Indirizzo inaugurale dell'Associazione internazionale degli operai

Karl Marx (1864)


Pubblicato in: Bee-flive Newspaper, 5 novembre 1864.

L'Indirizzo inaugurale fu scritto alla fine dell'ottobre 1864 dal sottocomitato incaricato dal comitato provvisorio dell'Associazione internazionale degli operai eletto al meeting del 28 settembre al St. Martin’s Hall. Il testo ebbe una genesi complessa ma resta chiaro che Marx riuscì a inserirci e a far prevalere le sue concezioni classiste e di impegno politico del proletariato nel partito di classe, contro l'operaismo e il sindacalismo economicista dei proudhoniani francesi e dei tradeunionisti inglesi e contro il genericismo idealistico dei mazziniani (non solo italiani). Il testo marxiano fu approvato il 10 novembre 1864 nella seduta del consiglio centrale e pubblicato in inglese il 5 novembre 1864 (sul Bee-flive Newspaper, n°160) e nell'opuscolo: Address and Provisional Rules of the Working Men's International Association. Established September 28, 1864, at a Pubblic Meeting Held at St. Martin's Hall, Long Acre, London (London, 1864).

Tradotto direttamente dalla versione in inglese presente sul MIA e trascritto da: Leonardo Maria Battisti, aprile 2018


Operai!

È un fatto innegabile che la miseria della classe operaia non è scemata dal 1848 al 1864 nonostante questo periodo sia impareggiabile per lo sviluppo della sua industria e per l'incremento del suo commercio. Nel 1850 un organo moderato e fra i più informati della borghesia britannica predisse che se il commercio di importazione e di esportazione dell'Inghilterra fosse salito del 50% il pauperismo inglese sarebbe sceso a zero! Ma ahimè il 7 aprile 1864 il Cancelliere dello Scacchiere rivelò estasiato in Parlamento che il totale delle esportazioni e delle importazioni inglesi nell'anno 1863 fosse salito a «443.955.000 lire sterline: una somma pari circa al triplo del 1843, epoca assai recente!». Comunque dové parlar di povertà; di «coloro quasi sull'orlo della fame; dei salari non saliti; della vita umana che in nove casi su dieci è solo una lotta per l'esistenza!»1. Manco parlò degli irlandesi, al Nord gradualmente sostituiti dalle macchine, al Sud da pascoli ovini: pure il numero di ovini scema in questo infelice Paese ma meno velocemente di quello degli uomini. Non ripeté quanto appena svelato dai più alti rappresentanti di 10.000 aristocratici con un tosto moto di terrore allorché (giunta la paura degli strangolatori2 a un certo livello) la Camera dei Lord ordì un'inchiesta e fece pubblicar un resoconto sulla deportazione e sui lavori forzati. Allora fu rivelata la verità nel voluminoso Libro azzurro del 18633 che provò con cifre e dati ufficiali che i peggiori condannati per delitti e i forzati d'Inghilterra e di Scozia faticano molto meno e sono molto meglio nutriti degli operai agricoli d'Inghilterra e di Scozia.

Di più.

Quando a causa della guerra civile americana gli operai industriali del Lancashire e del Cheshire furono gettati sul lastrico, la stessa Camera dei Lord inviò un medico nei distretti industriali per indagar quanti carboidrati e azotati (nella forma più semplice e meno cara) servissero per «evitar morbi da inedia». Il medico delegato, dottor Smith, assodò che 28.000 grani4 di carbonio e 1.330 di azoto sono la razione settimanale bastevole a garantir un adulto dai morbi da inedia; inoltre trovò che tale quantità era vicina al magro nutrimento cui l'estrema miseria aveva ridotto gli operai dei cotonifici*1. Inoltre il solito medico più tardi fu delegato dall'ufficiale medico del consiglio segreto a indagar gli alimenti delle classi operaie più povere. Il Sesto rapporto sulla sanità pubblica5 (edito quest'anno per ordine del Parlamento) include i risultati delle sue ricerche. Quali sono? Che i tessitori di seta, le cucitrici, i guantai, i calzettai, etc., in media manco hanno il misero cibo degli operai cotonieri (cioè la quantità di carboidrati e azotati «bastevole per evitar i morbi da inedia»). Inoltre, citiamo il rapporto: «pure l'esame delle famiglie di operai agricoli prova che più di un quinto di esse prende meno della quantità indispensabile di cibi carboidrati; più di un terzo meno della quantità indispensabile di cibi azotati; e che in tre contee (Berkshire, Oxfordshire e Somersetshire) la dieta media è senza sufficienti cibi azotati». Aggiunge il rapporto ufficiale: «Badisi che privazioni alimentari si sopportano con grande riluttanza e che una dieta povera segue sempre da altre privazioni. Pure la pulizia pel povero diviene costosa e cercar di mantenerla per rispetto di sé riesce solo peggiorando la sua fame. Tali constatazioni sono penose, specie perché qui non c'è la meritata miseria dell'inattivo bensì la miseria della popolazione lavoratrice; anzi, il lavoro che assicura cibo così scarso è quasi sempre prolungato oltre misura».

Il rapporto rivela poi il fatto strano e inatteso: «la popolazione agricola dell'Inghilterra (la più ricca delle quattro parti del Regno Unito: Inghilterra, Galles, Scozia e Irlanda) è di gran lunga la peggio nutrita» e gli operai agricoli del Berkshire, dell'Oxfordshire e del Somersetshire sono nutriti meglio della maggior parte degli operai qualificati dei quartieri orientali di Londra.

Tali sono i dati ufficiali pubblicati per ordine del Parlamento nel 1864, nell'età dell'oro del libero scambio in cui il Cancelliere dello Scacchiere diceva alla Camera dei Comuni che «in media la situazione dell'operaio britannico è migliorata in modo straordinario e senza confronto nella storia di ogni Paese o epoca». Tale garrulità ufficiale è smentita dalla nota del rapporto ufficiale sulla salute pubblica: «La salute pubblica di un Paese significa la sanità delle sue masse che non possono dirsi sane se non c'è modesto agio fino ai loro ceti minori».

Accecato dalle statistiche provanti il «progresso della nazione», il Cancelliere dello Scacchiere Gladstone garrisce: «Dal 1842 al 1852 il reddito imponibile del Paese è cresciuto del 6%; negli otto anni dal 1853 al 1861 è cresciuto del 20%! Fatto sì notevole da esser quasi incredibile!». E aggiunge: «Tale inebriante aumento di ricchezza e di potenza è limitato ai possidenti!»6.

Per saper l'esiziale stato di salute, di morale e di intelletto in cui tale «inebriante aumento di ricchezza e di potenza limitato ai possidenti» è stato ed è prodotto dalle classi operaie, serve mirar il quadro delle sartorie e delle tipografie tracciato nell'ultimo Rapporto sulla sanità pubblica! Si confronti il rapporto della Commissione sul lavoro dei fanciulli del 18637, dove si dice che pure «i vasai, uomini e donne, presentano una popolazione fisicamente e mentalmente degradata», che «i figli malsani generano poi figli malsani» indi «c'è una crescente degenerazione della razza», che «la degenerazione della popolazione dello Staffordshire sarebbe maggiore senza immigrati dalle zone vicine mescolati ad essa con matrimoni». Mirate il Libro azzurro del signor Tremenheere sui lai dei garzoni fornai!8 E chi mai non trasecola al paradosso asserito dagli ispettori delle fabbriche (suffragato dagli uffici di anagrafe) che la salute degli operai del Lancastershire migliorò tostoché la carestia di cotone li escluse dai cotonifici e ridusse a un misero nutrimento, e che scemò la mortalità infantile perché consentendo alle madri di nutrire i figli col loro seno e non con l'oppio del preparato Godfrey?

Altro rovescio della medaglia. Le tavole dell'imposta sul reddito e la proprietà portate alla Camera dei Comuni il 20 luglio 1864 attestano che dal 5 aprile 1862 al 5 aprile 1863, il numero di persone con un reddito annuo di 50.000 lire sterline si è accresciuto del 13% (salendo in un anno da 67 a 80). Le stesse tavole rivelano che circa 3.000 persone si dividono un'entrata annua di 25 milioni di lire sterline (somma maggiore del totale dei salari di tutti gli operai agricoli dell'Inghilterra e del Galles). Aprite il censimento del 1861 e troverete che il numero dei proprietari fondiari dell'Inghilterra e del Galles è sceso da 16.934 nel 1851 a 15.066 nel 1861, cosicché la concentrazione della proprietà terriera in dieci anni è aumentata del 11%. Se la concentrazione della proprietà terriera nelle mani di pochi seguitasse così, la questione della proprietà della terra diverrebbe semplice come nell'Impero romano allorché Nerone rise che la metà della provincia dell'Africa era proprietà di sei famiglie patrizie.

Ci siamo fermati tanto su questi «fatti sì notevoli da esser quasi incredibili» perché l'Inghilterra è prima nell'Europa commerciale e industriale. Badate che pochi mesi fa uno dei figli esiliati di Luigi Filippo si è pubblicamente felicitato con l'operaio agricolo inglese per la sua sorte migliore di quella del suo compagno meno felice d'oltre Manica. In realtà, con differenze locali, la situazione operaia in Inghilterra si ripete su scala minore in tutti i Paesi continentali in via di sviluppo industriale. Dopo il 1848 in tutti questi Paesi ci fu uno sviluppo inaudito dell'industria, un'insperata espansione delle importazioni ed esportazioni. In tutti questi Paesi l'«aumento di ricchezza e di potenza limitato ai possidenti» fu invero «inebriante». In tutti, come in Inghilterra, una minoranza di operai ottenne un ridotto aumento salariale ma ciò non migliora la qualità della vita così come non la migliora l'elevarsi del costo del mantenimento dei poveri nell'ospizio o degli orfani nell'asilo della capitale (da 7 sterline, 7 scellini e 4 pence nel 1852 a 9 sterline, 15 scellini e 8 pence nel 1861). Ovunque la gran massa operaia è caduta più in basso nella misura almeno in cui pochi superiori sono saliti nella scala sociale. Oggi ha assunto dimensioni europee la verità (evidente per ogni spirito imparziale e contestata solo da chi ha interesse a suscitar in altri feeriche speranze) che né il perfezionamento delle macchine, né l'applicazione della scienza alla produzione, né nuovi mezzi di comunicazione, né nuove colonie in cui emigrar, né l'apertura di nuovi mercati, né il libero scambio, né la sinergia di tutte tali cose eliderebbero la miseria delle masse lavoratrici; anzi, sulla falsa base presente, ogni altro sviluppo di forze creatrici di lavoro renderà d'uopo più profondi i contrasti sociali e più acuti i conflitti sociali. In tale inebriante epoca di progresso economico la morte d'inedia nella capitale dell'Impero britannico si è elevata a un'istituzione sociale. Negli annali del mondo quest'epoca è segnata dal ritorno sempre più frequente, dall'estensione sempre più larga, dagli effetti sempre più mortali della peste sociale nomata crisi economica e industriale.

Fallito il Quarantotto tutti i giornali e le organizzazioni di partito delle classi operaie furono distrutte sul continente dalla ferrea mano della violenza; i figli più progrediti del lavoro fuggirono disperati nella repubblica oltreatlantica; gli effimeri sogni d'emancipazione sparirono in un'epoca d'attività industriale febbrile, di degrado morale e di reazione politica. La sconfitta delle classi operaie sul continente dovuta in parte alla diplomazia del governo inglese, in combutta col gabinetto di Pietroburgo allora e oggi estese presto i suoi effetti contagiosi sull'altra riva della Manica. La sconfitta dei loro fratelli continentali scoraggiò le classi operaie inglesi e tolse loro la fede nella propria causa e rese ai latifondisti e capitalisti la loro fiducia prima scossa. Costoro ritirarono insolenti le concessioni già pubblicamente annunciate. Le scoperte di oro in altre terre causò un esodo tale da svuotar assai le file del proletariato britannico. Altri membri già attivi del proletariato cedettero all'esca di maggior occupazione e di salari più alti e divennero dei crumiri politici. Tutti gli sforzi per sostener o rifondar il movimento cartista o fallirono. I giornali della classe operaia perirono l'un dopo l'altro per l'apatia delle masse. Come mai prima la classe operaia inglese parve affatto accettar la nullità politica. Così fra le classi operaie inglese e continentale non ci fu un'azione comune eppure ci fu una comune disfatta.

Eppure dal Quarantotto ci sono stati pure tratti positivi. Accenniamone solo due.

Dopo una lotta trentennale, condotta con mirabile costanza, la classe operaia inglese, profittando di un passeggero dissidio fra i padroni della terra e quelli del denaro, fece passare la Legge delle dieci ore9. I notevoli benefici fisici, morali e intellettuali che ne trassero gli operai industriali (registrati nei rapporti semestrali degli ispettori di fabbrica) sono ormai evidenti. La maggior parte dei governi continentali fu costretta a introdurre (in forma più o meno modificata) la legge inglese sulle fabbriche, e lo stesso Parlamento britannico è costretto a estendere d'anno in anno la sfera d'azione di tale legge. Ma tale mirabile legge operaia non fu solo di importanza pratica. Per mezzo dei suoi scienziati più famosi (es. il dottor Ure, il professor Senior, ed altri sapienti di pari livello) la borghesia predisse e provò a sazietà che ogni restrizione legale della giornata lavorativa avrebbe sonato a morto per l'industria britannica (che come un vampiro può vivere solo succhiando sangue, specie di fanciulli). In tempi antichi l'uccisione dei fanciulli era un rito misterioso del culto di Moloch... ma praticato solo in occasioni solenni (forse una volta all'anno) e senza alcuna predilezione per i figli dei poveri. Tale lotta contro la restrizione legale della giornata lavorativa fu furiosa poiché (oltre a limitar l'avarizia) toccava la disputa fra la cieca legge dell'offerta e della domanda (cioè l'economia politica della borghesia) e la produzione sociale regolata dalla società (cioè l'economia politica della classe operaia). Indi la legge delle dieci ore fu un grande successo pratico nonché la vittoria di un principio: pella prima volta pubblicamente l'economia politica della borghesia soggiacque all'economia politica della classe operaia.

Ma l'economia politica del lavoro stava per riportar una vittoria ben più grande sull'economia politica della proprietà. Parliamo del movimento cooperativo, specialmente delle fabbriche cooperative erette da poche mani audaci e senza aiuti. Il valore di tale grande esperimento sociale non rischia di venir esagerato. Coi fatti anziché con argomenti queste cooperative hanno provato: che la produzione su grande scala e in accordo con i precetti della scienza moderna è possibile senza l'esistenza di una classe d'imprenditori che impieghi una classe di lavoratori; che i mezzi di lavoro non esigono, per rendere, di essere monopolizzati come mezzi di predominio e di sfruttamento del lavoratore; e che il lavoro salariato, come il lavoro schiavile e servile, è solo una forma transitoria e inferiore, che deve cedere al lavoro associato che svolge il suo assunto con mano volonterosa, mente alacre e cuore felice. In Inghilterra il seme del sistema cooperativo fu gettato da Robert Owen; analoghi esperimenti fatti da operai sul continente furono in realtà il risultato pratico di teorie non inventate bensì proclamate ad alta voce nel 1848. Le esperienze del periodo che va dal 1848 al 1864 hanno dato prove irrefutabili che il lavoro cooperativo, benché bello in teoria e buono nella pratica, finché resta limitato all'angusta cerchia di sforzi singoli di operai isolati, mai sarà in grado di arrestare la progressione geometrica del monopolio, di liberare le masse o solo di alleviar il peso delle loro miserie. Forse per tale ragione aristocratici plausibili, filantropi borghesi garruli nonché economisti arditi hanno fatto all'improvviso elogi stucchevoli allo stesso sistema cooperativo che invano avevano cercato di soffocare in germe deridendolo come utopia di sognatori e bollandolo come sacrilegio di socialisti. Per salvar le masse lavoratrici, il lavoro cooperativo dovrebbe svolgersi a livello nazionale indi esser sostenuto coi mezzi dello Stato. Ma invece i signori della terra e del capitale useranno sempre i loro privilegi per difender e perpetuare i loro monopoli economici. Ben lungi dal cooperare all'emancipazione del lavoro, seguiteranno a opporle ogni ostacolo possibile. Ricordate lo scherno con cui Lord Palmerston liquidò nell'ultima sessione parlamentare i sostenitori del disegno di legge sui diritti dei fittavoli irlandesi: gridò «la Camera dei Comuni è una Camera di proprietari fondiari!»10. Proprio per questo la classe operaia ha ora il dovere di conquistar il potere politico. E par averlo compreso poiché in Inghilterra, in Germania, in Italia e in Francia c'è stato un risveglio simultaneo della classe operaia e simultanei sforzi sono fatti per riorganizzarla come partito politico.

La classe operaia ha un elemento di successo, i numeri; ma i numeri pesano sulla bilancia solo allorché uniti in collettività e diretti con conoscenza del fine. L'esperienza del passato ha insegnato come il dispregio del legame fraterno (che dovrebbe esister fra gli operai di diversi Paesi e incitarli a sostenersi gli uni con gli altri in tutte le loro lotte per l'emancipazione) è punito con la disfatta comune dei loro sforzi isolati. Tale idea ha spinto operai di diversi Paesi, adunati in pubblica assemblea il 28 settembre 1864 a St. Martin's Hall, a fondar l'Associazione Internazionale dei Lavoratori.

Pure un'altra convinzione prese tal assemblea.

Se l'emancipazione delle classi operaie esige il loro concorso fraterno come potranno compier tale missione finché una politica estera che persegue disegni criminosi punta sui pregiudizi nazionali e spreca in guerre di razzie il sangue e i tesori del popolo? Non la saggezza della classe dominante ma l'eroica resistenza della classe operaia inglese alla sua follia criminale fu ciò che salvò l'Occidente europeo dal gettarsi in un'infame crociata per propagar la schiavitù sull'altra riva dell'Oceano.11 Il plauso ontoso, la simpatia ipocrita o l'indifferenza idiota con cui le classi superiori dell'Europa hanno visto la Russia prender la fortezza montuosa del Caucaso e annientar l'eroica Polonia; gli attacchi incontrastati di tale potenza barbarica, la cui testa è a Pietroburgo e le cui mani sono in tutti i Gabinetti europei, hanno insegnato alle classi operaie che devono capir i misteri della politica internazionale, vigilar gli atti diplomatici dei loro rispettivi governi, opporsi ad essi all'occorrenza con tutti i mezzi in loro potere, e, se non possono fermarli, coalizzarsi per denunciar tal attività e rivendicar le semplici leggi della morale e del diritto che dovrebbero regolar i rapporti superiori fra le nazioni come i rapporti degli individui.

La lotta per una tale politica estera è una parte della lotta generale per l'emancipazione della classe operaia.

Proletari di tutti i paesi, unitevi!

Note

*1. Il lettore saprà che (oltre all'acqua e ad altre sostanze inorganiche) carbonio e azoto sono la materia prima del nutrimento umano. Ma per nutrire l'organismo umano tali sostanze chimiche semplici vanno assunte in forma di sostanze vegetali o animali. Per esempio, le patate contengono perlopiù carbonio, mentre il pane di frumento contiene carbonio e azoto nelle dovute proporzioni. [Nota di Marx]

1. Marx cita il discorso del cancelliere dello scacchiere Gladstone alla Camera dei comuni del 7 aprile 1864, dal Times dell'8 aprile 1864.

2. Garotters [strangolatori]: banditi che afferravano al collo le loro vittime per derubarle, venuti alla ribalta nell'opinione pubblica all'inizio degli anni ‘60 dell'800 (senza un provato aumento effettivo dei crimini).

3. I libri delle inchieste parlamentari avevano copertina blu. Questo è: Report of the Commissioners Appointed to Inquire into the Operation of the Acts Relating to Transportation and Penal Servitude [London, 1863, vol. I].

4. Grano: unità di misura di peso corrispondente a 0,065 gr.

5. Public Health. Sixth Report of the Medical Officer of the Privy Council. With Appendix, 1863 [London, 1864]: Marx cita dalle pp. 13-15.

6. Citazione dall'intervento di Gladstone del 16 aprile 1863, apparsa in quasi tutti i resoconti parlamentari del 17 aprile (es. in The Times; The Morning Star; The Daily Telegraph), ma omessa nella pubblicazione ufficiosa Hansard's Parliamentary Debates, in cui i testi erano corretti dagli stessi autori. L'economista tedesco Lujo Brentano, sulla rivista Concordia (n. 107, marzo 1872) usò quest'ultima pubblicazione per accusar Marx di imprecisione nelle citazioni. Morto Marx, analoga accusa venne dall'economista inglese Taylor. Contro ambe le accuse di falsa citazione si levò Eleanor Marx nel febbraio e marzo 1884 in due lettere alla rivista To-Day; e poi Engels nel 1891 nell'opuscolo: Nella questione Brentano contro Marx per pretesa falsa citazione. Esposizione di fatti e documenti.

7. Children's Employment Commission (1862). First Report of the Commissioners [London, 1863]: Marx cita dal p. 24.

8. Report Addressed to Her Majesty's Principal Secretary of State for the Home Department, Relative to the Grievances Complained of by tile Journeymen Bakers [London, 1862]. Fu predisposto da Hugh Seymour Tremenheere.

9. La lotta per la limitazione legale della giornata lavorativa a dieci ore cominciò in Inghilterra già alla fine del ‘700 e coinvolse larghe masse proletarie a partir dagli anni ‘30 dell'800. La legge sulle «dieci ore», limitata però solo ai fanciulli e alle donne, fu approvata dal parlamento inglese l'8 giugno 1847: tuttavia, nella prassi, molti imprenditori continuarono a ignorare la legge.

10. Dal discorso del primo ministro Palmerston alla seduta del parlamento del 23 giugno 1863 (ripreso da Hansard's Parliamentary Debates [vol. 171, London, 1863]) sui diritti dei fittavoli irlandesi, difesi dai membri irlandesi del parlamento. Palmerston qualificò questi ultimi fautori di «dottrine comuniste» e miranti a infossare «tutti i principi fondamentali dell'ordine sociale».

11. Richiamo alle dimostrazioni di lavoratori inglesi durante la guerra civile americana contro il governo inglese, accusato di interferenza a fianco degli Stati schiavisti del Sud. La campagna dei lavoratori fu particolarmente vivace tra la fine del 1861 e l'inizio del 1862 e impedì le manovre interventiste della borghesia britannica, auspicando una soluzione pacifica del conflitto e impedendo un intervento europeo.


Ultima modifica 07.04.2018