La situazione della classe operaia in Inghilterra (1845)

Friedrich Engels


Tradotto direttamente dall'originale tedesco da Vittorio Piva (†1907) e trascritto da Leonardo Maria Battisti, giugno 2018


VIII. Le altre branche di lavoro.

Se ci siamo trattenuti a lungo a descrivere il sistema a fabbriche perché è una creazione del tutto nuova dell'epoca industriale, tanto più brevemente ora potremo trattare degli operai che restano, poichè qui trova la parziale o totale sua applicazione quanto è stato detto in generale circa il proletariato industriale ed in particolare circa il sistema a fabbriche. Noi avremo adunque soltanto da riferire in qual misura particolarmente il sistema a fabbriche ha potuto introdursi nelle singole branche di lavoro e che cosa si trova in esse di caratteristico.

Le quattro branche di lavoro, sulle quali si estende la legge sulle fabbriche, riguardano la fabbricazione delle stoffe per vestiti. Noi faremo nel miglior modo facendo seguire subito quelli operai che ricevono da queste fabbriche il loro materiale ed in primo luogo i calzettai di Nottingham, Derby e Leicester. Di questi operai il Child. Empl. Rept. riferisce che la lunga durata del lavoro (che viene ottenuta con un salario basso), unita con la maniera di vivere seduto e lo sforzo degli occhi, che è richiesto dalla natura del lavoro, comunemente indebolisce i corpi in generale ammalati e specie gli occhi. Alla sera non è possibile di lavorare senza una forte luce e perciò i tessitori di solito adoperano gli occhiali per concentrare la luce, il che debilita molto gli occhi. A quattordici anni quasi tutti abbisognano di occhiali. I ragazzi che vengono occupati ai rocchetti ed a cucire (orlare), soffrono comunemente notevoli danni alla loro salute ed alla loro costituzione. Essi lavorano dai sei, sette o otto anni, dalle dieci a dodici ore, in stanze piccole e tetre. Molti divengono, lavorando, impotenti, troppo deboli per il più comune lavoro casalingo e così miopi che già quando sono ragazzi, devono portare gli occhiali. Molti vennero trovati, dai commissari con tutti i sintomi della costituzione scrofolosa ed i fabbricanti si rifiutano per lo più a motivo della debolezza delle ragazze, che hanno lavorato in tal modo, di occuparle nella fabbrica. La condizione di questi ragazzi viene disegnata quale «un'ignominia per un paese cristiano» e viene espresso il voto che sia legalmente protetta (Grainger, Rept. App. Pt. 1. p. F. 15, ss. 132-142). Il rapporto sulle fabbriche aggiunge che ì calzettai sono gli operai peggio pagati di Leicester — essi guadagnano 6 scellini e quando v'è lavoro pressante 7 scellini alla settimana per giornate di 16-18 ore. Prima guadagnavano 20-21 scellini, ma l'introduzione dei telai ingranditi ha danneggiato il loro mestiere; la grande maggioranza lavora ancora con vecchi e semplici telai e con farica può far concorrenza al progresso delle macchine. Adunque pur qui ogni progresso è per gli operai un regresso! Ma nonostante tutto, il commissario Power, racconta che i calzettai sono fieri, poichè sono liberi e non hanno la campana della fabbrica che loro misura il tempo per mangiare, dormire e lavorare. La condizione di questa classe operaia è riguardo al salario non migliore che nel 1833, quando la commissione sulle fabbriche fece i suddetti rapporti — la concorrenza dei calzettai sassoni, i quali pure appena qualchecosa hanno da mordere, ne è la causa. Essa, batte gli inglesi in quasi tutti i mercati stranieri e nell'inglese persino nelle qualità di poco conto — non deve essere una gioia per i patrioti calzettai tedeschi rendere con la loro miseria pure i calzettai inglesi privi di pane, mentre essi superbi ed allegri non continueranno ad aver fame per la maggior gloria dell'industria tedesca, poichè tuttavia l'onore della Germania richiede che il suo piatto sia soltanto pieno a metà? Oh è una bella cosa per la concorrenza e «la gara delle nazioni!»

Nel Morning Chronicle — di nuovo un Foglio liberale, il foglio della borghesia par excellence — si trovano, nel dicembre 1843, lettere di un calzettaio di Hinckley sulla condizione dei suoi compagni di classe. Egli parla tra le altre, di 50 famiglie, assieme 321 persone, che vivono di 109 telai: ogni telaio portava in media 5 scellini, ogni famiglia guadagnava in media alla settimana 11 scellini e 4 pence. Da tale somma venivano usati per l'affitto della casa, per locazione del telaio per le calze, per il carbone, la luce, il sapone, gli aghi, 5 scellini e 10 pence, di modo che per il nutrimento toccava a testa un penny e mezzo — 15 pfennige prussiani ossia circa 15 centesimi e nulla affatto per vestirsi.

«Nessun occhio, dice il calzettaio, ha veduto, nessun orecchio udito, nessun cuore ha potuto intendere la metà dei dolori che sono sofferti da questa povera gente.»

I letti mancavano del tutto o in parte, i ragazzi andavano attorno cenciosi e scalzi: gli uomini dicevano con le lagrime agli occhi: da lungo, da lungo tempo noi non abbiamo mangiato carne, noi abbiamo quasi dimenticato che gusto abbia — e per ultimo alcuni lavoravano di domenica, sebbene la pubblica opinione scusasse tutto fuor che questo e sebbene il rumore strepitoso del telaio fosse inteso in tutto il vicinato.

«Ma, diceva uno, guardate i miei ragazzi e lasciate la questione del riposo. La mia povertà mi costringe al lavoro; io non posso in eterno ascoltare le grida dei miei ragazzi che implorano un tozzo di pane, senza tentare quest'ultimo mezzo, per cui posso procurarmi onestamente di che sfamarli. Lunedì scorso io era in piedi a due ore e lavorai fino quasi a mezzanotte. Gli altri giorni dalle sei del mattino sino alle undici o le dodici di notte. Io soffro, io non voglio aprirmi la tomba. Adesso cesso dal lavoro ogni sera alle dieci e riacquisto il tempo perduto alla domenica.»

Il salario né in Leicester né in Derby e Nottingham non è salito verso il 1833, e, quello che è peggio, in Leicester domina il truck-system, come già si è detto, in grande estensione. Quindi non desta meraviglia il fatto che i lavoratori di questa regione abbiano preso parte molto viva a tutti i movimenti operai e tanto più attivamente ed energicamente in quanto che i telai stessi sono per lo più posti in moto da uomini.

Nella stessa regione in cui vivono i calzettai, v'è la sede principale della fabbricazione dei merletti. Nelle nominate tre contee vi sono nel complesso 2760 macchine per merletti, in moto, mentre in tutto il resto dell'Inghilterra non ve ne sono che 786. La fabbricazione dei merletti, per una rigorosa divisione del lavoro, s'è molto sviluppata ed ha un gran numero di branche. In primo luogo il filo deve venir aggomitolato, il che viene eseguito dalle ragazze dai quattordici anni in su (winders); indi i rocchetti dai ragazzi (threaders) dagli otto anni in su, vengono posti alle macchine ed il filo viene infilato attraverso dei piccoli fori, dei quali ogni macchina, ne ha in media 1800, e va alla sua destinazione; di poi l'operaio fa i merletti che escono dalla macchina come una larga tela e vengono separati nei loro singoli pezzi, estraendo i fili congiuntori, dai ragazzi del tutto piccoli — far ciò si chiama running o drawing lace ed i ragazzi lace-runners. Indi i merletti vengono confezionati per la vendita.

I winders come i threaders non hanno fissate le ore di lavoro, poiché essi vengono occupati tosto che i rocchetti di una macchina sono finiti; e, poiché gli operai stanno al telaio pure di notte, i winders ed i threaders possono quindi venir chiamati in ogni tempo nella fabbrica o nella stanza da lavoro del tessitore. Questa irregolarità di occupazione, il frequente lavoro notturno, il disordinato metodo di vita, che ne segue, producono una gran quantità di mali fisici e morali, specie il commercio sessuale prematuro ed irregolare, sul che tutti i testimoni sono concordi. Il lavoro stesso è molto dannoso agli occhi; sebbene generalmente i threaders non soffrano di continuo, tuttavia essi patiscono di infiammazione d'occhi e durante l'infilatura stessa, di dolori, di lagrimazione e di momentanea oscurità della vista, ecc. Ma il lavoro debilita gli occhi dei winders e produce spesso delle infiammazioni alle parti callose e non raramente delle cateratte e delle amaurosi. Il lavoro degli operai stessi è molto pesante perché le macchine sono divenute col tempo sempre più grandi, di modo che ora ve ne sono quasi soltanto di quelle che vengono trattate da tre uomini, ognuno dei quali, dopo quattro ore, rileva l'altro, di guisa che assieme lavorano tutte le ventiquattro ore e ognuno lavora otto ore al giorno. È chiaro quindi, perché i winders ed i threaders devono così spesso lavorare di notte: le macchine non istanno a lungo inoperose. L'infilatura dei rocchetti nei 1800 fori prende tre ragazzi durante due ore. Parecchie macchine vengono messe in moto pure con la forza del vapore e perciò il lavoro degli uomini viene soppiantato; e poichè il Ch. E. Rept. parla soltanto «delle fabbriche di merletti» dove verrebbero chiamati i ragazzi, così sembra, seguirne che recentemente o il lavoro dei winders trasferito nelle grandi sale della fabbrica o che l'applicazione della forza motrice è divenuta quasi generale. In tutti e due i casi è il progresso del sistema a fabbriche.

Ma il più insalubre è il lavoro dei runners, che per lo più sono bambini di sette ed anche di cinque o quattro anni. Il commissario Grainger trovò occupato a questo lavoro un bambini di due anni. Il seguire con l'occhio e dirigere il medesimo filo che viene tratto fuori con l'ago da un tessuto intrecciato artisticamente, dannosissimo all'occhio, specie se il lavoro, come accade di solito, viene protratto dalle 14 alle sedici ore. Nel caso più lieve. la miopia raggiunge un grado molto alto, nel caso peggiore, che si presenta abbastanza spesso, avviene per la gotta serena la cecità insanabile. Inoltre i ragazzi per il continuo sedere curvati divengono deboli, asmatici ed in seguito alla cattiva digestione scrofolosi; le perturbazioni nelle funzioni dell'utero nelle ragazze sono quasi generali ed altrettanto lo storpiamento della spina dorsale, di modo che «si possono conoscere i runners dal loro modo di camminare». Il ricamo dei merletti ha le medesime conseguenze tanto per gli occhi come per tutta la costituzione. Le testimonianze mediche sono su ciò tutte concordi nell'affermare che la salute di tutti i ragazzi occupati ai merletti soffre notevolmente, che questi ragazzi pallidi, delicati, deboli, troppo piccoli per la loro età, molto meno degli altri sono capaci di resistere ad una malattia. I loro mali abituali sono: debolezza, generale, spessi svenimenti, dolori al capo, ai fianchi e alle coscie, palpitazione di cuore, vomito, interruzioni e mancanza di appetito, storpiamento della spina dorsale, scrofole e consunzione. Specie la salute delle donne è di continuo e profondamente ruinata; si deplorano generalmente la clorosi, i parti cattivi e gli aborti. (Grainger, general Report.).

Inoltre l'incaricato della Child. Empl. Comm riferisce che i ragazzi molto spesso sono vestiti male e stracciati, che ricevono un nutrimento insufficiente, per lo più soltanto pane e thé, spesso mai carne durante un mese.

Per quanto concerne le condizioni morali, aggiunge:

«Tutti gli abitanti di Nottingham, polizia, clero, industriali, operai ed i genitori dei ragazzi stessi, hanno l'unanime convincimento che l'odierno sistema di lavoro è una fonte fecondissima di immoralità. I threaders per lo più ragazzi ed i winders, di solito ragazze, vengono richiesti contemporaneamente nella fabbrica, spesso nel cuore della notte, e perciò i loro genitori non possono sapere per quanto tempo vengono impiegati, di modo che essi hanno la più bella occasione di stringere i legami più sconvenienti e di recarsi dopo assieme al lavoro. Questo non ha contribuito in lieve grado alla immoralità che in Nottingham, secondo la voce pubblica, esiste con una diffusione terribile. Senz'altro la tranquillità domestica e la comodità delle famiglie, a cui i ragazzi ed i giovani appartengono, sono sacrificate del tutto a questo stato di cose al più alto grado innaturale.

Un altro ramo della fabbricazione dei merletti, quello dei merletti fatti con fusi, viene esercitato nelle altre contee agricole di Northampton, Oxford, Bedford e Buckingham ove per lo più vengono occupati ragazzi e giovani che generalmente lamentano il cattivo nutrimento e di raro mangiamo carne. Il lavoro stesso è al più alto grado insalubre. I ragazzi lavorano in camere piccole, mal ventilate e tetre, sempre seduti e curvi sui tomboli. Per sostenere il corpo in questa posizione forzata, le ragazze portano un busto con una stecca di legno che, per la giovane età della maggior parte, le cui ossa sono ancora molto tenere, e la posizione curva sposta l'osso del petto e le costole e cagiona l'asma. Per questo le più muoiono per consunzione, dopo aver sofferto per un tratto di tempo, in conseguenza del lavoro seduto e della cattiva atmosfera, i più dolorosi (severest) effetti della cattiva digestione. Esse non possedono quasi mai un'educazione, almeno morale, amano gli ornamenti e ne è conseguenza lo stato morale deplorevole e la prostituzione che tra esse è quasi epidemica» (Ch. Empl. Comm. Burns, Report).

Questo è il prezzo per cui la società appresta alle belle dame della borghesia il piacere di portare i pizzi — e non è questo un prezzo molto modico? Soltanto un-due mila operai ciechi, soltanto alcune figlie del proletariato consunte, soltanto una generazione malaticcia di massa volgare, che trasmette la sua infermità ai suoi figli egualmente volgari ed ai figli dei figli — che cosa è tutto questo? Niente, niente di niente, la nostra borghesia inglese porrà da una parte indifferente il rapporto della Commissione governativa, e le sue donne e le sue figlie si abbelliranno come per l'innanzi con i pizzi. Ed è tuttavia una bella cosa per la tranquillità d'animo di una borghesia inglese.

Un gran numero di operai sono occupati nel Lancashire, nel Derbyshire e nell'ovest della Scozia nella stamperia della tela. In nessuna branca dell'industria inglese la meccanica ha prodotti così splendidi risultati, ma pure in nessun altra, come in questa, ha così oppressi gli operai. L'uso di cilindri mossi dalla forza a vapore, e l'invenzione di imprimere con tali cilindri da quattro fino a sei colori contemporaneamente, hanno soppiantato sì fittamente il lavoro a mano, come le macchine nella filatura nella tessitura del cotone, o questi nuovi impianti hanno nelle stamperie soppiantati molti più operai che nella confezione delle stoffe.

Un uomo, aiutato da un ragazzo, fa con la macchina il lavoro che prima poteva venir fatto a mano da 200 operai; ogni singola macchina fornisce ogni minuto 20 yards (80 piedi) di panno stampato. In conseguenza di ciò gli stampatori di stoffe sono in una condizione molto cattiva; le contee di Lancaster, Derby e Chester fornirono nell'anno 1842 (secondo la petizione degli stampatori alla Camera bassa) undici milioni di pezze di tela stampata; di queste sole 100 mila erano state stampate a mano, 900 mila in parte a macchina con l'aiuto della stamperia a mano e 10 milioni con le macchine da uno sino a sei colori. Poichè le macchine per lo più sono di nuova data e vengono inoltre sempre migliorate, così il numero degli stampatori a mano è troppo grande per la disponibile quantità di lavoro e naturalmente molti nella petizione è detto un quarto del numero totale — sono senza pane, mentre gli altri, in media, sono occupati uno o due giorni, al più tre, alla settimana e sono mal pagati. Leach afferma che in una stamperia (Deepley Pale, presso Burg nel Lancashire), gli stampatori a mano non guadagnavano in media più di 5 scellini (Stubb. Facts, p. 07) mentre egli di certo sa bene che coloro che lavoravano alle macchine erano pagati abbastanza bene. Le stamperie sono adunque del tutto connesse al sistema a fabbriche, ma senza sottostare alle restrizioni legali imposte a questo. Esse fabbricano un articolo di moda e non hanno quindi alcuna durata di lavoro regolare.

Quando hanno poche commissioni lavorano mezza giornata; fanno con un modello un buon colpo e allora gli affari vanno abbondantemente di guisa che si lavora sino a dieci, a dodici ore ed anche tutta la notte. Nelle vicinanze della mia casa in Manchester v'era una stamperia la quale alcune volte sino a notte profonda, quando io andava a casa, era ancora rischiarata, ed ho spesso inteso che là i ragazzi spesso vi avevano da lavorare sì a lungo che cercavano di rimaner tranquilli e di dormire un paio di minuti sulle scale di pietra o negli angoli del vestibolo. Io non so se giuridicamente questo sia vero, altrimenti nominerei la ditta. Il rapporto della Ch. E. Comm. su ciò è molto rapido, esso riferisce soltanto che, in Inghilterra almeno, i ragazzi sono abbastanza bene vestiti e nutriti (questo e relativo, secondo che i loro genitori guadagnano molto o no), che essi non hanno pressochè alcuna educazione e che moralmente sono poco proprii. Noi dobbiamo semplicemente pensare che questi ragazzi sottostanno al sistema a fabbriche e che possono quindi tirare innanzi come abbiamo già detto.

Degli altri operai occupati alla fabbricazione delle stoffe per vestiti poco ci rimane a dire; i lavandai hanno un lavoro molto insalubre in cui devono aspirare di continuo il cloro, una delle materie più dannose per i polmoni; il lavoro dei tintori è salubre, in molti casi molto salubre poichè richiede lo sforzo di tutto il corpo; come queste classi sieno pagate, non si sa bene; questo è già abbastanza per dire che il loro salario è sotto al salario medio, perchè altrimenti si lagnerebbero. I tosatori di velluto che, per il grande bisogno di velluto di cotone, sono abbastanza numerosi e si elevano da 3 ai 4 mila, hanno in via indiretta molto duramente sofferto per l'influenza del sistema a fabbriche. La merce, che prima veniva confezionata con i telai a mano, non era egualmente tessuta e richiedeva una mano esercitata nel tagliare le singole serie di filo; di poi fatte con i telai meccanici, le serie corrono eguali, ogni filo di trama è appunto parallelo al precedente ed il tagliare non è più una grande abilità. Gli operai rimasti senza pane a cagione delle macchine si danno alla tosatura del velluto e con la loro concorrenza abbassano il salario; i fabbricanti scoprirono che le donne ed i fanciulli potevano utilizzarsi nella tosatura del velluto ed il salario passò alle donne e ai fanciulli, mentre centinaia di uomini rimanevano senza lavoro; i fabbricanti scoprirono che potevano far eseguire il lavoro più a buon mercato nelle loro fabbriche, piuttosto che nella bottega dell'operaio, per la quale essi indirettamente tuttavia pagavano l'affitto; d'allora si trovano ammobiliate le stanze addette alla tosatura, i bassi piani superiori di molti cottages sono vuoti o vengono affittati quali abitazioni, mentre il tosatore di velluto ha perduta la libertà di scegliersi le ore di lavoro ed è posto sotto il dominio della campana di fabbrica. Un tosatore che poteva avere 45 anni mi diceva che egli potrebbe ricordarsi il tempo in cui per il medesimo lavoro, che ora doveva fare per un denaro a Yard, guadagnava 8 d.; certamente come prima potrebbe ora tagliare l'eguale tessuto, ma non potrebbe in un ora fare il doppio di quello che prima faceva nel medesimo tempo; di modo che il suo salario settimanale è disceso di almeno un quarto rispetto al passato.

Leach dà (Stubb, F. p. 35) una lista di salari che nel 1827 e 1843 venivano pagati per le diverse stoffe, dai quali risulta, che gli articoli che nel 1827 venivano pagati con 4 d., 2 ¼ d., 2 ¾ d., 1 d, per yard, nell'anno 1843 erano pagati con 1 ½ d, ¾ d., 1 d, e ⅜ d. Il rapporto del guadagno medio settimanale sta secondo Leach, così: 1827, 1 sterlina, 6 scellini, 6 pence; 1 sterlina, 2 scellini, 6 pence; 1 sterlina; 1 sterlina, 6 scellini, 6 pence; e nel 1843 per le stesse merci 10 scellini, 6 pence; 7 scellini, 6 pence; 6 scellini, 8 pence; 10 scellini; e vi sono centinaia di operai il cui salario non raggiunge neppure questo livello.

Abbiamo già parlato dei tessitori a mano dell'industria cotonifera; le altre stoffe tessute vengono quasi esclusivamente preparate dai tessitori a mano, i quali per lo più allo stesso modo dei tosatori di velluto, hanno sofferto per l'invasione degli operai soppiantati dalle macchine, ed inoltre, come gli operai delle fabbriche, sottostanno ad una legge che punisce a motivo del lavoro mal eseguito. Il fabbricante di seta, Brocklehurst, uno dei più importanti di tutta l'Inghilterra, ha presentata ad un comitato del Parlamento delle note tratte dai suoi libri, dalle quali risulta che egli per il medesimo articolo per il quale nel 1821 pagava 30 scellini, 14 scellini, 3 ½ scell., ¾ scell., 1 ½ scell., 10 scell., nel 1831 pagava soltanto 9 scell., 7 ½, scell., 2 ¼ scell., ⅓ scell., ½ scell., 6 ¼ scell., sebbene in questo caso non si sia avuto alcun miglioramento nelle macchine. Quello che fa il signor Brocklehurst può bene venir preso quale norma per tutta l'Inghilterra. Dalle stesse liste risulta che il guadagno medio dei suoi tessitori secondo tutte le deduzioni, era nel 1821 di 16 1/2 scell. alla settimana, e nel 1831 soltanto di 6 scellini. Di poi il salario è caduto ancor più — i tessuti che nel 1331 importavano ⅓ scell. o 4 pence di salario per yard, nel 1843 sono pagati con 2 ½ pence (sono i single sarsnets: taffettà semplici) — ed un gran numero di tessitori possono procurarsi lavoro soltanto in campagna, se accettano di confezionare questi tessuti per 1 ½ o 2 pence. Inoltre v'è la più arbitraria diminuzione di salario. Ogni tessitore che prende una trama, riceve in cambio una carta su cui di solito sta scritto: che il lavoro viene accettato a questa o a quell'ora del giorno, che un tessitore, il quale non può lavorare perchè mezzo ammalato, deve presentarsi all'ufficio entro tre giorni, altrimenti la malattia non vale per iscusante che non viene accolta quale scusante sufficiente, se il tessitore dice di aver dovuto attendere il filo per tramare: che per certe negligenze del lavoro (se ad esempio, su di una data lunghezza di stoffa vengono più fili di trama di quelli prescritti) deve venir sottratta non meno della metà del salario e che, se la stoffa non è pronta nel tempo determinato, viene dedotto un penny per ogni yard della pezza rimessa. Le diminuzioni di salario in conseguenza di questa carta, sono così notevoli, che ad esempio, un uomo che va due volte alla settimana a Leigh nel Lancashire, affine di prendere i tessuti, porta al suo fabbricante almeno ogni volta quindici sterline (100 talleri prussiani — 300 lire) di ammende. Così dice il fabbricante stesso, ed egli passa per uno dei più tolleranti. Prima simili cose erano decise dall'arbitro, ma poichè gli operai venivano per lo più licenziati, se insistevano, così questo cadde completamente in disuso ed il fabbricante procede col massimo arbitrio, è accusatore, testimonio, giudice, legislatore, esecutore, tutto in una persona. E se l'operaio va dal giudice di pace, questi glì dice: poichè accettaste la carta, voi avete accettato un contratto che dovete ora osservare. Appunto come agli operai della fabbrica. Inoltre il fabbricante fa firmare all'operaio ogni volta un documento, dove questi dichiara: «io acconsento ai patti stabiliti». Se egli si difende, tosto tutti i fabbricanti della città sanno che egli è un uomo il quale, come dice Leach,

«resiste all'ordine ed alla legalità autenticate con la carta, ed ha l'impudenza di dubitare della saggezza di coloro che sono, come egli deve sapere, suoi superiori nella società.» Stubborn Facts, p. 37-40).

Naturalmente, i tessitori sono del tutto liberi, il fabbricante li costringe a prendere nè trame nè carte, ma egli loro dice, come Leach traduce in buon inglese:

«Se non volete venir arrostiti nelle mie padella, potete andare a passeggiare nel fuoco» (if you don't like to be frizzled in my frying-pan, you can take a walk into the fire).

I tessitori di seta in Londra e specie in Spitafields, hanno vissuto per lungo tempo periodicamente in grande miseria, e che nemmen ora abbiano da essere molto contenti della loro condizione, si capisce dal fatto che prendono una partecipazione molto attiva a tutti i movimenti operai inglesi specie al movimento operaio di Londra. La miseria dominante tra di essi fu la causa della febbre che scoppiò nella parte più frequentata di Londra e indusse la commissione allo studio delle condizioni sanitarie della classe operaia. Ma noi vediamo dall'ultimo rapporto dell'ospitale per la febbre di Londra, che questa febbre ancor sempre continua furiosamente.

Dopo le stoffe per vestiti, gli oggetti in metallo formano la classe più importante degli articoli prodotti dall'industria inglese. Questa fabbricazione ha la sua sede principale in Birmingham, ove vengono fatti gli oggetti di metallo fini d'ogni genere, in Sheffield coltelli di tutti i generi, in Staffordshire, specie a Wolverhampton, dove vengono fabbricati gli articoli ordinari, chiavi, aghi, ecc. Incominciamo con Birminghain nel descrivere la condizione degli operai occupati in questi rami di industria. L'organizzazione del lavoro ha in Birmingham, come generalmente nella maggior parte dei luoghi ove viene lavorato il metallo, conservato qualche cosa dell'antico carattere artigianesco; i piccoli mastri sussistono ancora e lavorano con i loro apprendisti o nella bottega, in casa o, dove abbisognano della forza a vapore, nei grandi edifici, i quali sono divisi in piccole e particolari botteghe affittate ai padroni, ed in tutte le stanze sono provveduti di un albero di trasmissione mosso dalla macchina a vapore, per il quale vengono poste in moto le altre macchine. Léon Faucher (autore di una serie di articoli sulle condizioni degli operai inglesi nella Revue des deux Mondes, che almeno fanno scorgere dello studio e che certamente sono migliori di quanto hanno scritto sull'argomento tanto inglesi quanto tedeschi) disegna questa condizione in contrasto con la grande industria del Lancashire e del Yorkshire, col nome di Democratie indutrielle, e nota che questa non ha risultati molto favorevoli nè alla condizione dei maestri nè a quella dei garzoni. Questa osservazione è giustissima, poiché i molti piccoli mastri, sui quali si distribuisce il guadagno regolato della concorrenza, altrimenti assorbito da un solo grande fabbricante, non possono perdurare. La tendenza centralizzatrice del capitale li opprime: per uno che si arricchisce, dieci vanno in rovina e cento per l'oppressione di un ricco che può vendere più a buon mercato di loro, fanno peggio di prima. E nei casi in cui riescono a far concorrenza al gran capitale, si capisce da sé, che possono spuntarla soltanto faticosamente.

Gli apprendisti stanno, come vedremo, presso i piccoli mastri almeno tanto male come presso i fabbricanti, solo con la differenza, che più tardi divengono essi stessi mastri e così acquistano una certa indipendenza — cioè sono sfruttati dalla borghesia meno direttamente che nelle fabbriche, in tal modo questi piccoli mastri non sono né veri proletari — poiché vivono in parte del lavoro degli apprendisti e non vendono soltanto lavoro ma il prodotto confezionato — né veri borghesi, poiché essi vivono principalmente del loro proprio lavoro. Questa caratteristica e media condizione degli operai di Birmingham è dannosa, poiché questi operai molto raramente si sono uniti del tutto e con franchezza al movimento operaio inglese. Birmingham è una città politicamente radicale ma non decisamente cartista. Pertanto sussistono pure gran numero di grandi fabbriche per conto dei capitalisti ed in queste domina incontrastato il sistema a fabbrica — è introdotta la divisione del lavoro, persino nelle cose più specializzate (ad esempio nella fabbricazione degli aghi), e la forza del vapore permette l'occupazione di una grande massa di donne e di fanciulli, e noi qui ritroviamo (in Ch. E. Rept.) i medesimi tratti che ci diede il rapporto delle fabbriche — lavoro delle donne sino all'ora del pasto, incapacità di sorvegliare all'ordine della casa, trascuratezza degli affari domestici e dei ragazzi, indifferenza, avversione all'amore di famiglia e demoralizzazione — soppiantamento degli uomini dal lavoro, miglioramento continuo delle macchine, prematura emancipazione dei ragazzi, uomini che vengono mantenuti dalle mogli, dai figli, ecc. — I ragazzi vengono dipinti mezzo affamati e cenciosi — la metà d'essi non sa cosa voglia dire essere sazio, molti vivono l'intera giornata con tanto pane quanto ne possono comperare con un penny (dieci centesimi) o non ricevono prima del desinare alcun nutrimento; si presentano molti esempi che i ragazzi non ricevono nulla da mangiare dalle otto di mattina alle sette di sera. Il vestimento è molto spesso appena sufficiente a coprire le loro nudità; molti vanno scalzi pure nell'inverno. Perciò tutti sono piccoli e deboli per la loro età e raramente si sviluppano vigorosi; e se si pensa che a questi pochi mezzi per la riproduzione delle forze fisiche, si aggiunge ancora il lavoro duro e continuo in locali chiusi, non ci si meraviglierà di trovare in Birmingham poca gente adulta abile al servizio militare.

Gli «operai» dice un medico di reclutamento «sono piccoli, deboli ed hanno pochissima forza fisica — molti inoltre sono gobbi nel petto o nella schiena».

Secondo quanto dice un sottufficiale di reclutamento, la gente in Birmingham è più piccola di qualsiasi altro luogo, per lo più di 5 piedi e 4-5 pollici grossi, e, di 613 reclute arruolate, soltanto 238 furono giudicate abili. Per quanto concerne l'educazione, fu data sopra di essa una serie di pareri e di esempii sui distretti metallurgici, alla quale qui rinvio; del resto risulta dal Ch. E. Rept., che in Birmingham la metà dei ragazzi dai 5 ai 15 anni non frequenta alcun genere di scuola, che i ragazzi che frequentano la scuola spesso cambiano, di modo che non può venir loro data una qualsiasi durevole educazione e che i ragazzi son tolti via dalla scuola tutti molto presto e posti al lavoro. Risulta da questo rapporto qual sorta di maestri vengono impiegati; una maestra rispose alla domanda se impartisse pure l'insegnamento morale: no, per tre pence settimanali di retribuzione scolastica, ciò non è richiesto; parecchi altri non capivano nemmeno questa domanda ed altri ancora non ritenevano ciò come una parte del loro dovere. Una maestra disse che non insegnava la morale ma che essa si adoperava ad inculcare i buoni principii ai ragazzi e appresso faceva un errore grossolano di lingua. Nelle scuole stesse il commissario trovò disordine e continuo rumore. Perciò è deplorevole al più alto grado lo stato morale dei ragazzi; la metà di tutti i delinquenti è sotto ai 15 anni ed in un anno vennero condannati 90 ragazzi di 10 anni, dei quali 44 per fatti criminali. L'irregolare commercio sessuale appare, secondo quanto dice il commissario, quasi generale e si presenta già nell'età più giovane. — (Grainger, Rept. et evid.).

Nel distretto del ferro di Staffordshire avviene ancor di peggio. Per le merci di ferro grossolane, che qui vengono fatte, è applicata o la divisione del lavoro (con certe eccezioni) o la forza a vapore e le macchine. Qui — in Wolverhampton, Willenhal, Bilston, Sedgley, Wednesfield, Darlaston, Dudley, Walfall, Wednesbury, ecc. — vi sono quindi poche fabbriche ma tanto più piccole officine, nelle quali i piccoli mastri lavorano soli o con uno o più apprendisti, che sino a ventun anni prestano loro servizio. I piccoli mastri sono approssimativamente nella stessa condizione di quelli di Birmingham, ma gli apprendisti stanno nella maggior parte molto peggio. Essi ricevono por cibo quasi soltanto carne di bestie ammalate o carne e pesce marcio, o vitello partorito troppo presto e maiale stritolato sotto la ferrovia. E fanno ciò, non soltanto i piccoli mastri, ma pure i grandi fabbricanti, che hanno dai 30 ai 40 apprendisti. Questo è generale in Wolverhampton. Ne sono conseguenza naturale le frequenti malattie al basso ventre ed altre. Inoltre i ragazzi non ricevono per lo più da mangiare a sufficienza e raramente hanno altri vestiti oltre quelli da lavoro, di guisa che perciò non vanno alla scuola della domenica. Le abitazioni sono cattive e sporche e spesso in modo che ne derivano malattie, e nonostante il lavoro per lo più sano, i ragazzi sono perciò piccoli, male cresciuti, deboli ed in molti casi storpi.

In Willenhall, ad esempio, della gente innumerevole ha per il continuo limare alla morsa una gobba ed un osso curvo — bing-leg come essi dicono — di modo che le ossa prendono la forma di un K: perciò almeno la terza parte di quegli operai ha una frattura. Qui come in Wolverhampton si hanno innumerevoli esempi di pubertà arrestata pubertà tanto presso le ragazze — pur queste lavorano nelle fucine! — quanto nei ragazzi, anche sino ai diciannove anni.

In Sedgley e dintorni, dove vengono lavorati quasi soltanto chiodi, gli operai abitano e lavorano in capanne miserabili, vere stalle, sudicie all'estremo. Le ragazze ed i ragazzi dai dieci ai dodici anni maneggiano il martello e passano per operai completamente formati, quando forniscono delle migliaia di chiodi ogni giorno. Il salario per mille e duecento chiodi è di pence 5 ¾ ossia nemmeno di 5 groschen d'argento. Ogni chiodo riceve dodici colpi e poiché il martello pesa una libbra e un quarto, così l'operaio deve sollevare 18,000 libbre per poter guadagnare questo misero salario. Con tale grave lavoro e la nutrizione insufficiente, i ragazzi devono avere corpi mal formati, piccoli, deboli, come viene provato pure dai dati dei commissari. Circa lo stato della cultura in questo distretto, valgono i dati già sopra esposti. L'educazione sta in questo distretto in un grado incredibilmente basso, la metà dei ragazzi non frequenta una sola volta la scuola domenicale e l'altra metà la frequenta assai irregolarmente; pochissimi, in confronto con gli altri distretti, sanno leggere ed ancor molto meno scrivere. Naturalmente, poiché i ragazzi vengono posti al lavoro tra i sette ed i dieci anni, appunto quando sono capaci di frequentare con utilità una scuola, ed i maestri delle scuole domenicali — fabbri o minatori — spesso sanno appena leggere e nemmeno scrivere il loro nome. Lo stato morale corrisponde a questi mezzi di educazione.

A Willenhall, afferma il commissario Horne — e aggiunge numerosi documenti — non esiste perciò alcun sentimento morale tra gli operai.

Sopratutto egli trovò che i ragazzi né conoscevano i doveri verso i loro genitori, né sentivano per essi alcun affetto. Essi erano sì poco capaci di riflettere su quello che dicevano, così ottusi, così bestialmente stupidi, che spesso dicevano che erano ben trattati, che era per essi una cosa ottima, quando dovevano lavorare dalle dodici alle quattordici ore, quando andavano stracciati, quando non avevano da mangiare sufficientemente, e venivano battuti in modo che se ne risentivano per alcuni giorni. Essi non sapevano altro metodo di vita che il tormento dalla mattina alla sera, sino a quando sì permetteva loro di cessare e non intendevano una sola volta la domanda per loro inaudita: se essi erano stanchi (Horne, Rept. and. evid.).

A Sheffield il salario è migliore e quindi, con esso, pure le condizioni degli operai. All'incontro qui sono da notarsi alcune branche di lavoro a motivo della loro azione straordinariamente dannosa sulla salute. Certe operazioni implicano la continua pressione degli utensili contro il petto e producono di frequente la tisi; altri, come per esempio il tagliar lime, impediscono il generale sviluppo del corpo e producono incomodi al basso ventre; il tagliar ossi (per manichi di coltello) produce dolori al capi e mali di fegato, e nelle ragazze, molte delle quali sono occupate in questo mestiere, la clorosi. Ma il lavoro più insalubre è la pulitura dei campanelli e delle forchette, che, specie se avviene su pietre asciutte, produce immancabilmente la morte prematura. L'insalubrità di questo mestiere, in parte sta nella posizione curvata, per la quale sono oppressi il petto e lo stomaco, ma specie nella gran quantità di polvere metallica e penetrante che si sprigiona dalla pulitura, che empie l'atmosfera e che è necessariamente aspirata.

I pulitori a secco arrivano in media appena ai 35 anni, quelli ad umido raramente ai 45. Il dottor Knight di Sheffield dice:

«Io posso rendere in qualche modo sensibile l'infamia di questo mestiere, dichiarando che i più forti bevitori sono quelli che vivono più a lungo tra i pulitori, perché nella maggioranza mancano al lavoro. In tutto vi sono in Sheffield 2500 pulitori. Circa 150 (80 uomini e 70 ragazzi) sono pulitori di forchette —questi muoiono tra i 28 e 32 anni; i pulitori di rasoi, che puliscono tanto ad umido come a secco, muoiono tra i 40 ed i 45 anni e i pulitori di coltelli, che puliscono ad umido, muoiono fra i 40 ed i 50 anni».

Lo stesso medico dà la seguente definizione del corso della loro malattia, della cosidetta asma dei pulitori:

«Essi incominciano di solito il loro lavoro a 14 anni, e, se hanno una buona costituzione, raramente sentono molti incomodi prima dei 20 anni. Di poi incominciano a mostrarsi i sintomi della loro malattia caratteristica; la respirazione si fa debolissima nel salire le scale e le alture, alzano le spalle per facilitare il continuo e crescente bisogno di respirare, si piegano in avanti e generalmente mostrano nella posizione oppressa in cui lavorano di sentirsi bene; il colore del loro volto è giallo sporco, i tratti della faccia esprimono angoscia repressa, si lamentano di oppressione al petto; la loro voce è rauca e fioca, tossiscono forte, come se l'aria fosse cacciata attraverso un tubo di legno. Di quando in quando espettorano delle notevoli quantità di polvere miste o con muccosità o in masse di forma sferica o cilindrica, con una densa coperta di muccose. Sbocchi di sangue, insonnia, traspirazione, diarree, dimagrazione insolita con tutti i sintomi comuni della tisi polmonare, li traggono alla morte, dopo aver languito dei mesi e spesso degli anni, incapaci di nutrire col lavoro sè e la propria famiglia. Io devo aggiungere che tutti i tentativi fatti finora per impedire o guarire l'asma del pulitore sono completamente mancati».

Questo scrisse Knight dieci anni fa; d'allora il numero dei pulitori ed il furore della malattia sono aumentati, ma si sono pure fatti dei tentativi di prevenzione durante il corso della malattia con pietre per pulire coperte e lo sviamento della polvere. Questi oggetti di preservazione sono in parte riusciti, ma i pulitori stessi non vogliono saperne del loro uso e li hanno qui e là spezzati, perché essi credono che con ciò verrebbero un maggior numero di operai nel loro mestiere e abbasserebbero il salario; essi stanno «per una vita breve ma allegra». Il Dr Knight ha spesso detto ai pulitori che andavano da lui ai primi sintomi dell'asma: voi vi procurate la morte, se ritornate al vostro mestiere. Ma non ha mai giovato; chi una volta fu pulitore, fu pure maledetto, come se si fosse venduto al diavolo.

L'istruzione è in Sheffield ad un grado molto basso; un prete che si è occupato molto delle statistiche dell'istruzione, era d'avviso che sui 165,000 ragazzi della classe operaia che erano al caso di frequentare la scuola, appena 6500 sapevano appena leggere; ciò deriva dal fatto che i ragazzi vengono tolti dalla scuola a sette anni od al più tardi a dodici anni e che i maestri di scuola non valgono nulla (uno d'essi era un ladro convinto, che dopo aver lasciato la prigione, non trovò altro mezzo per nutrirsi che divenire maestro di scuola!). L'immoralità tra la gioventù di Sheffield è più grande che altrove (si sa invero ben poco a quale città si deve concedere il premio, e, se si leggono i rapporti, si pensa che ognuna lo meriti). La gente giovane se ne sta tutta la domenica sulla strada, getta in aria i denari, aizza i cani l'un contro l'altro, va assiduamente nelle bettole d'acquavite e siede là con le piccole amanti sino a che a tarda sera, a coppie, fa passeggiate solitarie. In una bettola, visitata dai commissarii, sedevano dai 40 ai 50 giovani dei due sessi, quasi tutti sotto i 17 anni, ogni giovane con la sua ragazza. Qua e là si giuocava a carte, altrove si cantava e ballava, ovunque si beveva. In mezzo sedevano ragazze allegre di professione. Nessuna meraviglia quindi se, come dicono tanti testimoni, in Sheffield in modo straordinario sono frequenti il prematuro irregolare commercio sessuale e la prostituzione giovanile già negli individui dai 14 ai 15 anni. I delinquenti e della specie più selvaggia e disperata sono in gran voga; un anno prima dell'andata del commissario, fu messa in prigione una banda, in gran parte formata di giovani. Mentre era in procinto di por fuoco alla città; essi erano provveduti di aste e di materia combustibile. Noi vedremo in seguito che il movimento operaio in Sheffield ha avuto il medesimo carattere selvaggio. (Symons, Rept. and evid.).

Oltre a questi centri principali dell'industria metallurgica, vi sono ancora le fabbriche di spille di Warrington (Lancashire) dove di certo tra gli operai, specie tra i ragazzi, domina molta miseria, immoralità ed ignoranza — ed un certo numero d'officine di chiodi nella località di Wigan (Lancashire) e nell'est della Scozia; i rapporti su questi ultimi distretti concordano completamente con quelli del Staffordshire.

Ci rimangono ancora soltanto due rami di questa industria: la fabbricazione delle macchine che viene esercitata specie nei distretti a fabbriche e particolarmente nel Lancashìre, e nella quale il caratteristico è la fabbricazione delle macchine per mezzo delle macchine, per cui agli operai soppiantati vengono ritolti gli ultimi luoghi di rifugio, l'occupazione nella fabbricazione delle macchine, per le quali divennero disoccupati. Macchine per piallare e perforare, macchine per tagliare viti, ruote e madreviti; tornii meccanici hanno pur qui resa disoccupata una folla di operai, i quali prima lavoravano per un buon salario; chi ne ha voglia, può vederne un grandissimo numero a Manchester.

Al nord del distretto ferrifero dello Staffordshire, giace un distretto industriale, al quale noi ora passeremo: l'industria delle stoviglie (potteries), il cui centro principale è il comune (borough) di Stocke che comprende i villaggi di Henley, Burslem, Lane End, Lane Delph, Etruria, Coleridge, Langport, Tunstall e Golden Hill con un complesso di 60,000 abitanti. Il Ch. E. Rept riferisce in proposito quanto segue: In alcuni rami di questa industria — di stoviglie — i ragazzi sono occupati in locali caldi e ariosi; in altri rami si pretende da essi all'incontro un lavoro grave ed opprimente, mentre non ricevono nè cibo sufficiente nè buon vestimento. Molti ragazzi si lamentano:

«Non ho abbastanza da mangiare, ricevo per lo più patate e sale, mai carne nè pane, non vado alla scuola, e non ho vestiti» — «nulla ho mangiato oggi a mezzodì, a casa non v'è mai nulla per desinare, di solito ricevo patate e sale, di raro pane». — «Questi sono tutti i vestiti che possiedo, non ne ho uno per la festa».

Tra i ragazzi, il cui lavoro è particolarmente dannoso, sono da notarsi i mould-runners, i quali hanno da portare nelle stanze asciutte gli oggetti preparati nelle forme, e quando sono convenientemente asciutti, di riportare le forme vuote. Così essi devono tutto il giorno andare e venire con un peso grave per la loro età, e l'alta temperatura nella quale essi devono far ciò, aumenta ancor notevolmente la loro fatica. Questi ragazzi, tolte appena poche eccezioni, sono magri, pallidi, deboli, piccoli e mal cresciuti; quasi tutti soffrono di mali allo stomaco, di vomito, di mancanza di appetito e molti di essi muoiono di consunzione. I ragazzi sono appunto così deboli, che sono designati col nome di jiggers, dalla ruota (jigger) che essi devono girare. Ma infinitamente più infame è il lavoro di quelli che devono immergere gli oggetti pronti nel liquido che contiene grandi quantità di piombo e spesso di arsenico o prendere in mano gli oggetti immersi di fresco. Le mani e gli abiti di questi operai — uomini e ragazzi — sono sempre bagnati di tale liquido, la pelle diviene molle, si distacca per il continuo prendere gli oggetti ruvidi, di modo che le dita spesso sanguinano e sono di continuo in uno stato che favorisce l'assorbimento di questa materia pericolosa al più alto grado. Ne sono conseguenza dolori violenti e le più gravi malattie dello stomaco e degli intestini, costipazioni inveterate, coliche, talvolta consunzioni ed epilessie frequentissime nei ragazzi. Negli uomini si presenta comunemente in parte la paralisi dei muscoli delle mani, la colica pictoris e la paralisi di intere membra.

Un testimonio racconta che due ragazzi che lavoravano con lui erano morti tra le convulsioni lavorando; un altro che aveva aiutato ad immergere in qualità di ragazzo, racconta che egli in principio ebbe frequenti dolori al basso ventre, di poi convulsioni in seguito alle quali era stato a letto due mesi, indi convulsioni sempre più spesse, le quali ora sono quotidiane; spesso soffre da dieci a venti cadute epilettiche al giorno. La sua parte destra è paralizzata, e, come i medici gli dissero, egli non riacquisterà più l'uso delle membra. In una fabbrica nella sala d'immersione vi sono quattro operai che soffrono d'epilessia e più spesso di colica ed undici ragazzi alcuni dei quali già sono epilettici. In breve tale terribile malattia si presenta generalmente in seguito a questa occupazione ed anche ciò per il maggior guadagno della borghesia!

Nelle stanze ove vengono pulite le stoviglie, l'atmosfera è pregna della fine polvere di ciottolo, la cui aspirazione è appunto così nociva, come la polvere dell'acciaio presso i pulitori di Sheffield. Agli operai manca il respiro, essi non possono rimaner tranquilli, soffrono di piaghe alla gola, di tosse violenta ed hanno una voce così flebile che appena si possono intendere. Essi muoiono tutti di etisia.

Nelle fabbriche di vasellami relativamente sogliono esservi molte scuole, che offrono ai ragazzi l'occasione di imparare, ma, poiché questi sono mandati alla fabbrica troppo presto e devono lavorare a lungo (di solito dodici e spesso più ore), così essi non sono nella condizione di trarre utile dalla scuola e perciò tre quarti dei ragazzi esaminati dalla commissione non sapevano nè leggere né scrivere e tutto il distretto stava nella più profonda ignoranza. Ragazzi, che per anni avevano frequentata la scuola domenicale, non erano in istato di distinguere una lettera dall'altra, e in tutto il distretto l'educazione non solo intellettuale ma pure quella morale e religiosa, giaceva al grado infimo (Scriven. Rept. and. evid.).

Pure nella fabbricazione del vetro si presentano lavori, i quali non sembrano in vero nuocere agli uomini, ma che tuttavia non possono esser sopportati dai ragazzi. Il lavoro duro, l'irregolarità della sua durata, il frequente lavoro notturno, ed in ispecie il grande calore del locale di lavoro (dai 300° sino 330° Fahrenheit) producono nei ragazzi una debolezza generale e malattie, cattivo sviluppo ed in particolare mal d'occhi, malattie al basso ventre ed affezioni reumatiche ai bronchi. Molti ragazzi sono pallidi, hanno gli occhi rossi e per delle settimane spesso divengono ciechi, soffrono di vomito violento, tosse, constipazione e reumatismi. Per ritirare gli oggetti dai forni i ragazzi spesso devono entrare in locali così caldi, che le tavole sulle quali essi stanno sembra che brucino loro sotto i piedi.

I vetrai muoiono per lo più presto per indebolimento e dolori di petto. (Leifchild, Rep., App., Pt. II, p. L 2, ss. 11, 12; Franks, Rep., App., Part II, p. k. 7, s. 48; Tancred, Evid., App., Part. II, p. L. 76 etc. Tutti nel Ch. E. Report.).

In generale il medesimo rapporto attesta in tutti i rami dell'industria il lento ma sicuro introdursi del sistema a fabbrica, il quale in ispecie si manifesta nell'occupazione delle donne e dei ragazzi. Io non ritengo necessario di seguire più oltre ovunque i progressi delle macchine e la sostituzione degli operai adulti. Chi conosce in qualche modo la natura dell'industria, potrà facilmente far ciò, mentre a me qui manca lo spazio di seguire nello sue particolarità questo lato dell'odierno metodo di produzione che fu da sviluppato nei suoi risultati parlando del sistema a fabbriche.

Ovunque si applicano le macchine e si distrugge l'ultima traccia dell'indipendenza dell'operaio. Ovunque si dissolve, per il lavoro della moglie e dei figli, la famiglia, o viene posta sulle loro spalle per la disoccupazione del marito; ovunque l'inevitabilità delle macchine pone gli affari e con essi gli operai nelle mani del grande capitalista.

La centralizzazione della proprietà1 marcia incessantemente innanzi, la divisione della società in grandi capitalisti ed operai indigenti diviene ogni giorno più aspra, lo sviluppo industriale della nazione muove con passi da gigante verso una crisi infallibile.

Dissi già sopra che nei mestieri la forza del capitale e talvolta la divisione del lavoro hanno arrecato i medesimi risultati, soppiantato la piccola borghesia e posto a suo luogo i grandi capitalisti e gli operai indigenti. Su questi artigiani poco in fondo v'é da aggiungere, poichè tutto quello che v'era da dire in rapporto ad essi ha trovato di già il suo posto quando trattammo in generale del proletariato industriale; pur qui, riguardo alla specie del lavoro e la sua influenza sulla salute, poco s'è mutato, dopo l'apparire del movimento industriale. Ma il contatto con il vero movimento operaio, l'oppressione dei grandi capitalisti che fu molto più sensibile di quella dei piccoli mastri, con i quali almeno i garzoni stavano in rapporti personali, l'influenza della vita di città e il salario che va diminuendo, hanno fatto partecipare attivamente quasi tutti gli artigiani al movimento operaio. Noi avremo da parlare su ciò in breve; frattanto rivolgiamoci ad una classe della popolazione operaia di Londra, che a motivo della barbarie straordinaria con la quale è sfruttata dalla borghesia avida di denaro, merita attenzione particolare. Io intendo parlare delle modiste e delle sarte.

È caratteristico che appunto la confezione di quegli articoli, i quali devono servire d'ornamento alle dame della borghesia, sia legata alle conseguenze più tristi per la salute degli operai. Noi già vedemmo ciò nella fabbricazione dei merletti, e noi abbiamo di nuovo, per provare quanto dicemmo, i laboratorii di cappelli di Londra. Questi stabilimenti occupano una folla di giovani ragazze — devono essere in tutto 15,000 — che mangiano e dormono in casa, per lo più arrivano dalla campagna e sono in tal modo le schiave complete dei padroni. Durante la stagione elegante, che dura circa quattro mesi all'anno, nei migliori stabilimenti le ore di lavoro sono quindici, e quando arrivano affari pressanti, diciotto; però nella maggior parte dei laboratorii si lavora nella detta epoca senza tempo fisso, dimodoché le ragazze non sono libere per riposare e dormire mai più di sei ore, spesso soltanto tre o quattro, talvolta pure soltanto due su ventiquattro e devono lavorare dalle diciannove alle ventun'ore, quando come avviene abbastanza spesso, non tutta la notte. Il loro lavoro cessa allorchè sono nella positiva incapacità fisica di tener in mano l'ago. Si presentano casi in cui queste creature abbandonate non si spogliano per nove giorni di seguito, e soltanto occasionalmente di tempo in tempo possono riposarsi un paio di minuti su un materasso quando vien loro dato il mangiare, che esse devono inghiottire nel termine più breve; in poche parole, queste disgraziate ragazze, con la sferza morale degli schiavi — la minaccia di licenziamento — sono tenute in un tale continuo ed incessante lavoro che, nessun uomo forte, e tanto meno delle deboli ragazze, potrebbero sopportare.

Inoltre, l'aria umida delle stanze di lavoro e delle sale per dormire, la posizione curva, abbastanza spesso il cibo cattivo ed indigesto -- tutto ciò, ma innanzi tutto il lungo lavoro e la mancanza di aria libera, producono i risultati più tristi per la salute delle ragazze. Languore e rilassatezza, indebolimento e perdita di appetito, dolori alle spalle, al dorso e alle anche, ma particolarmente dolori di capo, si presentano prestissimo; quindi storpiamento della spina dorsale, spalle alte e sformate, dimagramento, occhi gonfi, che lagrimano e soffrono dolori, che divengono ben presto miopi, tosse, asma e respirazione breve e tutte le altre malattie che vanno unite allo sviluppo delle donne. Gli occhi in molti casi soffrono così forte che avviene la cecità incurabile e la loro completa disorganizzazione, e se, la vista rimane ancor buona da rendere possibile il proseguimento del lavoro, la consunzione pone termine alla vita triste e breve di queste operaie. Pure quelle tra di esse che lasciano il lavoro abbastanza per tempo rimangono con la salute per sempre guasta, con le forze fisiche spezzate; esse sono di continuo, specie nel matrimonio, deboli e malaticcia e mettono al mondo dei figli ammalati. Tutti i medici che vennero interrogati dal commissario (della Ch. Empl. Comm.) dissero concordi che non si potrebbe trovare alcun metodo di vita, il quale più di questo possa tendere a distruggere la salute ed a portare una morte prematura.

Con la medesima crudeltà, soltanto un po' più indirettamente, vengono sfruttate, sopratutto in Londra, le sarte. Le ragazze, le quali si occupano della confezione dei busti, hanno un lavoro duro, penoso, che sforza gli occhi, e qual'è il salario che ricevono in compenso? Io non lo so; ma so questo, che l'intraprenditore il quale deve dare garanzia per il materiale a lui rimesso e divide il lavoro tra le singole sarte, riceve per pezzo un penny e mezzo, quindici pfennige prussiani — venti centesimi. Da questi deve ancor essere tolto il suo utile e questo è almeno di un mezzo penny — al massimo un penny va nelle tasche delle povere ragazze. Le sarte che cuciscono le cravatte devono obbligarsi ad un lavoro di sedici ore e ricevono per settimana quattro scellini e mezzo, un tallero e mezzo prussiano, per cui esse possono comperare tanto quanto con venti groschen d'argento nelle città più care della Germania2. Ma peggio di tutte stanno coloro che cuciscono le camicie. Esse guadagnano per una camicia comune un penny e mezzo — prima ricevevano dai due a tre pence, ma di poi la Casa dei poveri S. Pancrazio, che viene amministrata da un magistrato radice-borghese, incominciò ad intraprendere il lavoro per un penny e mezzo e le povere donne dovettero fare altrettanto. Per le camicie fine e lavorate, che possono venir fatte in una giornata di diciotto ore di lavoro, vengono pagate sei pence, cinque groschen d'argento, 60 centesimi. Il salario di queste sarto ammonta, secondo quanto dicono le operaie e gli intraprenditori, dai due scellini e mezzo a tre per settimana, per un lavoro che vuole intensa applicazione e che è continuato fino a notte inoltrata. Ma, quello che è il peggio di questa infame barbarie, è che le operaie devono deporre in parte l'importo dei materiali ad esse affidati, la qual cosa non può avvenire altro che — questo lo sanno pure i proprietarii — se esso impegnano una parte degli stessi, e, o la riscattano con perdita, o, se non possono svincolare le stoffe, devono andare innanzi al tribunale di pace, come avvenne ad una sarta nel novembre 1843. Una povera ragazza che si trovava in questo caso e non sapeva che cosa fare, nell'agosto 1844, si annegò in un canale. Queste sarte vivono di solito nella più grande miseria in piccole soffitte, dove in una stanza si accalcano in quanto lo spazio loro permette e dove in inverno per lo più il caldo animale dei presenti è il solo mezzo di riscaldamento. Là esse siedono curve sul loro lavoro e cuciono dalla mattina alle quattro o alle cinque fino a mezzanotte, si guastano la salute in un paio di anni e s'aprono prematuramente il sepolcro, senza aver potuto soddisfare i bisogni più urgenti3, mentre ai loro piedi ruotano le carrozze splendenti dell'alta borghesia e mentre forse dieci passi più innanzi un miserabile dandy in una sera perde più denaro al faraone di quello ch'esse abbiano guadagnato in tutta la vita.

* * *

Questa è la condizione del proletariato industriale inglese. Ovunque noi ci volgiamo, troviamo miseria continua o temporanea, malattie che provengono dalla posizione o dal lavoro, demoralizzazione; ovunque distruzione, lento ma sicuro disparire della natura umana tanto per quello che riguarda il lato fisico che quello intellettuale. — È questo uno stato che può durare?

Questo stato di cose non può durare e non durerà. Gli operai, la grande maggioranza del popolo, non lo vogliono. Vediamo ora che cosa essi pensano.


Note

1. (1892) Del capitale

2. Confronta Weekly Dispatch,, 16 marzo 1844.

3. Thomas Hood, l'umorista inglese contemporaneo di maggior ingegno, pieno di sentimento umano, ma privo di tutta l'energia intellettuale, pubblicò al principio del 1844, allorché la miseria delle sarte riempiva tutti i giornali, una bella poesia: The song of the shirt, il Canto della camicia, che trasse dagli occhi delle figlie della borghesia parecchie lagrime di compassione, ma inutili. Io non ho qui spazio bastante per poterla riprodurre; originariamente venne pubblicata nel Punch e fece il giro di tutti i giornali. Poiché la condizione delle sarte si agita di nuovo in tutti i giornali, citazioni speciali sono superflue.


Ultima modifica 2019.10.02