeva alla fine di un quadro dirigente che doveva la sua carriera alla frammassoneria di partito, mentre il nuovo quadro dirigente deve la sua carriera ai valori professionali espressi nelle lotte di potere proprie del capitalismo di Stato.

Il saggio conclusivo di questo capitolo testimonia che il PCI ha atteso cinque anni prima di far partecipare apertamente la propria base alle incombenze della destalinizzazione. La prudenza e l'esitazione del PCI non riguardano soltanto l'attesa di garanzie circa la stabilizzazione del gruppo dirigente Sovietico, attesa giustificata dai continui cambi della guardia. Sia nel PCUS che nel PCI si può cogliere alla base del processo di revisionismo politico un'esigenza parallela: nel primo è un'esigenza che esprime la maturità imperialistica dell'URSS, nel secondo esprime, analogamente, il grado di maturazione imperialistica dell'Italia (col PCI che sostiene gli interessi delle frazioni borghesi capitalistico-statali). In pratica il PCI ha atteso di poter tradurre 1a propria destalinizzazione in un processo accelerato di socialdemocratizzazione delle masse.

(Lorenzo Parodi)

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Cronologia
1955

Polonia. 20 aprile: nel suo discorso B. Bierut, Primo Segretario del partito, dichiara che i prestiti e i crediti ricevuti dall'URSS ammontano a 3 miliardi di rubli in 10 anni; un terzo è stato restituito. Nel 1954 l'URSS copriva quasi il 38% del commercio estero polacco. Essa ha fornito a credito varie diecine di grandi fabbriche; vengono citate le acciaierie Lenin di Varsavia, le aziende automobilistiche di Varsavia e di Lublino, le centrali elettriche di Varsavia e di Djhow, le industrie chimiche di Kendzesin e Oswiecim, i cementifici Werzhic, le aziende tessili di Petrokow, Zambrow e Fastas.
24 luglio: "Trybuna Ludu", rispondendo ad una lettera di W. Rjszard dichiara: "Le differenze nei salari, sotto un regime socialista, lungi dall'essere contrarie all'uguaglianza e alla giustizia, ne sono l'espressione... A lei dispiacciono soprattutto i redditi considerevoli dei cosiddetti intellettuali produttivi. Ella infatti scrive: "Perché, se la situazione generale è difficile, lo scrittore P. può permettersi di girare in una Warszawa privata?"..." Il giornale risponde difendendo il criterio della diversità dei salari, specie per gli intellettuali, sostenendo, come unica giustificazione, che producono opere utilissime a tutti, ma poi riconosce che "alcuni guadagni sono effettivamente troppo considerevoli, non nel senso generale della parola, ma in rapporto al lavoro prestato dal salariato interessato."

Cecoslovacchia. 14 settembre: il "Rude Pravo" sostiene che, per quanto riguarda l'industria, "l'aumento della produttività del lavoro è il nostro compito economico nazionale più importante..." Si punta su un aumento della produzione del 10% (alla fine del 2° Piano quinquennale) "che per almeno quattro quinti deve essere assicurato da un aumento della produttività del lavoro."

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1956

URSS. 14 febbraio: si apre il XX Congresso del PCUS le cui conseguenze, in materia di politica estera, saranno tali da richiedere una nuova definizione dei rapporti Est-Ovest, con forti ripercussioni sugli atteggiamenti dei partiti kominformisti occidentali. Una parte del Congresso è dedicata all'importanza dei paesi "neutrali", quali India, Birmania, Afghanistan, Indonesia, Egitto e Siria, per i quali viene riaffermato quanto sostenuto al momento della "riconciliazione" con Belgrado e cioè che ogni paese può perseguire la sua "via nazionale al socialismo."

15 febbraio: il "Rapporto Kruscev" viene tenuto a porte chiuse, riservato ai soli sovietici. Il testo è conosciuto tramite indiscrezioni che giungono ai giornalisti jugoslavi e polacchi. Soltanto il Dipartimento di Stato americano però ha il privilegio di pubblicarlo integralmente il 4 giugno, prima cioè che i partiti kominformisti occidentali siano in grado di farlo conoscere ai loro iscritti. Il rapporto conferma la tragica realtà della controrivoluzione staliniana, riassunta da questi dati sulla liquidazione della vecchia guardia bolscevica e della stessa corrente staliniana: su 139 membri e supplenti del Comitato Centrale del partito eletti al XVII Congresso (1934), ben 88, cioè il 70%, vennero eliminati nel corso delle "purghe" col sistema dei processi prefabbricati e delle confessioni estorte.

17 aprile: viene decretata la dissoluzione del Kominform per favorire la "formazione di una vasta zona di pace comprendente gli Stati pacifici d'Europa e d'Asia, sia socialisti che non socialisti." L'intervento di Mikoyan al XX Congresso critica la tesi sostenuta da Stalin in "Problemi economici del socialismo" circa la "stagnazione assoluta del capitalismo" e la "diminuzione della produzione" capitalista. Tale tesi viene definita antimarxista e un ostacolo alla ricerca marxista, riabilitando in tal modo, anche direttamente, la teoria di Eugenio Varga sconfessata da Stalin nel 1948.

Dall'annuario statistico sovietico 1956. Agricoltura: nei 120 mila kolchoz vi sono ancora 40 milioni di poderi individuali. Industria: le imprese industriali sono 750 mila, indice di una bassa concentrazione. Reddito: 10 milioni di famiglie, equivalenti a un quinto o un sesto del totale, dispongono di un reddito annuo inferiore a 3.000 rubli (come potere di acquisto valutabile sulle 200 mila lire). Profitti: l'industria nel 1955 ha versato allo Stato 75 miliardi di rubli di profitti netti. Costo della vita e aumenti salariali: dal 1948 al 1954 i ribassi annuali dei prezzi sono costati allo Stato dai 20 ai 25 miliardi annui. Dal 1955 non vi sono stati più ribassi; ciò vuol dire che con l'aumento dei minimi salariali e l'aumento della spesa previdenziale, lo Stato ha impiegato la somma che aveva risparmiato nella mancata diminuzione dei prezzi. Il giornale dei sindacati, "Trud", dedica in settembre alcuni articoli all'accattonaggio in URSS. Alcuni di questi accattoni si dichiarano mutilati di guerra e dicono: "Non lasciateci morire di fame nel paese del socialismo." Il "Trud" parla di alcuni mendicanti che guadagnano fino a 400 rubli al giorno, circa 8-10 mila rubli mensili, equivalenti allo stipendio di un vice ministro o di un accademico, e spendono 10 mila rubli nei lussi di Crimea.

Polonia. 20 marzo: Ladislav Gomulka, ex Segretario Generale del Partito Operaio, arrestato nel 1951, viene riabilitato insieme ad altre vittime dello stalinismo. Si crea una opposizione interna col gruppo "liberale" o "progressista" che fa capo a J. Cyrankievicz (seguito dopo da E. Ochab) contro il gruppo "staliniano" o gruppo di "Natolin" capeggiato da Zenan Nowak ma in effetti strettamente controllato e diretto dal maresciallo K. Rokossovski, Ministro della Difesa fin dal 1949.

28 giugno: scoppia a Poznan una rivolta che è la riprova della debolezza del regime, preso alla sprovvista dal dilagare del malcontento. La rivolta è iniziata nella fabbrica "Stalin" contro la diminuzione dei salari del 30 per cento, dopo che la burocrazia ha rifiutato ogni trattativa. I "liberali" ne fanno forza per rivendicare un cambiamento che tenga conto del malcontento operaio; il gruppo di "Natolin", invece, domata la rivolta con i carri armati, ne attribuisce la responsabilità agli "agenti dell'imperialismo." Alla fase repressiva subentra quella della conciliazione.

Per la prima volta viene celebrata la rivolta di Varsavia del 1944, capitanata da Bor Komarowski, definita da Stalin una "insurrezione borghese."

4 agosto: Gomulka viene reintegrato nel partito e, con Cyrankievicz, si assicura l'appoggio di numerosi ufficiali e degli operai delle grandi fabbriche.

4 settembre: vengono condannati tre giovani che avevano partecipato ai moti di Poznan. La condanna (pene di 12 e 18 mesi) è per "saccheggio", evita di ricorrere all'accusa di provocazione. Il Segretario del partito a Poznan viene espulso e sostituito con la motivazione di non aver saputo impedire che iscritti al partito partecipassero alla rivolta organizzata da giovani lavoratori.

19 ottobre: si riunisce il Comitato Centrale del partito per nominare Gomulka Primo Segretario. Kruscev, Mikoyan e Kaganovic si precipitano a Varsavia e si teme che il maresciallo Rokossovski ordini alle truppe di intervenire contro i "liberali." Questi intanto organizzano la resistenza mobilitando operai e studenti in grandi assemblee. Gomulka interviene criticando energicamente la politica agricola del governo e attribuendo la rivolta di Poznan al "profondo malcontento della classe operaia." Il 21 ottobre infine Gomulka viene eletto nefl'Ufficio Politico e nominato Primo Segretario del partito; pronuncia il famoso "Rapporto" sullo sfruttamento imperialistico del proletariato polacco. Contemporaneamente il maresciallo Rokossovski viene destituito. 18 novembre: Gomulka e Cyrankievicz firmano a Mosca un accordo sull'indipendenza nazionale e la conservazione dell'alleanza con l'URSS a garanzia della frontiera occidentale polacca sulla linea Oder-Neisse. Sono i limiti di una destalinizzazíone in cui l'indipendenza è condizionata dall'equilíbrio tra i due blocchi imperíalistici, con grossi riflessi sul piano della politica interna dove si cerca l'appoggio del clero polacco per l'egemonia che ha sui contadini, come sarà dimostrato nelle elezioni politiche del 1957.

Ungheria. Dall'inizio del 1956 lo stato di tensione si fa sempre più vivo. Esso è determinato dalle condizioni economiche che risentono della politica imperialistica dell'URSS che finora ha fissato unilateralmente i prezzi delle merci all'interscambio, contribuendo a rendere insufficiente il tenore di vita degli operai. Gli intellettuali, riuniti nel circolo Petofi, si agitano contro la "tutela" russa all'indipendenza nazionale. Una prova di forza con gli intellettuali si verifica quando M. Rakosi, riportato al potere dai sovietici all'inizio del 1955, cerca d'impedire una riunione del circolo Petofi e di far condannare dal Comitato Centrale "l'attività antipartito condotta dai portavoce del gruppo Nagy."
In giugno Rakosi perde terreno e iniziano le riabilitazioni.

18 luglio: Mikoyan e Suslov spingono Rakosi a rassegnare le dimissioni. È sostituito da E. Geroe nella carica di Primo Segretario, assistito da J. Kadar, mentre A. Hegedus conserva la Presidenza del Consiglio.

6 ottobre: si svolgono i funerali nazionali alla memoria di L. Rajk, principale vittima dello stalinismo. Si dice che alla manifestazione partecipino 300 mila persone.

23 ottobre: la notizia del terremoto al vertice dello Stato polacco è accolta con una grande manifestazione di simpatia e di solidarietà. Nella notte la manifestazione si trasforma in lotta armata, con una parte delle truppe capitanate dal generale Maleter che passa dalla parte degli insorti.

24 ottobre: lmre Nagy viene chiamato alla Presidenza del Consiglio in sostituzione di Hegedus, ma le truppe sovietiche intervengono col pretesto, rivelatosi falso, di essere state chiamate da Nagy. È l'insurrezione. Essa dura sette giorni e si estende a tutto a paese. Geroe è costretto alle dimissioni e viene sostituito da Kadar, mentre le truppe sovietiche, in una situazione sempre più difficile a Budapest, decidono il 31 ottobre di ritirarsi dalla città.

Mentre l'opinione pubblica internazionale è agitata dal pericolo di guerra che viene dal Medio Oriente per la crisi di Suez, il primo novembre i dirigenti sovietici decidono di intervenire in Ungheria con le forze corazzate. Nonostante le proteste del governo Nagy, le truppe vengono ammassate alla frontiera e una parte viene fatta penetrare da Nord-Est.

4 novembre: all'alba le truppe sovietiche attaccano in massa e viene annunciata la rottura di Kadar e altri dirigenti ungheresi con Nagy. Viene costituito un governo Kadar il quale dichiara, unicamente ai sovietici, che la rivoluzione ungherese è opera di fascisti e quindi che bisogna liberare il paese.

5 novembre: mentre le truppe sovietiche schiacciano la rivolta in Ungheria, i paracadutisti anglo-francesi vengono lanciati su Porto Said e i partiti stalinisti, compreso il PCI, trovano comodo accomunare gli insorti ungheresi alle retroguardie del colonialismo. La versione più benevola del PCI sulla tragedia è quella che considera il primo intervento sovietico del 24 ottobre come un "errore", per giustificare i massacri prodotti dal secondo intervento come necessità; sul piano interno Kadar trova negli "errori" della "cricca Rakosi-Geroc" la spiegazione di tutto.

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1957

Ungheria. Nella repressione la resistenza si caratterizza come proletaria. La lotta è dentro le fabbriche; la polizia compie azioni di forza dentro le fabbriche. Bela Kovacs, il capo del Partito dei Piccoli Proprietari, quello che col governo Nagy era indicato come un restauratore, dopo l'avvento di Kadar si è ritirato nella sua villa di campagna indisturbato. Kadar usa il pugno di ferro contro i Consigli Operai, arrestando e uccidendo; con Kovacs invece, che si dimette da leader del suo partito, cerca di trattare.

12 gennaio: viene istituita la pena di morte per i promotori di scioperi. Mentre il PCI avalla la repressione contro i lavoratori ungheresi, il "Corriere della Sera" del 15 gennaio, con un editoriale di Panfilo Gentile, testimonia la delusione dei conservatori perché gli operai ungheresi non sono per il capitalismo occidentale: "I lavoratori ungheresi sono ancora e sempre comunisti e perciò, pur di fronte alle condizioni oppressive cui sono sottoposti, sono ben lungi dall'invocare il ripristino del capitalismo. Nel loro progetto (quello dei Consigli) riesumano niente altro che la vecchia utopia sindacalista. Essi credono alla democrazia economica, credono che le aziende possano essere gestite dagli operai, il che è come credere che un esercito possa essere comandato dai soldati anziché dai generali. Credono che, al di fuori di un regime di proprietà privata e di libertà di iniziativa e di concorrenza, possa sussistere un regime di produzione pubblica non centralizzato e non fatto valere autoritariamente dal vertice. Dimenticano che non può esistere un piano di produzione autonomo e particolare all'azienda, senza distruggere alle basi il collettivismo. Né può concepirsi che l'attuazione del Piano nazionale possa essere affidata, anche a titolo di semplice organo esecutivo, ai Consigli Operai, privi di capacità e di responsabilità. Non è possibile estromettere la direzione burocratica, perché è la sola competente e la sola che possa efficacemente essere resa responsabile. Il collettivismo o è centralizzazione statale o non è... Quando una Società è economicamente progredita e si sono costituite le grandi aziende, è ridicolo parlare di gestioni operaie aziendali. Le realizzazioni dell'Unione Sovietica sono state possibili solo perché i dirigenti russi hanno avuto la chiaroveggenza, anche se accompagnata da una volontà spietata, di spogliarsi a tempo delle utopie sindacaliste e operaiste e di attuare una collettivizzazione integrale. Non sappiamo quale accoglienza il governo ungherese, controllato dai sovietici, farà al singolare progetto. Per conto nostro, lo riteniamo un tentativo disperato degli sventurati ungheresi per sottrarsi alle conseguenze inevitabili del comunismo, al quale ancora credono, ma che non potrà mai essere riformato nel senso da essi desiderato." Così il massimo organo della borghesia italiana aiutava a mantenere il mondo diviso in rigide sfere d'influenza.

URSS. 1° gennaio: a un ricevimento di gala all'ambasciata cinese, Kruscev dichiara: "Stalin schiacciava i suoi nemici. Personalmente io sono cresciuto sotto Stalin. Possiamo essere fieri di avere cooperato alla lotta contro i nostri nemici per il progresso della nostra grande causa. Sotto questo profilo, sono fiero che noi siamo staliniani." Gennaio: Ciu En-lai visita Mosca, Varsavia e Budapest. Promette tutto il suo appoggio alla politica sovietica e saluta nell'URSS il paese guida del mondo socialista. Rispetto alle difficoltà sovietiche verso Varsavia e Budapest, l'appoggio cinese è di grande aiuto. Esso viene compensato con aiuti economici e tecnici, compresa una promessa di accesso all'armamento nucleare.

La posizione ideologica che caratterizza il dopo Ungheria consiste in una affermazione di "centrismo", cioè contro il "dogmatismo" e contro il "revisionismo." Il suo significato, entro il blocco orientale, è che nessuna Democrazia Popolare può ambire a diventare una seconda Jugoslavia. Tito afferra la sintesi krusceviana e collabora con Mosca come suggeriscono le circostanze: malgrado la linea d'indipendenza, egli ha già fatto distinzione tra il primo e il secondo intervento russo in Ungheria.

La lotta per il potere all'interno del Presidium ha tenuto con il fiato sospeso i "cremlinologi" perché al Comitato Centrale di dicembre Kruscev non aveva tenuto il discorso inaugurale e la stessa sessione del CC aveva affidato alla Commissione Economica dello Stato, presieduta da Pervukhin, l'incarico di sorvegliare l'economia del paese. In febbraio però Kruscev presenta al Comitato Centrale un nuovo Piano per la riorganizzazione dell'economia. Si determina una discussione pubblica tra i pianificatori e il governo sovietico ammette che il Piano è stato concepito erroneamente, richiedendo correzioni. Gli errori sarebbero stati: 1) una valutazione non realistica delle risorse disponibili; 2) progetti troppo ambiziosi di investimento di capitali con conseguente pericolo di "congelare" troppo capitale in un eccessivo numero di progetti di costruzioni a lungo termine; 3) inadeguati investimenti per la soluzione del problema edilizio. Saburov, fino al dicembre 1956 a capo del Gosplan, ha pagato questi errori con la sua destituzíone. Le critiche però sono rivolte anche a N. Bulganin che, come Primo Ministro, ha presentato e appoggiato il Sesto Piano Quinquennale al XX Congresso. Con la destituzione di Saburov, la coalizione che nel 1955 fece dimettere Malenkov in opposizione alla politica dei consumi si avvia al dissolvimento. Questo è uno dei primi risultati delle rivolte polacca e ungherese, provocate dalla politica di forti investimenti a detrimento dei consumi praticata dai governi di restaurazione staliniana nei paesi satelliti, con l'URSS che non era in grado di migliorare la loro situazione economica.

A questo Soviet Supremo di febbraio, malgrado l'attacco al Piano Quinquennale che sembrerebbe avallare la rivincita del "gruppo Malenkov", non è stato riveduto tutto il Piano, ma è stato raggiunto un compromesso sulla parte da rivedere per il solo 1957.

Le correzioni d'ordine economico hanno delle ripercussioni sul piano politico. Esse consistono nel maggior potere riservato ai Segretari locali del partito che rappresentano il dato più consistente in seno al Comitato Centrale. Questi segretari locali sono quindi destinati a diventare i più accesi sostenitori di Kruscev.

Giugno: dopo essere stata sconfitta nel Comitato Centrale di febbraio, la maggioranza antikrusceviana del Presidium decide di costringere Kruscev a dimettersi in una riunione del Presidium stesso non resa pubblica dalla "Pravda." Kruscev rifiuta le dimissioni e organizza l'istanza dei membri del Comitato Centrale presenti a Mosca di essere ammessi alle decisioni; quindi, appoggiato da tre membri su undici del Presidium, dichiara che, essendo stato eletto dal Comitato Centrale, può essere revocato soltanto da una decisione di quest'ultimo. Alla fine a capovolgere la situazione a favore di Kruscev è l'iniziativa del maresciallo Zukov, egli mette a disposizione gli aerei militari per trasportare in fretta e furia a Mosca 300 membri del CC decisi a proteggere il loro benefattore. Conclusione: Molotov, Malenkov e Kaganovic devono abbandonare le cariche ricoperte e lo stesso Scepilov, ex Ministro degli Esteri e Segretario del partito, deve seguire il destino degli altri perché (dirà poi Kruscev al XXII Congresso del 1961) "era saltato dalla loro parte."

Nell'estate vengono effettuate le prove dei razzi intercontinentali, lanciati nel Pacifico; il 4 ottobre avviene il clamoroso lancio del primo satellite artificiale intorno alla terra, il famoso "Sputnik." Questi successi, oltre a rafforzare Kruscev, fanno gridare alla supremazia dell'URSS nel campo missilistico e nei razzi a lunga gittata, cui si aggiungono previsioni di inferiorità strategica degli USA a partire dal 1960 a causa della vulnerabilità delle basi missilistiche a media gittata. Il "missile gap", momentaneamente sofferto dagli americani, sarà di stimolo alla gara spaziale e diventerà anche un tonico per il superamento della recessione USA del 1957-58. Il successo sovietico però viene sfruttato sul piano propagandistico, tanto da far dire a Kruscev che l'URSS ha la possibilità di raggiungere l'America economicamente. Egli si lancia in fanfaronate e in fantasiose previsioni: nel 1970 l'URSS avrebbe sorpassato gli USA come produzione e avrebbe raggiunto il livello di vita dei paesi occidentali; nel 1980 sarebbe stata in grado di realizzare il comunismo, dando "a ciascuno secondo i suoi bisogni."

USA. La presidenza Eisenhower e la gestione Foster Dulles del Dipartimento di Stato continuano a praticare la politica del "containment" nei confronti dell'URSS. In seguito alla strategia di Suez, diretta a scalzare gli imperialismi in declino della retroguardia colonialista, il generale Eisenhower gioca il ruolo dell'uomo della pace. Foster Dulles, in un discorso dell'aprile, mostra disponibilità ad una parziale accettazione delle proposte sovietiche sul disarmo e alla dichiarazione di catastroficità di una futura "guerra generale in cui non ci sarebbe vincitore." Il bilancio militare americano è stato ridotto di 6 miliardi di dollari (da 46 miliardi nel 1954 a 40,6 miliardi di dollari nel 1956); l'esercito è passato da 1.480.000 unità a un milione, per cui il "deterrente" USA si fa meno appariscente, basato sullo sviluppo dell'aviazione e sul principio delle "rappresaglie massicce", cioè sull'impiego del potenziale atomico.

Nello stesso discorso di aprile Dulles ammonisce l'URSS contro ogni atto di aggressione, ma dichiara che gli USA cercano di ottenere "la liberazione delle nazioni in cattività", senza tuttavia "incitarle ad una violenta rivolta."

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1957

URSS. Marzo: Bulganin, che ha continuato a far coppia con Kruscev viaggiando lungo gli itinerari della "coesistenza pacifica", viene sostituito e poi accusato, a novembre, di aver fatto parte del "gruppo antipartito." Stessa sorte toccherà al maresciallo Zukov in ottobre. 16 giugno: Mosca e Budapest annunciano che Nagy e alcuni suoi collaboratori sono stati condannati a morte e giustiziati. L'episodio è la conclusione della campagna "antirevisionistica", alla quale lo stesso Tito ha dovuto pagare il suo tributo. Infatti, durante l'intervento sovietico a Budapest, Nagy e compagni si erano rifugiati nell'ambasciata jugoslava. In seguito, dopo che lo stesso Tito aveva approvato il secondo intervento sovietico, i rifugiati vennero persuasi a lasciare l'ambasciata e furono immediatamente arrestati dai russi e tenuti per un anno e mezzo prigionieri in Romania. In pratica Nagy è stato sacrificato all'esigenza di dare un "avvertimento" contro ogni tentativo di secessione all'interno del Patto di Varsavia. Si tenga presente che al V Congresso dell'Associazione Socialista jugoslava, dell'aprile 1957, Rankovic aveva accusato i dirigenti sovietici di non rispettare quanto stabilito dall'incontro di Belgrado del 1955 e di voler attirare la Jugoslavia nel blocco sovietico. In quella occasione Rankovic aveva detto: "Noi siamo stati costretti a parlare degli eventi ungheresi, perché li ritenevamo e continuiamo a ritenerli l'espressione della giusta lotta del popolo magiaro per il socialismo, per la democrazia e per il progresso. Questa realtà non può essere incrinata dalla partecipazione di alcuni elementi reazionari ai moti."

La campagna "antirevisionista" diventa ora soprattutto il pretesto ideologico del sotterraneo dissidio russo-cinese. In occasione del quarantesimo anniversario della rivoluzione bolscevica, la riunione dei dirigenti dei PC al potere è infatti incentrata sulla votazione di una dichiarazione di condanna del "revisionismo", promossa sia dai cinesi che dai russi in quanto intesa a fare da paravento ideologico al contenzioso delle loro relazioni internazionali. Fallisce appunto il tentativo di ricostituire un'organizzazione internazionale tipo Kominform.

3 giugno: Kruscev propone ad Eisenhower l'intensificazione degli scambi commerciali.

26 luglio: Mikoyan propugna forti scambi commerciali da una televisione americana e invita in URSS politici e capitalisti USA.

USA. La recessione, iniziata nel secondo semestre del 1957, si fa sentire nel primo trimestre con la caduta del prodotto nazionale lordo del 4,8%, mentre la produzione industriale accusa una caduta fino ad aprile con un calo del 13% in rapporto al massimo del febbraio 1957. Durante i primi sei mesi il numero dei disoccupati si aggira sui 5 milioni, toccando il 7,5% della popolazione attiva. La caduta della produzione, più debole per i beni di consumo, è forte per i beni di investimento e per l'acciaio: 40% in meno in questo settore (e anche in quello automobilistico); meno 21% nel settore delle macchine.

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1959

URSS. Gennaio: XXI Congresso Straordinario del PCUS. Tema centrale del discorso di Kruscev è la politica estera: inammissibilità della guerra nell'era nucleare, cordiali riferimenti agli USA e necessità della distensione. Infatti nel successivo intervento di Mikoyan viene dichiarato che l'URSS è disposta a concludere con gli USA un accordo commerciale a lunga scadenza e poi Kozlov, a New York, precisa che gli scambi potrebbero raggiungere cifre di qualche miliardo di dollari all'anno. Il 7 gennaio Mikoyan è accolto dagli uomini d'affari americani al grido "che abile mercante!" e, in un banchetto a Detroit, dice a H. Ford e al Presidente della General Motors, Domer: "Le compagnie automobilistiche si fanno una concorrenza spietata senza peraltro arrivare alla guerra. I nostri due paesi dovrebbero essere capaci di competere in maniera non diversa." Gli osservatori europei, di fronte a queste manifestazioni USA-URSS, giudicano che la concorrenza dei paesi MEC spinge gli industriali americani a commerciare con l'URSS.

Al XXI Congresso Kruscev anticipa una delle cause dell'incipiente dissidio russo-cinese e afferma: "Si può e si deve costruire in Estremo Oriente e in tutta la regione del Pacifico una zona di pace e, prima di tutto, una zona libera da armi nucleari." La tesi distensiva sovietica è apparentemente appoggiata da Ciu En-lai e da un messaggio di Mao al Congresso che inneggia a "l'unità incrollabile del mondo socialista." Dietro questa unità di sentimenti ha il suo peso la concessione di aiuti per un valore di 5 miliardi di dollari, specie per l'industria pesante, che verranno annunciati nel comunicato russo-cinese del 9 febbraio. Però non può essere nascosto l'attrito in corso tra Kruscev e Mao, il fatto che Mao appoggia gli stalinisti all'interno dell'URSS e particolarmente Molotov che si trova confinato in Mongolia, un paese importante per la Cina. Per questo motivo Kruscev ha previsto di mandare Molotov all'Aia e attacca duramente l'"antipartito" per attaccare indirettamente Mao. Il dissidio ha portato Kruscev a denunciare le "Comuni cinesi" come reazionarie nel corso di una sua conversazione col senatore americano H. Humphrey; Mikoyan ha fatto lo stesso nel suo incontro con gli uomini d'affari americani, quando ha accennato alle "teste calde" che comandano in Cina e all'assurdità delle Comuni. Giugno: il governo sovietico si rimangia la promessa del 1957 di fornire alla Cina le informazioni riservate di tipo nucleare, comprese quelle relative ad una bomba atomica sperimentale. La neutralizzazione della Cina è così entrata nel contenzioso dei "Quattro Grandi", relativo alla neutralizzazione delle due Germanie che ha la sua rivalsa nella denuclearizzazione del Pacifico.

In luglio e in agosto l'opposizione in Cina a Mao viene in parte eliminata nella riunione di Lushian.

In settembre Kruscev visita per due settimane gli Stati Uniti con un grosso seguito di Ministri, familiari, giornalisti, scrittori e medici. E l'occasione propagandistica di Kruscev che fa parlare tutta la stampa e i mezzi d'informazione internazionali ricorrendo alle manifestazioni più teatrali e al suo armamentario di battute. Le conversazioni con Eisenhower a Camp David procurano una nuova denominazione retorica alle relazioni internazionali: lo "spirito di Camp David", diventato sinonimo di distensione.

Tuttavia Kruscev, favoleggiando sulla capacità competitiva sovietica, ha già ridimensionato le prospettive sulla intensificazione degli scambi che aveva avanzato nel 1958 e all'inizio dell'anno. Kruscev ha affermato che l'URSS non ha bisogno di crediti USA e che il Piano Settennale non ne prevede... in quanto non è in grado di controbilanciare le importazioni dagli USA. Inoltre gli USA vorrebbero risolvere il contenzioso derivato dagli aiuti bellici e postbellici con la legge "affitti e prestiti." Però gli americani sono disposti a non ricorrere a crediti ufficiali, ma solo a crediti privati, come stanno facendo con la Polonia, e hanno ripreso gli acquisti di manganese valutati nell'anno a 800-900 mila tonnellate. In conclusione, l'URSS non si impegna in una vera e propria divisione del lavoro con l'Occidente, trovando nella Germania Est chi sopperisce a determinate forniture e trovando nei prestiti privati quanto le occorre.

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1960

All'incontro di Camp David risale l'iniziativa russo-americana di una Conferenza al vertice dei "Quattro Grandi" sul problema tedesco, sollevato dalla questione dello statuto di Berlino Ovest.

10 maggio: viene abbattuto un aereo spia americano all'interno dei confini sovietici. Lo "spirito di Camp David" si dissolve dietro questa faccenda dell'"U2" che assume dimensioni da guerra fredda.

16 maggio: nella riunione dei "Quattro Grandi", all'Eliseo, Kruscev pone la pregiudiziale delle scuse dovute dagli americani e la richiesta di punizione dei colpevoli dei voli spia. La Conferenza fallisce sul pretesto dell'"U2", ma la vera ragione dell'aggiornamento proposto da Kruscev va ricercata nell'inscindibilità della questione tedesca da quella asiatica, per il ruolo indipendente svolto dalla Cina.

Settembre: Kruscev si reca a New York per assistere all'Assemblea Generale delle Nazioni Unite e tuona contro il brigantaggio degli USA, mentre imperversa la crisi di Berlino. Contemporaneamente Ciu En-lai dichiara: "il governo cinese ha ripetutamente proposto che i paesi asiatici e quelli che si affacciano sul Pacifico, compresi gli Stati Uniti, concludano un patto di reciproca non aggressione per arrivare a una denuclearizzazione di tutta questa regione."

12 ottobre: scena madre di Kruscev all'ONU che ribatte alle accuse sulla "cortina di ferro" togliendosi una scarpa e battendola sul banco. Poi ripropone la competizione economica, inneggiando alla superiorità dell'URSS capace di superare gli USA in dieci anni sul piano della produzione pro capite. Questo mentre in URSS stava fallendo l'operazione "terre vergini" che si proponeva di risolvere i problemi dell'agricoltura sovietica.

Novembre-dicembre: Conferenza degli 81 Partiti Comunisti riuniti a Mosca. La sua motivazione riguarda il dissidio russo-cinese (a luglio l'URSS ha accentuato la crisi, ritirando migliaia di tecnici sovietici inviati in Cína a seguito degli aiuti economici), ma questo non appare dalla dichiarazione comune sui pericoli del "dogmatismo" e del "revisionismo." Il fatto caratterizzante della riunione è infatti una violenta disputa fra Kruscev e il segretario del Partito Comunista Cinese, Teng Hsiao-ping. Quest'ultimo attacca personalmente Kruscev per aver calunniato Mao e la Cina, per il suo atteggiamento accomodante verso gli USA e per aver appoggiato l'India a scapito della Cina.

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1961

Gennaio: ha inizio la rottura con l'Albania. Vengono interrotti gli invii di equipaggiamento e ritirati gli esperti petroliferi (la rottura completa avverrà in maggio col ritiro dei sottomarini dalla base di Valona). Ottobre: XXII Congresso del PCUS, importante sia per la politica interna che per quella estera. Nel corso dell'anno ci sono stati due avvenimenti di rilievo: il fallimento dell'invasione a Cuba in aprile, la famosa operazione nella Baia dei Porci, assistita dalla CIA su consenso di Kennedy (messaggio di Kruscev a Kennedy: "Queste azioni aggressive e banditesche non saranno sufficienti a salvare il vostro sistema"), e l'incontro tra Kennedy e Kruscev a Vienna in giugno. Gromyko, parlando al XXII Congresso dopo Ciu En-lai (il quale definisce l'amministrazione Kennedy "la più intrigante e la più avventurista"), sostiene che l'incontro di Vienna è stato uno degli episodi più importanti dell'era contemporanea, si commuove per la felicità di avervi partecipato e fa appello all'alleanza sovietico-americana: "Il nostro paese attribuisce un'importanza particolare ai rapporti fra i due giganti, l'Unione Sovietica e gli Stati Uniti. Se questi due paesi unissero i loro sforzi in difesa della pace, chi oserebbe minacciare la pace e chi sarebbe in grado di farlo? Nessuno. Nessun paese del mondo sarebbe abbastanza potente." Sul piano interno il XXII Congresso riprende il tema della destalinizzazione. Kruscev torna a descrivere Stalin come un tiranno e un paranoico; gli attribuisce l'organizzazione dell'assassinio di Kirov allo scopo di far scattare la grande operazione delle "purghe" che decimarono la vecchia guardia bolscevica; collega ai crimini di Stalin i crimini del gruppo "antipartito", cioè Molotov, Kaganovic, Malenkov e Voroscilov; insiste nel dire che le sue denunce non esprimono soltanto opinioni personali e si richiama alle decisioni collettive ("nessuna iniziativa importante, nessuna dichiarazione ufficiale è dettata da preferenze personali, ma dall'esame e dalle decisioni della direzione collettiva"). Il ritorno alla destalinizzazione e la riesumazione del principio della direzione collegiale riflettono contraddizioni e contrasti nella "incrollabile unità dei dirigenti" e nella "incrollabile unità del mondo socialista."

 

 


Ultima modifica 09.09.2001