Per la critica della filosofia del diritto di Hegel1


Traduzione di Ettore Ciccotti (†1939) in: Marx-Engels-Lassalle, Opere, Milano, Soc. Ed. «Avanti!», vol. I, 1914, pp. 23-35.

Trascritto da Leonardo Maria Battisti, aprile 2021


Introduzione.

(71) Per la Germania, in sostanza, la critica della religione è compiuta e la critica della religione è la premessa di ogni critica.

L'esistenza profana dell'errore è compromessa, quando è confutata la sua celeste oratio pro aris et focis. L'uomo che ha trovato soltanto il riflesso di sè stesso nella fantastica realtà del cielo, dove cercava un super-uomo, non si sentirà più disposto a trovare soltanto la parvenza di sè stesso, soltanto la negazione dell'uomo, dove cerca e deve cercare la sua vera realtà.

Il fondamento della critica religiosa è: l'uomo fa la religione; e non già la religione fa l’uomo. E veramente la religione è la coscienza è il sentimento che ha di sé stesso l’uomo, il quale non è giunto ancora al dominio di sé stesso o l'ha novellamente perduto. Ma l'uomo non è niente Si di astratto, un essere rannicchiato fuori del mondo. Chi dice: «l’uomo», dice il mondo dell'uomo, Stato, società. Questo Stato, questa società producono la religione, una capovolta coscienza del mondo, perché essa è un mondo capovolto. La religione è la teoria generale di questo mondo, il suo compendio enciclopedico, la sua logica in forma popolare, il suo point d'honneur spiritualista, il suo entusiasmo, la sua sanzione morale, il suo solenne completamento, il suo conforto e la sua giustificazione universale. Essa è la realizzazione fantastica dell'essere umano, perché l'essere umano non ha una vera realtà. La guerra contro la religione, dunque, è, in via mediata, la lotta contro quel mondo, il cui aroma morale è la religione.

La miseria religiosa è ad un tempo l'espressione della miseria reale protesta contro di essa. La religione è il singhiozzo della creatura oppressa, è il senso effettivo (72) di un mondo senza cuore, come è lo spirito di una vita priva di spirito. Essa è l'oppio del popolo.

La eliminazione della religione come illusoria felicità del popolo, è la condizione della sua felicità reale. Lo stimolo a dissipare le illusioni del proprio stato, è lo stimolo ad eliminare uno stato che ha bisogno delle illusioni. La critica della religione è quindi, in germe, la critica della valle di lagrime, di cui la religione è il riflesso Sacro.

La critica ha sfogliati i fiori immaginarî della catena, non perché l'uomo porti la catena che non consola più, che non è abbellita dalla fantasia, ma perché getti via da sé questa catena, colga il fiore vivente. La critica della religione disillude l'uomo, onde pensi, operi, atteggi il suo essere reale, come uomo spogliato d’ illusioni, che ha aperti gli occhi della mente; onde si muova intorno a sé stesso e così intorno al suo sole reale. La religione è semplicemente il sole illusorio, che gira intorno all'uomo, finché questi non gira intorno a sé stesso.

Il compito della storia, quindi, è di stabilire la verità del di qua, dopo che si è dileguata la verità del di là. Prima di tutto il compito della filosofia, che è al servizio della storia, è quella di smascherare l’annientamento della persona umana nella sua forma profana, dopo che è stata smascherata la forma sacra dell'annientamento della persona umana. La critica del cielo si muta così nella critica della terra, la critica della ragione nella critica del diritto, la critica della teologia nella critica della politica.

La trattazione che segue — un contributo a questo lavoro — non si riconnette immediatamente all’originale ma ad una copia, alla filosofia tedesca dello Stato e del diritto, per nessun'altra ragione, che perché si riconnette alla Germania.

Se si volesse prendere le mosse dallo status quo tedesco — se anche nella sola maniera moderata, cioè in maniera negativa — il risultato rimarrebbe sempre un anacronismo. Anche la negazione del nostro presente politico si trova già come un fatto impolverato nel magazzino di sbarazzo storico de' popoli moderni. Se io rinnego i codini incipriati, ho pur sempre i codini senza cipria. Se io rinnego le condizioni della Germania del 1843, io sto appena, col computo francese, nell'anno 1789, ancor meno nel fuoco ellissoidale del presente.

Sì, la storia tedesca si lusinga di aver realizzato un movimento che nessun popolo ha mai fatto, (73) e farà dopo di esso, nell'orizzonte della storia. Propriamente noi abbiamo partecipato delle restaurazioni de’ popoli moderni, senza condividere le loro rivoluzioni. Noi avemmo la restaurazione, in primo luogo, perché altri popoli osarono una rivoluzione, e, in secondo luogo, perché altri popoli patirono una contro-rivoluzione; una volta perché i nostri padroni ebbero paura, e un’altra volta perché i nostri padroni non ebbero paura. Noi, con i nostri pastori alla testa, ci trovammo, così, una volta soltanto in compagnia della libertà: il giorno de suoi funerali.

Una scuola che legittima l’abbiezione di oggi con l’abbiezione di ieri; una scuola che dichiara ribelle ogni grido del servo contro lo knut dal momento che lo knut è uno knut antico, uno knut avito, uno knut storico; una scuola, a cui la storia, come il Dio d'Israele al suo servo Moisè, si mostra solo a posteriori, la scuola storico-giuridica avrebbe perciò scoperta la storia tedesca, se essa stessa non fosse stata un’invenzione della storia tedesca. Shylok, ma Shylok il servo, essa giura, per ogni libbra di carne risecata dal cuore del popolo tedesco, sul suo titolo eredi torio, sul suo titolo ereditario storico, sul suo titolo ereditario cristiano-germanico.

Entusiasti bonari, all'incontro, tedeschi di sangue e liberali per riflessione, cercano la nostra storia della libertà di là della nostra storia nelle originarie foreste teutoniche. Ma in che sì distingue la nostra storia della libertà dalla storia della libertà del cinghiale, se sì deve andarla a trovare soltanto nelle selve? Inoltre è noto: come appena sì gridi nella foresta, ne risuona l'eco fuori di essa. Pace quindi alle originarie selve teutoniche!

Guerra alle presenti condizioni germaniche! Assolutamente! Esse sono al disotto del livello della storia, esse sono al disotto di ogni critica, ma rimangono un oggetto della critica, come il delinquente, che sta al disotto del livello dell'umanità, rimane argomento del carnefice. Nella lotta con essa la critica non è una passione della testa, ma è la testa della passione. Non è un coltello anatomico: è un'arma. Il suo oggetto è il suo nemico, ch'essa non vuole contrastare, bensì annientare. Poiché lo spirito; di queste condizioni è confutato. In sé e per sé non sono oggetti degni di considerazione, ma esistenze tanto spregevoli quanto spregiate. La critica per sé non ha bisogno di acquistare la coscienza di questo oggetto, poiché non ha da cavare nulla. Essa non si pone più come scopo a sé stessa, ma soltanto come mezzo. (74) Il suo pathos essenziale è l'indignazione, la sua opera essenziale la denunzia.

Tutto si riduce all'abbozzo di una reciproca, sorda pressione di tutte e le sfere sociali tra loro, di un generale malumore inattivo, di un'angustia be mentale che si confessa e sì disconosce; tutto compreso nella cornice di un sistema di governo, che, vivendo della conservazione di tutte le meschinità, non è esso stesso nient'altro che la meschinità governante.

Quale spettacolo! La suddivisione progrediente all’infinito della società nelle razze più varie, che stanno di fronte l'una all'altra con piccole antipatie, cattiva coscienza mediocrità brutale, che, per la loro stessa reciproca posizione equivoca e sospettosa, sono tutte, senza distinzione, da' loro padroni, se anche con formalità diverse, trattante tutte con enti che esistono per concessione. E debbono riconoscere considerare come una concessione del cielo anche l'essere dominate, governate, possedute! Tutt'altro è di quei signori stessi, la cui grandezza è in proporzione inversa al loro numero! La critica, che si occupa di questo contenuto, è la critica della folla, e nella folla non si tratta di vedere se l'avversario è un avversario nobile, di pari condizioni, interessante: si tratta di colpirlo. Si tratta di non lasciare a’ Tedeschi un momento solo per illudersi o rassegnarsi. Si deve rendere anche più oppressiva l'oppressione reale con l'aggiungervi la coscienza dell'oppressione; si tratta di rendere lo smacco ancora più sensibile col renderlo pubblico. Bisogna figurarsi ogni sfera della società come la partie honteuse della società tedesca; si debbono costringere questi rapporti impietrati alla danza col cantare ad esse la loro profetica melodia! Bisogna insegnare al popolo a spaventarsi di sé stesso, per fargli coraggio. Si soddisfa con ciò a un impreteribile bisogno del popolo tedesco e i bisogni de’ popoli sono le supreme ragioni del loro appagamento.

E per gli stessi popoli moderni questa lotta contro il limitato contenuto dello status quo tedesco non può essere priva d’ interesse, poiché lo status quo tedesco è lo schietto completamento dell'ancien régime è l'ancien régime è la celata mancanza dello Stato moderno. La lotta contro il presente politico della Germania (75) è la lotta contro il passato de’ popoli moderni, e questi sono ancora angustiati dalle reminiscenze di tale passato.

È assai istruttivo per essi vedere l’ancien régime, che compì la sua tragedia presso di loro, recitare la sua commedia come ritornello tedesco. Tragica era la sua storia, finchè esso era la forza preesistente del mondo, e la libertà, all'incontro, un'idea personale: in una parola, finchè essa eredeva e doveva credere alla sua legittimità. Finchè l’ancien régime, come esistente ordinamento sociale lottava con un mondo che si veniva formando, v'era da parte sua un errore della storia mondiale, ma non un errore personale. Perciò la sua rovina era tragica.

L'odierno regime tedesco invece, un anacronismo, una flagrante contraddizione contro un assioma universalmente riconosciuto, che mostrava agli occhi di tutto il mondo la nullità dell'ancien régime, si figura soltanto di potere ancora credere a sé stesso e vuole che il mondo condivida questa ubbìa. Credendo alla sua propria realtà, la nasconderebbe forse sotto l'apparenza di qualche cosa di diverso e cercherebbe la sua salvezza nell'ipocrisia e nel sofisma? Il moderno ancien régime è ora piuttosto il commerciante di un ordinamento sociale, i cui veri eroi sono morti. La storia è radicale e attraversa molte fasi quando seppellisce una vecchia forma.

L'ultima fase di una forma storica mondiale è la sua commedia. Gli dei di Grecia, che già una volta erano stati tragicamente feriti a morte nel Prometeo legato di Eschilo, dovevano morire un'altra volta comicamente nella prosa di Luciano. Perché questo cammino della storia? Perché il genere umano sì separi allegramente dal suo passato. Questo allegro compito storico è quello che noi rivendichiamo a' poteri politici di Germania.

Intanto, appena la moderna realtà politico-sociale stessa è sottoposta alla critica, appena quindi la critica tocca l'altezza di un vero problema umano, si trova fuori dello status quo tedesco: altrimenti si metterebbe in condizione di voler colpire il suo bersaglio al disotto del livello a cui si trova. Un esempio! Il rapporto dell'industria, e in genere, del mondo della ricchezza col mondo politico è un problema predominante del tempo moderno. Sotto qual forma questo problema comincia ad occupare i Tedeschi? Sotto la forma de’ dazî protettori, del sistema proibitivo, dell'economia nazionale. Lo chauvinisme tedesco degli uomini è passato nella materia, e così, un bel mattino, i nostri cavalieri del cotone è ì nostri eroi del ferro si videro mutati in patriotti. Si comincia quindi in Germania e a riconoscere la sovranità del monopolio all’interno, perché gli sì concede la sovranità all'estero. Si tende quindi a cominciare ora in Germania di là dove in Francia ed in Inghilterra si comincia a finire. L'antico stato di e disfacimento, contro cui questi paesi si ribellano teoricamente è che sopportano ancora sol come si sopportano le catene, è salutato in Germania come l'alba sorgente di un bel futuro, che osa appena di passare dalla sottigliezza teorica alla pratica franca di ritegni. Mentre il problema in Francia e in Inghilterra suona così: Economia o dominio della società sulla ricchezza, in Germania suona: Economia nazionale o imperio della proprietà privata sulla nazionalità. Ciò importa, dunque, sopprimere in Francia e in Inghilterra il monopolio che è stato spinto sino alle sue ultime conseguenze; in Germania importa andare sino alle ultime conseguenze del monopolio. Là si tratta di una soluzione, e qui sì tratta invece, per ora, di una collisione. Un esempio molto calzante della forma tedesca de' problemi moderni, un esempio, che la nostra storia, simile a un coscritto maldestro, finora ebbe soltanto il compito di ripetere storie giù vissute.

Se dunque tutto l'insieme dello sviluppo tedesco non superasse lo sviluppo politico tedesco, un tedesco potrebbe, al più, partecipare a problemi contemporanei, come vi può partecipare un russo. Ma, se il singolo individuo non è circoscritto da' termini che tengono stretta la nazione, ancora meno l’intera nazione è emancipata mediante l'emancipazione di un individuo. Gli Sciti non hanno fatto alcun passo innanzi verso la civiltà ellenica, perché la Grecia annovera uno scita tra i suoi filosofi. Per fortuna noi tedeschi non siamo punto sciti.

Come gli antichi popoli vivevano nell'immaginazione, nella mitologia, la loro preistoria, noi tedeschi abbiamo vissuto la nostra storia postuma nel E pensiero, nella filosofia. Noi siamo contemporanei filosofici del presente senza, esserne contemporanei storici. La filosofia tedesca è il prolungamento ideale della storia tedesca. Se noi quindi invece delle Œuvre incompletes della nostra storia reale, critichiamo le Œuvre posthume della nostra storia ideale, la filosofia; la nostra critica sta in mezzo, sotto alle questioni, di cui il presente dice: that is the question. Ciò che presso i popoli progrediti è dissidio pratico con le condizioni dello Stato moderno, è in Germania, dove queste stesse condizioni non esistono ancora; in via immediata dissidio critico col riflesso filosofico di queste condizioni.

La filosofia tedesca del diritto è dello Stato è la sola storia tedesca che sta al pari col tempo moderno officiale. Il popolo tedesco deve perciò comporre questo suo sogno di storia con de sue attuali condizioni e sottoporre alla critica non solo queste attuali condizioni, ma anche la loro astratta continuazione. Il suo avvenire non si può limitare né all'immediata negazione delle sue condizioni reali, né all'immediata attuazione delle sue condizioni ideali politiche e giuridiche, poiché nelle sue condizioni ideali è la negazione immediata delle sue condizioni reali, e ha già vissuto tanto da vedere presso i popoli vicini l'immediata realizzazione delle sue condizioni ideali. A buon diritto perciò la parte politica pratica in Germania esige la negazione della filosofia. Il suo tarlo non sta già in questa esigenza, ma nell'arrestarsi a questa esigenza, che non traduce seriamente, né può tradurre in pratica. Essa crede di riuscire a questa negazione col volgere le spalle alla filosofia e, torcendo la testa, mormorare su di essa alcune frasi stizzose e banali. L'angustia del suo orizzonte non annovera la filosofia neppure nell'ambito della realtà tedesca o la calcola al disotto della praxis tedesca e delle teorie a questa inservienti. Voi volete che si prendano le mosse da un reale germe di vita, ma voi dimenticate che il reale germe di vita del popolo tedesco ha fruttificato solo sotto la sua volta cranica. In una parola: Voi non potete sopprimere la filosofia senza realizzarla.

Nello stesso torto, solo con fattori invertiti, incorse la parte politica teorica, che prendeva le mosse dalla filosofia.

Essa vide nell'attuale lotta solo la lotta critica della filosofia col mondo tedesco: essa non considerò che la filosofia sin’ oggi appartiene a questo mondo ed è il suo completamento, comunque ideale. Critica verso la parte avversaria, essa ci conduceva senza critica rispetto a sé stessa, mentre prendeva le mosse dalle premesse della filosofia, e vi si fermava a' suoi risultati dati, ovvero dava come esigenze risultati immediati della filosofia esigenze e risultati ricevuti per altra via; (78) se anche essi — posta la loro giustezza — si possono, al contrario, mantenere solo mediante la negazione della filosofia finora professata, della filosofia come filosofia. Noi ci riserbiamo un disegno più approfondito di questa parte. Il suo difetto fondamentale si riduce a questo: essa crede di poter realizzare la filosofia senza sopprimerla.

La critica della filosofia del diritto e dello Stato, che per opera di Hegel ha avuto la più conseguente, ricca ed ultima trattazione, è l'una cosa è l'altra — tanto l'analisi critica dello Stato e della realtà con esso connessa, quanto la decisa negazione di tutta la forma successiva sino a noi della coscienza politica e giuridica tedesca, la cui espressione più nobile più universale, elevata a scienza, è precisamente la filosofia del diritto speculativo. Se soltanto in Germania era possibile la filosofia del diritto speculativo, questo astratto, esuberante pensiero dello Stato moderno, la cui realtà rimane un al di là, questo di là può trovarsi anche soltanto di là del Reno. Del pari il pensiero tedesco di arrivare al concetto dello Stato moderno astraendo dall’uomo reale, per quanto anormale, era solo possibile, perché e in quanto lo stesso Stato moderno fa astrazione dall’uomo reale e risponde a' disegni dell'uomo intero, non dimezzato in una maniera soltanto immaginaria.

I Tedeschi, in pratica, hanno pensato ciò che gli altri popoli hanno fatto. La Germania fu la loro coscienza teoretica. L'astrazione e l'elevazione del suo pensiero camminarono sempre di pari passo con l'unilateralità e l'umiltà della loro vita reale. Se quindi le status quo dello Stato tedesco esprime il compimento dell'ancien régime, la trasformazione di legno in carne dello Stato moderno, lo status quo della scienza tedesca dello Stato esprime l'incompiutezza dello Stato moderno, il disfarsi della sua stessa carne.

Già, come deciso contrapposto alla forma finora nota della coscienza pratica tedesca, la critica della filosofia del diritto speculativo, non va a finire in sé stessa, ma in un problema per la cui soluzione vi è un solo mezzo: la praxis.

Si domanda: può la Germania arrivare a una praxis à la hauteur des principes, cioè a una rivoluzione, che l'elevi non solo al livello officiale de' popoli moderni, ma all'altezza umana, che costituirà l'avvenire prossimo di questi popoli.

L'arma della critica non può sostenere assolutamente la critica delle armi; la forza materiale dev'essere sopraffatta dalla forza materiale; ma anche la teoria diviene forza materiale, appena s'impadronisce delle masse. La teoria è capace d’impadronirsi delle masse, appena dimostra ad hominem, è dimostra ad hominem appena diventa radicale. Essere radicale importa attaccare la questione alla radice. La prova evidente del radicalismo della teoria tedesca e quindi della sua energia pratica è il prendere che fa come punto di partenza la recisa positiva eliminazione della religione.

La critica della religione finisce con la dottrina che l'uomo sia la cosa più alta per l'uomo, quindi con l'imperativo categorico di rovesciare tutti i rapporti, in cui l'uomo è un essere avvilito; asservito; derelitto, spregiato; rapporti i quali non sì possono delineare meglio che con l'esclamazione di francese a proposito di un progetto di tassa sui cani: Poveri cani! Vi si vuole trattare da uomini!

Anche dal punto di vista storico l'emancipazione teorica ha un’importanza specifica pratica per la Germania. Il passato rivoluzionario della Germania è propriamente teoretico; è la Riforma. Come allora il monaco, ora è il filosofo, nel cui cervello comincia la rivoluzione.

Lutero ha vinto la servitù fondata sulla devozione, perché ha messo al suo posto la servitù fondata sulla convinzione. Egli ha infranta la fede nell'autorità, perché ha restaurata l'autorità della fede. Egli ci trasformati i preti in laici, perché ha trasformati i laici in preti. Egli ha liberato l'uomo dalla religiosità esterna, perché ha spostata la religiosità nell'interno dell'uomo. Egli ha emancipato il corpo dalle catene, perché ha posto il cuore in catene.

Ma, se il protestantesimo non importava veramente sciogliere, voleva dire mettere nel suo punto giusto il problema. Non importava più la lotta del laico col prete fuori di lui: importava la lotta col suo proprio prete intimo, con la sua natura sacerdotale. E, se la trasformazione protestante de' laici tedeschi in preti, emancipò i papi laici, i principi insieme al loro corteggio, a' privilegiati e i filistei, la trasformazione filosofica de’ pretoidi tedeschi in uomini emanciperà il popolo. Ma come l'emancipazione non — attecchì presso i principi, così non avrà durata la secolarizzazione de’ beni compiuta con la spoliazione delle chiese (80), che l'ipocrita Prussia ha messo in opera prima di tutti gli altri Stati. Allora la guerra de’ contadini, l'avvenimento più radicale della storia tedesca, andò ad infrangersi contro la teologia. Oggi, in cui la teologia stessa è naufragata, l'avvenimento più servile della storia tedesca, il nostro status quo andrà a sfracellarsi contro la filosofia.

Il giorno prima della Riforma la Germania ufficiale era la serva più assoluta di Roma. Il giorno prima della sua rivoluzione è la serva più assoluta di qualche cosa assai di meno di Roma, della Prussia e dell'Austria, de' krautjunker e de' filistei.

Intanto sembra che una difficoltà capitale si opponga ad una radicale rivoluzione tedesca.

Le rivoluzioni hanno bisogno specialmente di un elemento passivo, di una base materiale. La teoria in un popolo riesce a realizzarsi in tanto, in quanto è la realizzazione de' suoi bisogni. Ora all'enorme dissidio tra le ro tedesco e le risposte della realtà tedesca corrisponde un uguale dissidio della società borghese con lo Stato e con sé stesso? I bisogni teorici formano immediati bisogni pratici? Non basta che il pensiero spinga verso la realizzazione, la realtà si deve essa stessa accostare al pensiero.

Ma la Germania non è venuta ascendendo per i gradi medi della emancipazione politica similmente a' popoli moderni. Anche i gradi, che teoricamente ha superati, praticamente non li ha raggiunti ancora. Come potrebbe con un salto mortale non solo lasciarsi indietro tali proprie barriere, ma al tempo stesso quelle de’ popoli moderni, i confini che in realtà deve ancora disputarsi e sentire come liberazione delle sue reali barriere? Una rivoluzione radicale può essere soltanto la rivoluzione di bisogni radicali di cui sembrano mancare ugualmente le premesse e le sedi propizie al loro sorgere.

Ma, se la Germania ha seguito l'evoluzione de’ popoli moderni solo con l'attività astratta del pensiero, senza prendere una parte materiale agli sforzi reali di questa evoluzione, essa d'altro canto condivise le doglie di questa evoluzione senza condividerne i suoi piaceri, senza la sua parziale soddisfazione. All’attività astratta, da un lato, risponde la sofferenza astratta dall'altro. La Germania perciò si troverà un bel mattino al livello della decadenza europea, prima di essersi trovata al livello dell'emancipazione europea. La si (81) potrà paragonare a un proselito del feticismo che perisce delle malattie del Cristianesimo.

Se primieramente si guardano i governi tedeschi, si trova ch'essì sono spinti dalle condizioni del tempo, dalle condizioni della Germania, dal punto di vista della coltura tedesca e finalmente da un proprio felice istinto a combinare i difetti del moderno mondo politico, di cui non possediamo i vantaggi, con ì barbarici difetti dell'ancien régime, di cui noi godiamo in alta misura, così che la Germania, se non deve sempre partecipare a ciò che vi ha di sennato negli Stati che sorpassano il suo status quo, deve sempre partecipare a ciò che in essì vi è d’irragionevole. Vi è, per esempio, un paese al mondo, che, al pari della così detta Germania costituzionale, condivida così ingenuamente tutte le illusioni dello Stato costituzionale senza condividerne la realtà? O non era necessariamente un'idea di governo tedesco il congiungere i malanni della censura con i malanni delle leggi francesi del Settembre, le quali presuppongono la libertà di stampa! Come nel Pantheon romano sì trovavano gli dèi di tutte le nazioni, così nel sacro romano Impero tedesco si trovano i peccati di tutte le forme politiche. Che questo eccletismo raggiungerà un'altezza finora non supposta, lo garentisce specialmente la ghiottoneria politico-estetica di un re tedesco, il quale pensa a recitare tutte le parti della realtà, della realtà feudale come della burocratica, dell'assoluta come della costituzionale, dell'autocratica come della democratica, se non per mezzo della persona del popolo, in persona propria, se non pel popolo, per sé stesso. La Germania, come la mancanza di un presente politico costituito da un mondo a sé, non potrà rovesciare le barriere speciali tedesche, senza rovesciare tutte le barriere universali del presente politico.

Non già la rivoluzione radicale è un sogno utopistico per la Germania, non già l'universale emancipazione umana, ma piuttosto la rivoluzione parziale, la rivoluzione soltanto politica, cha lascia ritti in piedi pilastri della casa. Su che poggia una rivoluzione parziale, soltanto politica? Su questo: che una parte della società borghese si emancipa e giunge a un dominio universale; su questo: che una determinata classe imprende dalla sua speciale situazione la universale emancipazione della società. Questa classe emancipa tutta la società, ma solo col presupposto che l’intera società (82) si trovi nella situazione di questa classe, che possegga quindi, per esempio, denaro è istruzione, o possa acquistarlo volendo.

Nessuna classe della società borghese può rappresentare questa parte, senza suscitare un momento di entusiasmo in sé e nella massa; un momento in cui essa fraternizza e si fonde con la società in generale, si scambia con essa ed è sentita e riconosciuta come la comune rappresentante di essa; un momento, in cui le sue aspirazioni e i suoi diritti sono le aspirazioni è î diritti della società stessa e in cui essa è realmente la testa e il cuore della società. Solo in nome de diritti universali della società una classe speciale può arrogarsi l'universale dominio. L'energia rivoluzionaria e la coscienza morale del proprio valore, da sole, non bastano per prendere d'assalto questa posizione emancipatrice e quindi per lo sfruttamento politico di tutte le sfere della società nell’ interesse della propria sfera. Perché coincidano la rivoluzione di un popolo e l'emancipazione di una particolare classe della società borghese, perché uno stato della società si faccia valere per tutti, tutti i difetti della società debbono trovarsi, alla loro volta, concentrati in un’altra classe, un determinato stato dev'essere lo stato contro cui è diretto l'attacco di tutti, quello che incorpora la pastoia imposta a tutti, una particolare sfera sociale deve valere come il delitto notorio di tutta la società, così che l'emancipazione da questa sfera apparisca come l'emancipazione universale compiuta per opera propria. Perché una classe sia la classe liberatrice par excellence, deve, per consenso, un tra classe essere la classe evidentemente oppressiva. Il generale valore negativo della nobiltà e del clero francese determinava il generale valore positivo della borghesia che stava da presso contrapponeva ad essi.

Ma, in Germania, manca ad ogni classe particolare non solo lo spirito di conseguenza, la rigidità, il coraggio, la spensieratezza che potrebbe imprimerle il carattere di rappresentante negativa della società; manca del mente, con l'anima del popolo; manca quella genialità che fa della forza materiale un potere politico: manca quell'andamento rivoluzionario, che getta in faccia all'avversario l'insolente parola: Io non sono nulla e dovrei essere tutto. Il fondo della morale e dell'onorabilità tedesca, non solo gli individui ma anche delle classi, è formato da quel modesto egoismo, che fa valere la sua mediocrità e lascia che altri (83) la faccia valere contro di sé. Perciò il rapporto delle varie sfere della società tedesca non è drammatico ma epico. Ciascuna di esse comincia ad acquistare il sentimento di sé stessa e a prender posto accanto alle altre con le sue speciali esigenze, non, appena è oppressa, ma appena, senza la sua cooperazione, le condizioni del tempo formano un sottostrato sociale su cui quella dal canto suo può esercitare la sua oppressione. Anzi il sentimento morale d'amor proprio della classe media tedesca poggia sulla coscienza di essere la rappresentante generale della mediocrità filistea di tutte le altre classi. Perciò non sono soltanto i re tedeschi, che giungono sul trono mal à propos; è ogni sfera della società borghese che subisce la sua disfatta prima di aver festeggiata la sua vittoria, prima di avere allargata la cerchia de’ suoi confini, prima di aver superata le barriere ad essa opposte, di aver fatto valere la sua grettezza, prima di aver potuto far valere quanto ha di generoso; così che l'occasione di una grande opera si è sempre passata prima di essersi presentata, e ogni classe, appena inizia la lotta con la classe che è al disopra di essa, si trova avvolta in una lotta con quella che le sta sotto. Perciò il principe sì trova in lotta col e potere regio, il burocratico con la nobiltà, il borghese contro tutti questi, mentre il proletario comincia già a trovarsi in lotta col borghese. La classe media osa appena concepire, dal suo punto di vista, il pensiero dell'emancipazione e già l'evoluzione delle condizioni sociali come il progresso della teoria politica rendono antiquato o almeno problematico questo punto di vista.

In Francia basta che uno sia qualche cosa perché voglia essere tutto. In Germania bisogna che uno sia niente per non rinunziare ad esser tutto. In Francia l'emancipazione parziale è la base della universale. In Germania l'emancipazione universale è conditio sine qua non di ogni emancipazione ai dr parziale. In Francia è la realtà, in Germania è l'impossibilità della graduale emancipazione che porta la libertà intera. In Francia ogni classe del popolo è idealista politica e non sì sente come una particolare classe, ma come rappresentante de’ bisogni sociali, sopratutto. La parte dell'emancipatore passa quindi, ordinatamente, con movimento drammatico per le diverse classi del popolo francese, finché giunge alla classe che realizza la libertà sociale non più sotto il presupposto (84) di certe condizioni estrinseche all'uomo e tuttavia create dalla società umana, ma piuttosto organizza tutte le condizioni dell'esistenza umana sotto il presupposto della libertà sociale. In Germania, all'incontro, dove la vita pratica è tanto priva di spiritualità come la vita spirituale è priva di senso pratico, nessuna classe della società borghese sente il bisogno di una emancipazione universale e la capacità di realizzarla, finché non vi è costretto dalla sua condizione immediata, dalla necessità materiale, dalle sue stesse catene.

Dove è adunque la possibilità positiva dell'emancipazione tedesca ?

Si risponde: nell’educazione di una classe della società borghese che non è una classe della società borghese, di uno stato sociale che è la sparizione di tutti gli stati sociali; di una sfera che ottiene dalle sue universali sofferenze un carattere universale è non accampa nessun diritto speciale, perché essa non paco una speciale ingiustizia ma l'ingiustizia semplicemente, che non può più fare appello a titolo storico, ma solo a un titolo umano che non si trova in alcun contrasto particolare con le conseguenze, bensì un universale contrasto con i presupposti dell'ordinamento pubblico tedesco; di una sfera, finalmente, che non si può emancipare senza emanciparsi da tutte le altre sfere della società e senza emanciparle alla loro volta; che, in una parola, è il completo annientamento dell'uomo, e quindi si può riabilitare solo con la completa riabilitazione dell'uomo. Questo stato speciale in cui la società va a sciogliersi è il proletariato.

Il proletariato comincia a formarsi in Germania ora, con l'invadente movimento industriale, poiché il proletariato non è formato della povertà sorta naturalmente, ma da quella prodotta artificialmente, non dal meccanico agglomeramento di uomini compresso dal peso della società, ma da quello che sorge per la sua dissoluzione acuta, specialmente dalla dissoluzione del ceto medio; quantunque, come s'intende da sé, anche la povertà naturale e il servaggio cristiano-germanico entrano gradatamente nelle sue file.

Quando il proletariato annunzia la dissoluzione di tutto l'ordinamento sinora esistente, esprime soltanto il segreto dell'essere suo, poiché esso è la pratica dissoluzione di quest'ordine di cose. Quando il (85) proletariato vuole la negazione della proprietà privata, eleva soltanto a principio della società, ciò che la società ha elevato a suo principio, ciò che in esso è già, senza sua cooperazione, personificato come risultato negativo della società.

Il proletario si trova allora, in rapporto al mondo che si va formando, nella stessa posizione giuridica in cui sì trova il re tedesco verso il mondo si è formato, quando chiama suo popolo il popolo, come chiama suo il cavallo. Il re, nel dichiarare il popolo sua privata proprietà, dice che il proprietario privato è re.

Come la filosofia trova nel proletariato la sua arma materiale, così il aria o trova nella filosofia la sua arma spirituale, e appena il lampo del pensiero sia penetrato a fondo in questo semplice terreno popolare, si compirà l'emancipazione del Tedesco in uomo.

Riassumiamo il risultato.

La sola emancipazione pratica possibile della Germania è l'emancipazione dal punto di vista della teoria, che mostra l'uomo come la più altra forma di essere dell'uomo. In Germania l'emancipazione del Medio Evo è possibile soltanto come emancipazione della parziale vittoria ottenuta sul Medio Evo. In Germania non si può spezzare alcuna specie di servitù. Il fondo della Germania non può fare una rivoluzione senza compierla dalla base. L'emancipazione del tedesco è l'emancipazione dell'uomo. La testa dì questa emancipazione è la filosofia, il suo cuore è il proletariato. La filosofia non può tradursi in atto senza l'eliminazione del proletariato: il proletariato non può essere eliminato senza la realizzazione della filosofia.

Quando tutte le condizioni interne sieno realizzate, il giorno della resurrezione tedesca sarà annunziata dal canto echeggiante del gallo francese.


Note

1. Zur Kritik der Hegel schen Rechts-Philosophie von Karl Marx ne’ Deutsche-französische Jahrbücher herausgegeben von Arnold Ruge und Karl Marx, Paris, 1844, pp. 71-85.

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Ultima modifica 2026.07.28